VILLEGGIATURA.

Lungi da me ten vai,

Spensierata fanciulla,

E cerchi i campi e l'aure

Profumate d'april lungi da me;

Spensierata! non sai,

Che nero è il cielo e la campagna è brulla

Dove l'amor non è!

Sorgi, se vuoi, coi primi

Raggi del sol sereno,

E agl'indiscreti zeffiri

Il tesoro consenti aureo del crin;

Di zàgare e di timi

Colma il tuo grembiuletto, ed orna il seno

Fresco come il mattin.

Forse allor che dai fiori

Il raggio ultimo invola

La sera, e al malinconico

Sguardo degli astri luccica il sentier,

Stanca dei lunghi errori,

Avrai paura di trovarti sola

Sola col tuo pensier.

Un suon d'ale e di canto

Per gli arbori deserti

Udrai fra' campi e l'etere

Un'ignota armonia d'astri e di fior,

E tu soletta intanto

Ricche ricche le chiome avrai di serti,

Ma vôto vôto il cor.

Odi! al gentil richiamo

La vispa forosetta

Sorge a l'aperto, e trepida

Su la siepe de l'orto il suo garzon:

— Oh! vieni, io t'amo, io t'amo,

Lascia i silenzi de la tua casetta,

Odi la mia canzon! —

Tu forse allora udrai,

Spensierata fanciulla,

Correr per l'aure un gemito

Che al solingo tuo cor parli di me,

E allora, allor saprai,

Che nero è il cielo e la campagna è brulla

Dove l'amor non è.