ATTO PRIMO.

SCENA I.

Coro di demoni.

I.

In quest'oscuro bàratro,

Che il vento orrido introna.

L'eterna ira imprigiona

L'alme, che rupper fede a l'amor primo.

L'urta da l'alto a l'imo

Il turbine veloce, e avvolve e caccia

Contro a le punte, ond'è funesto il loco;

Ma non avvien che il foco

Spenga giammai che la lussuria accese.

Sorge acerbo e più fiero entro al lor petto

L'insazïato istinto,

E, dal dolor non vinto,

Ei cresce più quanto più il corpo è inetto.

(Si ode il mugghio della bufera e i gemiti dei dannati)

Urlate, urlate, urlate,

Voi che d'adultero

Foco d'amor bruciate!

Noi per quest'aria nera

Tessiam la ridda agli orridi

Fischi de la bufera!

(Parte del coro incomincia una tregenda)

II.

Stolti! di tempra eterna

Credon lor menti! Al Nume,

Che a noi, siccome a loro, usurpa il cielo,

Pari tengonsi in volto e in forza uguali!

Con superbo costume

Spronan l'anime inferme oltre i mortali

Segni a strappar d'ogni scïenza il velo;

Di nuove stelle in traccia

Erran fra l'ombre ardimentosi, e quando

Sol del momento han regno,

L'eternità sognando,

Per l'ignoto avvenir spingon la faccia!

III.

Ciechi! D'amore al laccio

Dopo tanto volar porgon la vita,

E nel par d'occhi d'una figlia d'Eva

Chiudon tanta di ciel brama infinita!

Come farfalle improvvide

Ardon girando intorno

A la face d'amor sempre funesta,

E cui picciol soggiorno

Parve la terra e l'universo un gioco,

A un mal vegliato talamo

Legan lor fato; e la condanna è questa.

(Parte del coro come sopra)

Urlate, urlate, urlate.

Voi che d'adultero

Foco d'amor bruciate!

Noi per quest'aria nera

Tessiam la ridda agli orridi

Fischi de la bufera.

(S'allontanano fragorosamente mentre il turbine va poco a poco cessando.)

SCENA II.

Francesca, Paolo.

Francesca

O supplizio, o tormento, o interminato

Amor! (Silenzio)

Tu sei muto così! Non hai

Più parole per me! Quanto aspettammo

Questo istante di tregua! Ecco, già tace

Il turbine infernal. Traggo dal petto

A fatica il respir! Dio dei soffrenti

Abbi di noi pietà!

Paolo

Dio? non intende

La nostra voce: il dolor nostro è eterno,

Siccome eterno è il nostro amore!

Francesca

Oh! taci,

Non parlarmi così! Morta al cor mio

La speranza non è. Dio non potrebbe

Eternamente condannare al pianto

Chi tanto amò sopra la terra. Oh! lascia

Che il suo perdon, che la sua grazia implori!

Paolo

Se giusto ei fosse, ai prieghi tuoi, già tempo,

Piegata avria la sua pietà! Chiamata

A le sedi del cielo, a le lucenti

Glorie del paradiso avria te sola,

Amatissima donna; e il soffrir mio

Fatto avria ben dei nostri falli ammenda.

Dei nostri falli! e che diss'io? Qual lieve

Nube di colpa a l'alma tua fè velo

Nei bei giorni terreni? Io solo, io solo

Rovesciai la fraterna ira sul tuo

Capo infelice, io ne la mia sciagura,

Nel mio morir, nel mio supplizio eterno

Crudelmente t'avvolsi, e questa è pena,

Che la mia disperata anima addenta

Così, che nulla in paragon può darmi

Pena maggior l'inferno tutto e il cielo.

Francesca

Crudel mi sei! Pari a la tua non m'arse

Lunga, ostinata, immensa fiamma il petto?

Del mio pensier, dei sogni miei, dei miei

Fati, del viver mio tutto il governo

Amor non ebbe, amor secreto e grande

Come Iddio, che ai mortali occhi si cela

E tutto regge e ad ogni cosa impera?

A l'amor tuo tutto io non diedi? Ah! indarno

T'illude il core, o invan me illuder tenti!

Se colpa è amore, ambi siam rei. Ma il petto

Chiuder non posso a la speranza, sai;

Fiamma d'amor, quantunque iniqua, eterna

Pena non porta da quel Dio, che tanto

Per nostro amor sofferse in terra!

Paolo

Iniqua

La nostra fiamma? Ahi no! Del fratel mio

Prima io ti vidi, e pria di lui t'amai.

Primo, possente, unico amor gran tempo

Mi regnavi ne l'alma; arbitra sola

Dei giorni miei, del mio destin compagna

Mi venia nei cimenti e nei trionfi

La bellissima tua virginea forma,

E di valore, di pietà, di tutte

Virtudi adorno, invidïato esemplo

Agl'italici prenci e al popol caro

Mi rese ella, ella sola!

Francesca

O rimembranze

De la terra, o dolore!

Paolo

Era il tramonto,

Ti sovvien di quel giorno, era il tramonto;

Terso era il ciel, chete eran l'aure. Un'onda

D'armonie, di fragranze era d'intorno

Ai lucidi giardini. Ai consueti

Raccoglimenti....

Francesca

Ai miei sogni d'amore....

Paolo

Chiusa nel tuo modesto abito bruno

Bellissima venivi. Io muto, ansante,

Fra' rami occulto dei furtivi aranci,

Seguia col guardo i tuoi passi....

Francesca

I miei passi.

Paolo

Là, presso al tiglio t'assidesti, e....

Francesca

Un libro....

Paolo

Traendo, tutta nei pietosi scritti

Gli occhi e l'alma intendevi. Io m'appressai,

Furtivamente m'appressai: non visto

Mi t'assisi da presso, e l'aria bevvi

Del tuo respiro, e i tuoi palpiti intesi

La prima volta.....

Francesca

Oh! dolce istante!

Paolo

Amore

Mi diè coraggio; mi svelai; sul ciglio

Ti spuntava una lagrima. Co 'l guardo,

Con l'anima cercai quella pietosa

Storia d'amor.... Su la parola istessa

S'incontrâr gli occhi nostri, in un sospiro

Si confuser le nostre anime; il libro...

Francesca

Di man mi cadde....

Paolo

Io lo raccolsi; e chiusa

Qui fra le braccia mie....

Francesca

Fra le tue braccia....

Paolo

«La bocca ti baciai tutto tremante!»

Francesca

O disperato amor!

Paolo

Chi, chi ti tolse

Ai baci miei, chi ti rapì? La gioia,

La speme, il mondo, l'avvenir, la vita

Tutto, colui che ti fu sposo, in terra

Ne tolse.

Francesca

E tutto co 'l morir ne diede!

(Voci di demoni, e gemiti di dannati).

SCENA III.

Coro di demoni, Lanciotto, precedenti.

Coro

Spingi, caccia, urta, arrovella

L'alma rubella,

Che, testè fra noi caduta,

Andrà per queste eterne ombre perduta.

Bieca, iraconda in vista

Ecco ella vien. D'intorno

Gli balla, e più l'attrista

De l'oscuro soggiorno,

La ricordanza de la vita orrenda.

Muta, vigil, tremenda,

Con la tagliente force

Siegue Giustizia; al corso

La sprona, e con mortifere

Spire l'avvinghia e attorce,

Siccome angue, il Rimorso.

Spingi, caccia, urta, arrovella

L'alma rubella,

Che dal vizio sedotta,

Viene al giudicio di Minòs tradotta.

Francesca

Un'altra sciagurata anima piomba

In quest'oscuro baratro di morte

Fieramente ululando.

Lanciotto

Ella?.... Fia vero?....

(Resta immobile).

Coro

Come avare formiche

Lungo il tramite, quando

Più al sole ardon le lor chete fatiche,

S'annusano passando

Scevre di preda, e invidiano

Le piccolette miche,

Ch'altri a lor tolse, e adduce

Per opposto sentier con lieta pena,

Così, cadute appena

Da la superna luce

Si scontran l'ombre e piangono

La rapita a' lor guardi aria terrena.

De la soave e cara

Speme, dei dolci inganni

Cresce vieppiù la rimembranza amara

Quest'immortali affanni.

Cinta di liete immagini

Ride la terra avara,

E il ricordo infedele

Muta in dolci venture i casi acerbi.

Quindi restiam: si serbi

A lo strazio crudele

Costui che a quella coppia

Mira i silenzïosi occhi superbi.

(L'ombra di Lanciotto per avvicinarsi a Francesca).

Francesca

Lanciotto!... o ciel! no, non m'inganno...

Paolo

O fiera

Vista! (Coprendosi la faccia).

Francesca

Fuggiam!

Lanciotto (Fra sè).

Quanto mutata!

Francesca

Il guardo

Pietosamente in me figge, e parole

Mormora di pietà.

Paolo

Lascialo!

Lanciotto (Accorgendosi del fratello).

Insieme

Ancor!

Francesca (Muovendogli incontro).

No, non partir; parlami, ascolta

La prece mia, non mi fuggir! men rea

Son che tu credi; dei miei falli ammenda,

Più che il tuo ferro, il cielo ha fatto! ah! dimmi:

Placato sei? n'hai perdonato?...

Coro

Ei muto

Resta qual sasso, e gli balenan gli occhi

Cupi lampi di sdegno e di vendetta.

Spingi, caccia, urta, arrovella

L'alma rubella,

Che dal vizio sedotta,

Viene al giudizio di Minòs tradotta.

Francesca

Deh! fermativi ancor; pietà! Ch'io senta

La voce sua! N'hai perdonato?

Lanciotto

A Dio

Il perdono domanda: il mio perdono

Con l'amor mio morì!

Francesca

Miseri! eterne

Dunque ne l'alma tua fiamme ha lo sdegno?

Eterna ruggirà sui nostri capi

L'ira che bevve il sangue nostro?

Lanciotto

Eterna?

E pena ha tal l'eternità che possa

Al delitto adeguarsi?

Ove, ove sei

Tu che al mio cor tutto rapisti? Il fronte

Leva, sostieni il guardo mio; di Cristo

Il giudicio io precorro: io sono il vero

Giudice vostro!

Paolo

Il tuo brando già fece

Di noi giudicio! E inulto ancor ti chiami?

La tua vendetta è nel mio cor! Costei

Che prima, eterna, unica amai, che fatta

Felice avrei, che nata era ad amarmi,

Nata a intrecciar coi miei giorni i suoi giorni

Felicissimi in terra, ecco tu vedi

Per tua cagion, più che per mia, travolta

Nel fato mio: consorte al dolor solo

A la colpa non già, costei tu vedi...

E altra pena a me cerchi? Oh! ma a te noto

Amor non è; non ti fu mai!

Lanciotto

Gli audaci

Sensi e gli accenti e il millantar superbo

Ascoltar deggio ancor? Perfidi! io sento

Così de la mortale ira avvamparsi

Le furie in me; così mi avventa al petto

Fiamme gelose il furor mio, che mille

Ben mille volte io ti vorrei ridesto

A la vita mortal, perch'io potessi

Mille volte sfamar dentro il tuo sangue

Quest'acre, ardente, insazïata, immensa

Vendetta mia, che a la mia vita insieme

Spenta non s'è, ma al par s'è fatta eterna!

Francesca

Deh! vi placate, alme infelici! Abbiamo

Tanto sofferto, e soffrirem pur tanto!

Abbiamo noi, più che non abbia il cielo,

Di noi pietà! del suo perdon la via

Forse il nostro perdon fia che ne schiuda.

Lanciotto

Perdon dal Cielo io non imploro, e questi

Vili dèmoni io spregio....

Coro

O abbominoso

Sopra a tutti i mortali!

Lanciotto

Il ciel l'ho perso

In te, perfida donna, e d'ogni pena,

D'ogni supplizio è l'odio mio maggiore!

(Via tra i demoni).

Coro

Tanto dunque profonde, immortali

Mette l'odio radici nel petto

Di voi tristi, protervi mortali?

Maledetto, maledetto,

Maledetto l'amor, che è la fonte

D'ogni turpe, malefico affetto!

Con le rose, con gli astri a la fronte

Passa il ciel, varca il mare, e sorride

Ora al cielo, ora al mare, ora al monte;

Or tra' sogni, or tra gli odî s'asside,

Fiero e saldo, volubile e fiacco,

Belve ed uomini e numi conquide;

Ed incerto fra l'angelo e il ciacco,

Or nel bacio di sozze megère

L'orgie canta di Cipri e di Bacco,

Or sul dorso di vote chimere.

Tramutato in un tisico iddio,

Scorda il mondo, ed ambisce alle sfere.

Noi felici, cui morbo sì rio

Non invade, non agita il petto;

Chè alla possa in noi pari è il desio.

Maledetto, maledetto,

Maledetto l'amor, ch'è la brama

D'ogni turpe e malefico obietto;

Qui non s'ama, non s'ama, non s'ama!

(Un raggio di luce illumina a poco a poco la scena).

Francesca

Veggio, parmi, un chiaror novo.

Paolo

L'offesa

Pupilla abbarbagliata il soffre appena.

Francesca

Ecco, l'aria s'accheta; una tranquilla

Serenità spandesi intorno... O raggio

Vivissimo del cielo, o luce, o santa

Luce, che nei sorgenti astri notturni

E ne l'albe adorai, luce, che tutti

I miei sogni sapesti e i miei dolori,

Luce degli occhi miei, qual mi ti rende

Nova grazia quaggiù?

Paolo

Raggio di Dio,

Ch'io prima vidi ed adorai negli occhi

De l'amata mia donna, oh! come allora

Vesti siccome allor del tuo sorriso

I grandi occhi di lei; dammi ch'io veggia

Costei, che al petto amaramente io serro,

Chiusa nel vel de la tua luce amica,

E in lei quest'infelice alma disseti

Che disïosa de la luce è tanto!

Francesca

Taci! ascolto una voce; un'armonia

Non sentita finora al cor mi scende.

Una Voce dal cielo

O de l'ira di Dio ministri, udite,

Udite e voi spirti infelici. Al fine

Del dovuto supplicio oggi s'appressa

Un'anima dolente. Al cielo assunta.

Per decreto di Dio, sarà tra poco

D'Arimino la donna.

Francesca

Un'alma ha detto

Solo un'anima?... E lui?...

Paolo

Sparito è il raggio,

Muta è la voce; io son felice!

Francesca

Io tremo.

(Cade il sipario).