AUTUNNO.

Sento per l'aure molli

Una freschezza nova,

Erra pe' campi e i colli

Il dolce odor de la feconda piova;

Di liete orgie e di flauti

Suonan le vette amene,

E, il crin cinto di grappoli,

Il pampinoso autunno ecco sen viene.

O fresche aure, o remoti

Del caro Etna natio

Boschi tranquilli e noti

E presenti ogni tempo al pensier mio,

Coi muti astri, coi zeffiri,

Coi fior novi che io miro,

Con la nube fuggevole,

Con la foglia che cade io vi sospiro!

Qui, dove io son, men bello

Forse non ride il suolo,

Cantano al dì novello

Le spensierate allodolette a stuolo;

Suona ogni voce a l'aure

Melodïosa e cara;

Cinta d'eterne glorie

L'Arte qui siede, ed ogni zolla è un'ara.

Ma il ciel mite e le spume

Del mio lido e i sovrani

Campi e il facil costume

Dei miei tranquilli e semplici isolani,

Ma i monti ove ancor vergine

Ferve la vita, e brilla

La beltà ingenua, e ingenua

A par de la beltà l'Arte zampilla;

Ma l'amorosa e pia

Canzon cara a me tanto,

Ma i miei sogni e la mia

Povera mamma che m'aspetta in pianto,

La mia mamma, che in vedovi

Lutti racchiusa, al petto

Stringe una croce, ed ulula

Su la tomba del mio padre diletto,

Qui, dove io sono, indarno

Qual mesto esule invoco

Al flutto aureo de l'Arno,

A questo amor, cui tutto il ciel par poco.

Oh! questo amor! Con l'anima

Egli in me nacque, e come

Perduta cosa, in lacrime

Tanto il cercai, tanto il chiamai per nome!

Or lo trovai! Lontano

Dai miei lidi, soletto

Egli vivea, ma invano

Io no 'l chiamai, ch'egli volò al mio petto.

Seco or son'io! Lasciatemi,

Dolci memorie; o mio

Superbo Etna, o mia povera

Mamma, o diletta ombra paterna, addio!