LUNA SULLE NEVI.

Batte il notturno vento a la campagna

L'ondeggiante oliveto, e su le prime

Nevi de la montagna

Passa la fredda luna.

Da le materne cime

Cade la foglia inaridita e smorta,

E de la corta vigna

Su 'l gelido vïal saltan le lepri.

Fra gl'ispidi ginepri de la siepe

S'acquatta il cacciatore,

Mentre con l'importuno

Raglio il disturba dal vicin presepe

Il povero asinel freddo e digiuno.

Là su 'l romito calle,

Dove s'incrocia la petrosa via,

Splende la lampa tremula

Su 'l povero altarino di Maria.

Passa tremante e mesto il contadino

Su 'l nodoso baston curvo le spalle;

Dal chiuso pecorile

Lo provoca uggiolando a la lontana

L'indocile mastino;

Egli guardingo passa,

E mormora una prece e fa un inchino.

Vede intanto da l'erta

L'accesa fenestrella

De la capanna misera e deserta,

E pe 'l noto vïale allunga il passo;

Ode il murmure incerto e la faccenda

De la sua famigliola,

E sente al petto lasso

Un secreto piacer che lo consola.

Così verso un'ignota iri di pace

Tende l'umana vita,

Chè sulla terra squallida e fugace

Fiore non porta aprile

Di salde foglie e di profumo eterno.

Pari a larva sottile

Di sogno mattutino

Fugge il piacer di nostra istabil sorte,

E perpetua ne incombe ala di verno;

Ma da la cieca fronte

Il mensognero vel scioglie la Morte,

Ed al redento spirito

Schiude del vero il libero orizzonte.

Ah! tu dillo, o secreta

Visitatrice del mio cor dolente,

Dolce fanciulla aerea,

Tu lo ridici al povero poeta!

Che ti valse il clemente

Riso del nostro cielo

E il lampo degli azzurri occhi sereni

Ed il trapunto velo

Ed il voto d'amore, ond'eri avvinta,

Or tu lo sai, che cinta

Di sempiterni raggi,

Qual fior su lago tremulo,

L'onda d'eternità vedi e vïaggi.

Pria che degli anni il gelo

T'inaridisse il core,

o pia fanciulla, a te fu caro il cielo.

Così esotico fiore,

Chiuso in vetro geloso, a l'aere immite

Sporge la cima tenera,

Cerca il suo cielo, e muore;

Uccello doloroso

Pellegrinante per stranio paese

Cerca così il cortese

Nido del suo riposo;

Così striscia lucente

Di fuggitiva stella

Guizza e dilegua a la pupilla intenta;

Oh! non dite ch'è spenta,

Non dite ch'è per lei l'ultima sera,

Dite che viva e bella

Corre ad illuminar più lieta sfera.

Io doloroso e solo

De la memoria tua ravvivo il canto,

E di celesti immagini

Il mio lungo aspettar queto e consolo.

Oh! dimmi, o pia, quanti di questi ancora

Sono serbati a me giorni di pianto?

Quanto per questa tenebra

Affaticando andrò gli occhi miei lassi

Desiderosi de l'eterna aurora?

Ah! tu mi guardi e passi,

Mi guardi e passi, e la serena fronte

Al pianto mio s'imbruna . . . .

E fischia il vento intanto, e dietro al monte

Cade la fredda luna.