5. La soglia.

Il giorno dopo la cameriera mi portò i saluti della signorina, avvertendomi ch'ella era indisposta e non si sarebbe mossa di camera. Quella giornata fu la più vacua, stizzosa e lunga di tutta la mia vita.

La mattina seguente, pronto per andarmene, mandai la stessa cameriera a recarle i miei saluti. Mi riportò un biglietto di lei. V'era scritto:

A rivederci per una volta ancora.

Laura.

E partii.

Il viaggio mattutino — prima lungo la riva del lago che il freddo colorava d'acciaio, poi traverso brughiere e boscaglie di brina e di ghiaccioli — mi rischiarò. Quando scesi alla stazione di Milano mi sentivo assai lontano dal luogo, dalle persone e dai giorni trascorsi: li lasciavo dietro me quali un passato, che sentivo ben chiuso, consacrato come in una irritrovabile lontananza. Soltanto un senso di lassitudine, che parevami esserne rimasto in fondo a me, dominava oscuramente il mio spirito: ma me ne riscossi, e m'immersi con una specie di piacere fisico nella piccola folla che s'accalcava all'uscita. Fuori, mentre guardavo intorno cercando una carrozza, mi sentii chiamare da una voce che mi gelò di sorpresa e d'irragionevole spavento. Mi voltai.

— Lei è stato puntuale — gridò Bruno venendomi incontro festosamente. — Bravo. Venga con me.

Allora la forza ignota che domina spesso la mia vita e i miei atti — e solo dopo la morte, concludendo le somme, potrò risolvere se mi fu amorevole o maligna — mi spinse a non oppormi al suo desiderio. Bruno aveva un'automobile. Poich'era mattino avanzato, disse:

— Andiamo a far colazione.

Mi condusse in una trattoria assai nota, rumorosa. Non riconoscevo l'uomo. Era vivace e socievole. Spesso rideva. Io gli dissi:

— Rieccoci in piena vita moderna. Non pensavo che lei amasse tutte le cose che qui ora ci vediamo intorno.

— Non le amo — rispose — Mi servono. Io vivo, per mio conto, nel secolo ventesimo, come fossi un uomo di dieci secoli prima o di dieci secoli più tardi. Il mio spirito e la mia consuetudine sono perfettamente soli. Qualche volta penso che questi uomini e queste donne non mi vedano neppure, tanto mi sento fatto d'una diversa sostanza. Ma me ne valgo. Questa ansia verso la velocità — soppressione del tempo e della lontananza — che è il carattere primo dell'epoca, è il materiale bruto della mia creazione. Perciò costoro mi servono, e senza intenzione forse io creando li servo.

— Così! — esclamai. — Sento in queste sue parole uno spirito fraterno. Lei ha definito esattamente, mi perdoni se parlo un momento di me, quello ch'io vorrei essere, se fossi un'artista: sol che la mia creazione sarebbe fantastica, mentre la sua è pratica. Anch'io vorrei operare su questa materia, come se l'amassi, senza amarla, e creando giovarle senza intenzione ne' suoi piaceri o ne' suoi ozi: ma la mia sostanza sentirsene estranea e lontana, più là o più qua, sola.

— Perciò lei è degno d'essere il primo che sperimenterà la mia invenzione. Poco m'importerebbe che fosse anche l'ultimo.

— Dove andiamo?

— Non lontano.

Arrivammo a una via solitaria, in una piccola casa. E Bruno m'introdusse in una stanza quasi nuda, mi fe' sedere, e parlò in questo modo:

— Lei vede quella porta a muro. È simile a quella che lei ha visto in fondo al mio studio laggiù.

A questa parola «laggiù» sentii il mio cuore accelerare stranamente i suoi palpiti.

— È il gabinetto pantelestetico. Tutto l'ambiente ne è acusticamente isolato, senza che occorra la cuffia. Di lì senz'altro lei sentirà telefonicamente le parole del gabinetto lontano ch'è in comunicazione con questo. E fin qui non abbiamo che un perfezionamento della telefonia. Ma una delle pareti del gabinetto è uno specchio, uno specchio allocatoptotrico, in cui si vede, distintamente, il luogo e la persona con cui si parla: la si vede parlare e muoversi, vivere. Data l'audizione e la visione, perfettissime entrambe, ogni distanza tra gli uomini è con ciò pienamente abolita.

Una irrequietudine pungente sommergeva a tratti e intorbidava in me l'interesse per l'esperienza prodigiosa. Bruno mi disse ancora:

— L'avverto che sarà in comunicazione soltanto quando sarà seduto sulla poltrona.

Così dicendo eravamo presso la tragica porta. Bruno aperse, mi spinse dentro, e rapidamente, dietro le mie spalle, richiuse.