PARTENZA.

Tu parti, ed io vorrei

Essere un'aura lieve

Ed alïarti intorno.

Quanti profumi ha il rinascente giorno

A te, dolce fanciulla, io recherei;

Quanti tepori ha il maggio

De la materna sponda

Ti recherei su l'onda

A far più mite il verno al tuo vïaggio.

Allor che attinto il disïato lare,

Ti ridurrai ne la gelosa stanza

A rïandar le care

Tue gioie di fanciulla

E la dorata culla

E gli amplessi materni e la speranza

Che fida il cor t'inonda,

Rondine vagabonda

Io diventar vorrei,

E sotto a la tua gronda

Il nido appenderei.

Quando ne le tacenti

Rigide notti un timoroso affetto,

Come a trepida lampa aura che fugge,

Ad agitar ti vien l'anima in petto,

E tutta päurosa

Ne le custodi coltrici ti stringi,

E al vigile pensier schermo non trovi,

Io sonno esser vorrei:

Come farfalla in giglio

Io l'ala poserei

Sovra il tuo roseo ciglio.

Auretta vagabonda,

Potrei baciarti almen la chioma bionda;

Rondine, al primo albore

Sul tuo balcon pispiglierei d'amore;

Sonno, te almen potrei

Stringer co' lacci miei.