ALLA NATURA. per il congresso dei naturalisti tenuto in Catania.

A te, diva Natura,

Sorga dal petto il libero

Inno più caro al ciel;

Sia che remota e scura

Volgi pe 'l mar de l'essere,

Sia che t'assenti a noi scevra di vel.

Di falsi idoli ai piedi

Chinar non vuò l'indocile

Fronte devota a Te!

Tu che su tutto siedi,

Una, diversa, onnigena,

Inni e culto tu sola avrai da me.

Sul tuo carro di stelle

Muta procedi, e il pallio

Serri al virgineo sen;

Danzan leggiadre e snelle

L'ore ai tuoi passi, e stendono

Per le vuote regioni ampio seren.

Sotto al tuo ferreo trono,

Come bendate vittime

Presso il fumante altar,

Servi e costretti sono

L'ire dei nembi e i fulmini,

E le insidie e i selvaggi odî del mar.

Tu parli, e pe' profondi

Spazî fecondo s'agita

Il tuo soffio vital;

Sorgon pianeti e mondi

Ad intrecciar le lucide

Danze intorno a la tua fronte immortal.

Fremi, e dai morti abissi

Balzan vulcani, e mugola

Il riverso oceàn;

Cadon confusi e scissi

Mondi e pianeti, e placida

Tu sui lampi passeggi e l'uragan.

Ma allor che sulla bocca

Passa qual raggio d'iride,

Un tuo riso gentil,

Amor che i dardi scocca,

L'alme raccende, e il fremito

Sente la terra del fiorito april.

Così tu regni. Poco

È al tuo possente imperio

Il vuoto e l'avvenir;

Son tuo trastullo e gioco

Gli astri, gli abissi, i secoli,

L'albe e i tramonti, il vivere e il morir!

Salve! Dal carcer nero

Ove, superbi Enceladi,

Veniam teco a tenzon,

Al tuo nume severo

Prostro io la faccia, e trepida

Alzo la voce de la mia canzon!

Salve! Se lieta e pia

Mai concedesti a l'italo

Genio un tuo raggio sol,

Or da' che questa mia

Natante isola il fulgido

Serto rinnovi, e levi inclita il vol.

Mira! Al tuo culto eletti

Qui manda Ausonia i provvidi

Figli del suo saper;

Da sacro amor costretti,

La vasta ombra d'Empedocle

Dal fumante li chiama ampio crater.

Sorridi a noi, sorridi,

O dea, sia che da l'Etna

T'amiamo oggi invocar,

O dai petrosi lidi,

Ove fuggente e pavido

Scagliossi il poveretto Aci nel mar.

Vedremo ai tuoi benigni

Lumi svelar più docili

Tesori il Mongibel:

Quanti ha zolfi e macigni

E immonde scorie e fumide

Sabbie e insoluto al sol manto di gel.

Dai vorticosi balli

Verrà l'onda del Càmmaro

Queta a lambirti il piè;

Di conche e di coralli

Ne verseran le Najadi

Dai ricolmi canestri ardua mercè.

Allor d'alti portenti

Risplenderà più vivido

L'invidïato allôr;

E a le stupite genti

Schiuderà il Genio italico

Nuovi Olimpi di gloria e di splendor!