CAPITOLO XVI.
Poichè la Lisa ebbe visto chiudersele in faccia dal padre il portone di casa; dappoichè la sua miseria, le sue preghiere, il suo pianto tutto era stato inutile, si mosse, lenta e sconsolata, dopo essersi un momento riposata sugli scalini del limitare, per tornare ove avea lasciato il figlio. Colla sinistra veniva attenendosi ai muri, portava nella destra il poco pane, nel quale erano, si può dir, numerati i giorni di vita che rimanevano a lei ed al suo bambino, e con voce sommessa andava dicendo: «Oh! debbe pur esser enorme il mio peccato!»
Giunta all’uscio della casetta in via Larga, udì il pianto del povero Arriguccio, unito al cantar della vecchia, che non sapendo trovare altro modo s’ingegnava così di racchetarlo. Salita a furia, trovava in grembo alla Niccolosa l’affamata creaturina, che colle manine le frugava ne’ panni, aprendo le labbra aride, e cercando il seno. Gettò su un desco la tovaglia col pane, si tolse in collo il figlio, sedette, si scinse in un lampo, e trovò aver pure tanto latte da poterlo calmare per un momento. «Oh, il mio sangue potesse far le veci del latte!» diceva sospirando la misera madre.
La vecchia, alzato un de’ capi della tovaglia, e vedendo il pane arrecato:
—Questo, diceva, è pur qualcosa la Dio mercè! ma quanto durerà? Oh! chi ve l’ha dato? dove fusti?.... siete uscita tanto in furia....—
—Dal babbo.—
—E nient’altro? Non v’è riuscito?....—
—Nulla, nulla. Io non ho più anima al mondo che si curi di me, che m’ajuti. Oh! ma è vivo il padre di quest’innocente, s’io dovessi passar tra le fiamme, io saprò giungere a lui: io glielo arrecherò.... è suo sangue alla fine?.... se Fanfulla vorrà condurmi egli, se no, andrò sola. Che cosa mi potrà succedere alla fine.... che m’ammazzino? E qui non moriam forse di stento oncia a oncia?—
—Voi dite il vero, e, secondo me, qui non è tempo da perdere ed ogni poco che si tardi, questo fanciullo è ridotto di qualità che l’ajutarlo poi sarebbe inutile.—
Le due donne tacquero alcuni minuti, mentre il bambino tutto inquieto per la scarsità dell’alimento, ora si staccava dal petto lamentandosi, ora accarezzato dalla madre si lasciava riporre il capezzolo fra le labbra, finchè dopo un lungo durare di queste angustie venne ricadendo in quell’irritazione convulsa ond’era stato assalito in prima sera. Apparvero i segni precursori del nuovo insulto, e la Lisa a darsi da fare per ajutarlo, e piangendo diceva:
—Oh, Vergine Santa, aiutatemi! ecco che gli torna il benedetto[33]. Oh! questa volta sarà l’ultima, non saremo più a tempo.... si potesse mandar per lo speziale.... avesse un qualche lettovaro!... oh! correte.—
—Figlia benedetta, è suonata ora mezzanotte, e qui ser Nuto, al canto alla macina, quand’è a letto non s’alzerebbe pel papa.—
—Ma provate almeno, che Dio vi rimeriti, volete voi lasciar morire quest’innocente senz’aver mosso un dito?—
La vecchia, che non avrebbe messo un piè fuor dell’uscio sola, a quell’ora, per guadagnar un regno, rimaneva ritta senza dar segno di voler contentar la Lisa, e le veniva dicendo:
—E’ mi par migliorato il fanciullo, voi vedrete madonna che non sarà nulla.—
La Lisa, che non poteva sperare soccorso da costei, e non voleva abbandonar il figlio in quel momento, si slanciò alla finestra dicendo:
—Oh! non passerà nessuno, che ci voglia ajutare?—
Guardò in istrada, era buja. Tese l’orecchio, nessuna pedata s’udiva. Volse il cuore e lo sguardo alla Madonna, ch’era poche braccia lontano, e fissando l’occhio sotto la lampada, vide nell’ombra non so che luccicare: strinse le ciglia, e s’accorse d’un uomo armato ginocchioni, ed al vedere tutto attento a dire orazioni:
—Oh! pensava: egli è soldato; ma costì solo a pregare, a quest’ora, e’ non può esser se non un uom dabbene!—ed alzando la voce lo chiamò:—Oh, quel soldato! Venite insin qui all’uscio, che Dio v’ajuti e la Madonna.... noi siam due donne sole con un bambino che sta per morire se voi non ci soccorrete.... Iddio si ricorderà di questa carità.—
Il soldato a quel grido balzò in piedi con una prontezza che fe’ maravigliar la Lisa; pel bujo non lo poteva vedere, ma s’accorse al suono de’ passi, che s’era accostato sotto la finestra alta dalla via circa un uomo e mezzo.
Tenendosi sicura del suo buon volere, lo pregava tutta affannata di correr allo speziale e tornare presto con qualche medicina, e v’aggiungeva molti ringraziamenti e benedizioni. Il soldato, senza profferir parola s’avviò correndo.
—Neppur mi risponde! pensava la giovane, sarà buon segno, o cattivo?—e tutta tremante teneva dietro al rumore de’ passi che si andava allontanando. Dopo un minuto, un picchiar furioso che udì venir di verso lo speziale l’avvertì che il soldato pensava ad ajutarla.
Vi pensava il buon Lamberto che l’aveva tosto raffigurata; e nel primo moto dell’ira e della sorpresa era stato per dirle: «Che importa a me d’un figlio di traditori?» Ma raffrenatosi, e preso miglior consiglio, fece in cuore questa preghiera. «Dio! rimetti alla mamma mia ogni suo debito, com’io ora lo rimetto a costei.»
Lo speziale s’affacciò sonnacchioso, mandando il malanno a chi metteva la strada a rumore, e giurando, s’egli non si partiva l’avrebbe fatto pentire. Ma s’avvide che chi picchiava era coll’arme indosso, ed udendosi dire: «Se tu non apri, spezial ribaldo, io ti butterò l’uscio in mezzo alla strada.» Divenne come un agnellino, aprì, diede a Lamberto un alberello che, gli promise avrebbe fatto l’effetto che si voleva, ed egli presolo fu tosto sotto la finestra della Lisa, la quale appena l’udì tornare scese, per incontrarlo, e l’aspettava sull’uscio di strada.
—Oh! Iddio sia quello che vi rimuneri e vi faccia contento.... un poco è migliorato il fanciullo... ma potrebbe ricadere.... Oh! valentuomo, dacchè è tanta la vostra cortesia, un’altra grazia vi chieggo. Andate ove alloggia la compagnia dell’Arsoli.... cercate d’una lancia ch’era frate in S. Marco, ed ha nome Fanfulla, ditegli che per l’amor di Dio venga qui appena giorno, ch’io ho grandissimo bisogno di parlargli.—
In così dire riceveva l’ampolla, e s’accorgeva che la mano del soldato tremava. Non poteva vedergli il viso, chè avea abbassata la visiera, ma scorgeva due occhi castagni che la saettavano in modo che quasi la spaventava; udiva nel concavo dell’elmetto risuonar grave e frequente l’anelito.
Rimase un momento sospesa.... le corse per la mente un sospetto.... «questo tremito! questo volersi nascondere.... fusse Troilo! che essendo tenuto nemico nella città, e dubitando in casa vi fosse forse altra gente non si volesse scoprire; badava a guardarlo, a misurarne la statura, e le pareva tutto riscontrasse.... Oh! s’è pur ricordato di me, del nostro Arriguccio.... non fu speso indarno il mio amore.... senz’altro è desso;» e finalmente colle puppille umide e la voce mal ferma gli diceva:
—Fate ch’io sappia ora a chi ho un cotanto obbligo.... alzate almeno cotesta visiera.... parlate, dabben giovane.... oh! parlate, ch’io quasi già credo d’aver indovinato.... il mio cuore mi dice ch’io non m’inganno... voi potete parlar senza sospetto... noi siamo proprio sole.... io ed una povera vecchia... in questa casa, non è da dubitar di nulla.—
E s’illuse in modo con quest’immaginazione, che spento ogni dubbio, disse con voce bassa, ma piena di passione e d’allegrezza:
—Ah! sì, tu sei Troilo! ti sei pure rammentato un tratto della tua Lisa!.... io lo sapevo.... io non ho dubitato mai della tua fede, sai! oh! parla, parla, chè tu mi fai morire....—
Essa vide il soldato porre la mano alla visiera, alzarla lenta lenta, scoprirle una sembianza pallida che al primo non riconobbe, e s’arretrò sbigottita.—
—Voglia il cielo, disse il giovane, che la fede di Troilo giammai vi venga meno, ma egli però è in campo, e combatte contro la patria.... Chi vi ha ajutato ora è Lamberto.—
Lisa a queste parole s’attenne all’uscio per non cadere. Quando volle parlare era rimasta sola.
L’indomani a punta di giorno Fanfulla picchiava all’uscio suo.
La trovò piena ancora d’agitazione pel pericolo del suo bambino, e per l’improvviso comparire di Lamberto. Appena vide quello che con tanto affetto l’aveva soccorsa ne’ suoi maggior bisogni, dopo molte grate parole, gli scoperse l’animo suo protestando che in nessun modo si sentiva di sopportar più codesta vita, e voleva ad ogni costo, e comunque potesse, andar in campo, e rimettersi col figlio nelle mani di Troilo. Pregava Fanfulla volesse esser sua guida, senza ch’egli riuscisse a persuaderla de’ pericoli cui s’esponeva, tra’ quali stimava grandissimo (benchè non l’accennasse) quello d’esser ributtata da Troilo, che si sentiva da tutti un ribaldo, e che probabilmente avrebbe usato ogni opera per sottrarsi all’adempimento de’ suoi doveri. Tutta l’eloquenza, tutte le preghiere di Fanfulla furon vane, e quando, per far ogni prova, le volle dire in nessuno modo non l’avrebbe accompagnata (non sapea che cervellino avesse costei) essa, senza turbarsi, e rendendogli quelle grazie che meritavan l’amorevolezza sua e le sue premure, gli disse: «Dunque, addio; Dio vi dia ogni bene. Anderò da me.»
Fanfulla, che avea parlato a quel modo soltanto per rimoverla dal suo proposito, e che piuttosto di abbandonarla nel pericolo ci avrebbe rimessa la vita, sospirò, ripetendo la sua frase prediletta: «Proprio tutte a me m’hanno a toccare» e poi soggiunse «Madonna, valetevi di me come di cosa vostra.»
Allora cominciarono d’accordo a combinare il modo che convenisse tenere per uscir dalla città e condursi al campo. Quanto all’uscire non v’era difficoltà, chè le porte sulla destra d’Arno eran rimaste aperte, ma bisognava trovar modo di passare il fiume, e poi d’introdursi negli alloggiamenti salvando la donna dalla licenza de’ soldati, de’ quali si raccontavano tante gran cose, che tutto il contando all’intorno era rimasto affatto vuoto di abitatori.
—Io, diceva Fanfulla, mi metterei indosso la mia tonaca di frate, e sotto le mie buone armi; e voi, madonna, se si potesse trovare un abito da monaca....[34], ed alle scolte diremmo che andiamo cercando l’elemosina pel convento.... e poi..... ma a proposito!..... e il bambino..... monache co’ bambini in collo e’ non s’usa, e frati molto meno. Si potrebbe dire d’averlo trovato per via... eh! no, no... la cosa va zoppa. Pensiamo dunque. Se voi pure trovaste una tonaca da fraticello.... da novizio.... eh! ma peggio.... v’è sempre questo benedetto fanciullo! Peccato che i frati non abbian moglie!... E tre: vestirci da zingani? allora ci cape quanti bambini vogliamo. Sì, sì, questa è la meglio. Costoro si caccian per tutto, e nessuno dà loro noja. Lasciatemi fare, troverò chi m’impresti un qualche sajo lacero; troverò un liuto, e voi ingegnatevi d’aver qualche cencio da mettervi indosso e in capo un fardelletto legato sulle spalle, e fate di tingervi codesto viso bianco, e coteste manine, che a fargliela ai soldati, ve lo dico io, bisogna saperla lunga. Orsù, madonna, state di buona voglia, ch’io vi ci menerò a ogni modo; verso le ventitrè vengo a levarvi, in un pajo d’ore, se piace a Dio, avrem fatta la bisogna. Ora dunque a rivederci.
Fanfulla toltosi di quivi andò in cerca d’un pescatore e l’indusse a condurre un suo navicello un miglio più su della porta S. Niccolò ove gli avrebbe aspettati per traghettarli all’altra sponda.
All’ora fissata si condusse alla Lisa; messosi indosso un buon giaco con maniche di maglia, una daga ed una mezza spada accanto, coprì quest’arme con un sajaccio logoro, ed il capo con un cappello a larghe falde che nascondeva però una cuffia di ferro, e detto addio alla Niccolosa s’avviarono, che il cielo cominciava a divenir fosco. Usciron per Porta la Croce, e volti a manritta giunsero in riva d’Arno, il quale per le piogge scorreva assai ben gonfio, e seguitando taciti la ripa del fiume venivan risalendo contro la corrente. Ad ora ad ora s’incontravan passi difficili; più d’una gora che sboccava in Arno dette loro grande impedimento. Allora il buon Fanfulla si recava sul braccio ritto la donna, sul sinistro il fanciullo, ed entrando nell’acqua a passi lenti e studiati, li trasportava sulla ripa di là.
—Quanti disagi vi tocca a soffrir per noi!—diceva la Lisa tutta commossa: ed egli, che in 53 anni d’una vita travagliata da mille perversi accidenti non avea mai saputo che fosse la malinconia (salvo negli ultimi tempi che passò in S. Marco) rispondeva:
—Eh! madonna, per intaccarmi il cuojo ci vuol altro che quattro gocce d’acqua e un po’ di mota. Io, vedete, son fatto come i ciuchi, che alla stalla s’ammalano, e perchè stiano di buona voglia,... lavorare, e picchiate.—
Poi vedendola stanca ed afflitta si studiava di farle animo dicendo:
—Voi che non siete uscita mai del carruccio del babbo, vi parrà gran cosa questo andar così di notte par questi luoghi, ma non dubitate, siete in compagnia di chi vi difenderebbe contra cento. Che volete? Chi non muore convien che abbia travagli. A tutti ne toccano. Ed io, che ne so qualche cosa, vi dico, che appunto quando pare che il mondo ci rovini addosso, in un baleno la ruota dà una volta, si muta il vento, ed eccoci scampati...—
Qui la Lisa, che oramai si trascinava a stento, chiese di potersi riposare un momento: e sedutasi in terra volgeva le pupille umide verso Firenze, dalla quale s’eran dilungati poco più di mezzo miglio. L’atmosfera occupata da una nebbia rada nelle parti superiori del cielo, e fitta soltanto all’orizzonte, era debolmente rischiarata dalla nuova luna che stava per tramontare. Essa appariva rossiccia e senza raggi, poco più alta degli edifici e delle torri della città, la quale si mostrava quasi una massa bruna ed addentellata, senza che nessun fuoco, nessun lume interrompesse quell’uniforme oscurità, senza una voce, od uno strepito qualunque che richiamasse l’idea della vita. Cosicchè un poeta avrebbe potuto dire ch’essa stava pensosa del fato che le sovrastava.... Soltanto il fragore sordo e lontano delle acque che rompevano contro la pescaja de’ mulini de’ Serristori feriva l’orecchio della Lisa e le empievano il cuore d’un senso di terrore inesplicabile, del quale eran causa ed effetto a vicenda gli angosciosi pensieri che l’agitavano. Finchè era rimasta in Firenze, benchè cacciata di casa sua, le era però sempre sembrato di rimanere unita con qualche vincolo ad essa ed alla sua famiglia: potea sempre creder possibile una riconciliazione. Ora le pareva avere colla sua partita rotto l’ultimo filo che la congiungesse ancora a’ suoi, alla sua patria, alle amiche della fanciullezza, a quelle care e perenni memorie dei luoghi ove si provarono le più pure gioje, ed i più brevi affanni della vita. Allevata ne’ pensieri d’amor di patria, avvezza fin da fanciulla a detestarne i nemici, e coll’orecchio ancor pieno de’ vituperosi nomi che dal padre e da’ fratelli udiva porre a chi si mostrava avverso alla dottrina del Frate ed alla libertà, non riusciva, malgrado il suo amore per Troilo, nè a scancellare dal suo cuore le prime impressioni dell’infanzia, nè a sradicarne quegli effetti che le eran però sembrati belli e santi per tanto tempo, e che l’amore avea sopraffatti senza poterli interamente distruggere. Si trovava ora ribelle al padre, ribelle e nemica alla patria. Si sentiva inseguita dalla maledizione di Niccolò, da quella di tutti i virtuosi cittadini che rimanevano tra quelle mura a cadervi o di fame o di ferro, guardando la torre di Palazzo vecchio, nella quale s’era avvezzata a personificare, per dir così, l’idea del popolo e della libertà fiorentina, le parea vedere un fantasma vendicatore che spiasse la sua fuga per giungerla poi e punirla con qualche nuova e più tremenda sventura.
E se distogliendo la mente da queste lugubri immagini, voleva rasserenarla nel pensiero di Troilo che stava per rivedere, le veniva turbata questa speranza da un dubbio non ammesso dal suo cuore, ma che importuno s’ostinava però sempre a volervi entrare, e le diceva: «Sei tu certa della sua fede? Sei tu certa che egli t’accolga? Puoi tu confidar tanto in lui, che da più d’un anno non t’ha nè scritto, nè fatto dir parola del fatto suo?»
Questo tormentoso sospetto la trafisse in guisa che dovè alzarsi e proseguire la via, non potendo patire tanta incertezza, e bramosa d’uscirne presto e ad ogni costo. Dopo non molto trovarono il navicello, v’entrarono, e non senza gran fatica per la forza della corrente, si trasferirono all’altra sponda. Usciti all’asciutto, ripresero il lor cammino all’insù lungo la riva, per condursi dietro la collina ove siede la villa, allora de’ Guicciardini, detta la Bugia. Quando a Fanfulla parve tempo, lasciato il fiume, volsero a man ritta, e traversata la strada d’Arezzo presero per gli uliveti a salir il dosso del colle. Egli aveva in animo di scendere poi in val d’Ema, e risalire a S. Margherita a Montici, chiesetta ov’eran le bande di Sciarra Colonna, non molto discosta dal pian de’ Giullari, che potea dirsi il cuore degli alloggiamenti, essendo stanza del principe d’Orange.
Pareva probabile che Troilo, come gentiluomo e lancia spezzata, vi stesse ancor egli, o almeno fosse facile trovarne ivi le tracce. Ma più s’accostavano al termine del loro viaggio, e più Fanfulla sentiva anch’esso crescere il sospetto che avessero a far un buco nell’acqua.
Quando furono in luogo d’onde non rimaneva che a salire l’ultima pendice per trovarsi a S. Margherita.
—Orsù, disse Fanfulla, fermiamoci qui un momento, riposatevi un altro poco, chè questo salir e scendere vi debbe avere stracca assai bene. E poichè, la Dio grazia, non s’è incontrato nessuno per ora, combiniamo il modo d’uscire ad onore di quest’impresa.
Così dicendo si cavò di tasca un pane ed una zucca piena di vino, e porgendo alla donna l’uno e l’altra diceva:
—Questo vi rinfrancherà gli spiriti.—
—A tutto avete pensato! disse la Lisa, che, non usa a que’ disagi, si sentiva sfinita; e veniva sbocconcellando un po’ di pane: vi bevve su qualche sorso di vino, che non poteva questo ristoro essere offerto in momento più opportuno.
Ma a Fanfulla non bastava restituire alle sue membra un po’ di vigore, ed avrebbe voluto trovar modo di fermarle l’animo, e prepararla pel caso che Troilo avesse avuto o a ributtarla del tutto, o almeno a rivederla in modo che venisse poi a significare il medesimo. Andava studiando le parole, ed alla fine diceva:
—Eccovi, madonna Lisa, il mio pensiero. Quando sarem presso a S. Margherita voi vi rimarrete appiattata tra quegli ulivi; io andrò innanzi, e trovato ch’io l’abbia, farò di condurvelo, ma.... è meglio che non gli dica chi siete.... e poi bisogna prepararsi.... già sapete, i soldati in tempo di guerra hanno tutto dì mille sciagure alle mani.... supponete nella giornata, verbigrazia, qualche faccenda sia andata male e si rimane stravolti.... salta la stizza per nulla.... l’ho provato anch’io.... ma non è da farne caso. Egli potrebbe aver per male che vi fussi posta a questo rischio, con un bambino di così poca età.... potrebbe dirvi qualche mala parola.... armatevi dunque di pazienza, e fate di prenderlo pel verso suo.... chè a star tutto dì con tante libbre di ferro sulle spalle, alla pioggia, al freddo, tra mille malanni, si prende un fare un pò ruvido.... ma voi, con que’ vostri modi amorevoli, non vi sarà difficile.... e poi, già potrei ingannarmi, ed anzi spero, e credo, che non gli parrà vero ritrovarvi dopo tanto tempo.—
E tra se stesso aggiungeva:
—Fa soltanto ch’io ti possa condurre fuori del campo, poi, se nulla nulla ti vedessi uscir de’ termini, so io come si fa ad insegnarti la buona via.—
Ed era tanto l’amore che avea posto alla Lisa, sentiva tanta pietà de’ suoi casi, che s’era promesso, ove la cosa voltasse al peggio, di farne una delle sue, e non era muso a mancar di parola.
Ripresero il viaggio, e dopo una mezz’ora di salita, trovandosi a un mezzo tiro d’archibuso da santa Margherita, parve a Fanfulla tempo di fermarsi; trovò una siepe molto a proposito per servire di nascondiglio, e vi fece ficcar la Lisa procurando di aprirle il varco colle mani nel folto de’ rami.
Tra quegli arbusti erano di molti pruni, de’ quali per l’oscurità non potè accorgersi se non quando si sentì punger le dita; ma il peggio fu, che un di que’ pruni, quando egli ritrasse la mano colla quale l’avea scansato, tornando colla sua elasticità al luogo di prima, venne a percuotere con forza sulla gota del fanciullo. Sino a quel punto era stato quasi sempre portato da Fanfulla, ed il movimento dell’andare l’aveva addormentato, ma ora, graffiato da quelle spine, si svegliò e si cacciò a gridare quanto ne avea nella gola. Gli posero ambedue con gran fretta le mani in sulla bocca, ma, parte pel riguardo di non lo soffocare, parte perch’egli si scontorceva, non poterono vietare che quella voce non si sentisse dall’alloggiamento del Colonna.
Fanfulla, guardando all’insù, scorse a un tratto per l’uliveto andar intorno ed agitarsi molti punti lucidi a guisa di lucciole, e come pratico, s’ accorse che eran soldati colle corde[35] de’ loro archibusi accese che venivano alla volta del grido.
I loro passi e le voci ben presto risuonavan vicine, ed un soldato spagnuolo gridava innanzi agli altri con certe sue risa goffe. [36] —Ahora, ahora, voy á darle tal santiguada á este niño, que no ha de despertarse hasta el día del juicio.
—Teneos, gridava un altro, veamos ántes.... podría ser alguna dama principal de esta tíerra, que se huyese, y me gustaran mas sus florines, que los cascos de este hideputa..... no parecce sino que ya se le salen las tripas? I que gargaata que tienes hijo mio! Soggiungeva un terzo.
—Oh! cagnaccio, i’ giucherei il capo contro un morso di berlingozzo ch’egli è figlio d’un frate, e’ par che canti messa.. ora ora, naccherino, ecco la pappa e ’l bombo.
Se Fanfulla fosse stato solo, avrebbe subito saputo quel che era da fare. Si sarebbe scagliato a capo sotto tra costoro colla spada nella destra e la daga nella manca, e addio, a rivederci, si sarebbe trovato presto o fuor d’impaccio o all’altro mondo. Ma qui bisognava lavorar di politica. Disse alla Lisa che badava a stringersi al petto il figlio, raccomandandosi l’anima a Dio:
—Non dubitate, e lasciate fare a me—poi volto allo spagnuolo che giungeva pel primo: [37] —Detengase, señor caballero (i soldati italiani d’allora sapeano quasi tutti lo spagnuolo, per l’istessa ragione che venticinque anni sono essi sapeano il francese) Detengase.... somos pobres gitanos, y veniamos al campo para sonar y tener regocijadas á v.m.!..... Somos pobres ahora..... però éramos ricos no hay mas que un momento.... llevábamos un bolsillo con cien florines... y algunos saldados alemanes que se andaban por ahi nos le han quitado.... los majaderos me han despolvoreado las espaldas a mi con sus alabardas, y á esta pobrecita le han dado un recio bofeton que ha cogido aun á este niño,... Allá allá, miren entre los árboles, aun los veo que se van á priesa..... alcancenlos por dios, y del bolsillo nos darán lo que quisieren.—
I soldati s’accostarono, e considerando, per quanto permetteva l’oscurità, il povero vestire di Fanfulla e della donna, toccato il liuto ch’egli aveva a tracolla, dieder fede alle sue parole. Egli intanto, simulando passione grandissima, badava a stimolarli che presto seguissero la pesta di quelli che l’aveano svaligiato, non restando d’accennar colla mano giù alla china tra quegli ulivi, e giurando che ancor li scorgeva:
—Fate presto, ragazzi, per amor di Dio.... che senz’altro gli arriverete.... quello che ha agguantata la borsa, affinchè lo conosciate, è un ometto mingherlino, ed ha in mano la forcina senza l’archibuso, e in tutto son cinque o sei non più.—
Nell’indicare però la parte ove dicea scorgere questi soldati, aveva avuto riguardo a sceglier quella opposta alla via che si disponeva tenere appena fosse rimasto libero. Conoscendo poi la gelosia e l’inimicizia che bolliva tra le varie nazioni ond’era composto l’esercito imperiale, i cui soldati non poteano accostarsi ai quartieri gli uni degli altri senza che succedessero baruffe, pensò di metter questo assassinamento sulle spalle ai tedeschi.
E ciò si avverte, per mostrare se Fanfulla era poi tanto pazzo come hanno voluto far credere i malevoli e gl’invidiosi.
In conclusione, que’ soldati dettero nella ragna. È vero, che per quanto guardassero in giù tra gli alberi non pareva loro scoprir nulla che si movesse o avesse forma d’uomo, ma pensarono, costui avrà occhi migliori, o sarà come i gatti, che ci vedono allo scuro. Insomma (e tutta questa scena fu quanto il dire un avemaria) si mossero in frotta, a salti, giù per l’uliveto, bravando e giurando con terribili bestemmie, che se potevano metter l’ugne addosso a que’ poltroni tedeschi gli avrebbero tutti tagliati a pezzi. «Oh! vedete, ladroni scomunicati! Insin qui vengono a far bottino!.... fin sotto il nostro capo!» e non restando di correre, s’allontanarono ben presto, tantochè cessò il rumore de’ passi, il suono delle voci, e Fanfulla mise un respiro libero, e disse ridendo:
—Buona caccia, giovanotti! Ora, madonna, leviamci di qui prima che ritornino.—
La povera Lisa, più morta che viva per quello spavento, conosciuta però la necessità di salvarsi mentr’era tempo, uscì di quella siepe, e messasi in piede a stento, prese la via, sorretta da Fanfulla, che coll’altro braccio portava il bambino ormai racchetato. Mutato il primo pensiero, risolsero di venirsi accostando più che potessero al pian de’ Giullari ed alla villa de’ Guicciardini, abitata dal principe, e come a Dio piacque, venne lor fatto di giungere senz’altro accidente a piè del muro di una delle prime case.
Qui non era siepe, ma un monte di saggine secche, ove la donna potè nascondersi, e questa volta ebbe gran cura al fanciullo che non venisse tocco nè offeso.
Fanfulla allora fattole nuovamente animo s’avviò solo per andar in cerca di Troilo, e trovata la strada, si condusse presto sulla piazzetta che è nel centro del casale.
Essa avea la figura d’un triangolo, contornata di casucce di contadini da due lati, il terzo era occupato dalla facciata della chiesuola, la sola che fosse in paese: nel mezzo un pozzo sotto una tettoja, e da un lato eran rizzate una trave con una carrucola per dare i tratti di fune, e le forche, dalle quali era ben raro il giorno che non si vedesse spenzolare qualche disgraziato, qualche contadino colto sul fatto di portar vettovaglie a Firenze, qualche spia, e talvolta soldati rei di lesa disciplina, che a voler reggere un esercito in quel secolo bisognava spesso lavorar di corda, nè l’etichetta militare aveva ancora stabilito che morir appeso offenda l’onore, e morir fucilato lo lasci illeso. Ma bisogna compatire i poveri cinquecentisti, essi avean forse l’idea che la vergogna stia nel delitto e non nella pena.
Quella piazzetta per la quale al dì d’oggi si passeggia ad ogn’ora liberamente, incontrando soltanto o contadini tranquilli, e che vi rispondono cortesemente in quella loro armonica e corretta lingua, o brigate di cittadini villeggianti ne’ contorni; quelle casucce che presentano oggi giorno l’immagine della povertà quieta e contenta; quegli usci ingombri di bambini di tutte le misure, di donne che attendono all’utile e pulito lavorìo dei cappelli di paglia; tutto, al punto che vi giunse Fanfulla, era pieno di genti strane, di disordine, di schiamazzi. Il suolo fangoso, immondo, pesto pel gran passare d’uomini e cavalli: le case piene di soldati, le mura sudice ed affumicate, la chiesuola ridotta una taverna, e la piazza ingombra di frascati sotto i quali eran vivandieri con pane, grasce, barili di vino ec., ed avean rizzata quivi la loro bottega con assai buon giudizio, sapendo che la vista della corda e delle forche, era un ottimo trattato di mnemonica per quegli avventori che potessero scordarsi di pagare.
Mentre Fanfulla s’aggirava considerando a chi gli convenisse dirigersi per domandar di Troilo, udì levarsi un bisbiglio tra la gente, s’accorse d’un agitarsi di persone nel lato ov’eran le forche, e vide poi che appoggiatavi una scala saliva un uomo ad acconciare il laccio, e preparar l’occorrente per far giustizia. Accostatosi per curiosità, vide poco lontano dal patibolo a piè d’un muro la persona che pareva destinata al supplizio. Era una donna, colle mani legate dietro le reni, e, posta ginocchioni a piedi d’un cappuccino, si confessava. Fanfulla si maravigliava che avessero ad impiccare una femmina, ma gli crebbe la maraviglia vedendo che di sotto i panni le spuntava fuori il fodero d’una spada.
Nel momento che stava per domandare qual fosse il delitto di costei, vide venire un caporale, che facendosi far luogo tra gente e gente, s’appressò ad uno de’ soldati che guardavano la paziente, e gli domandò per qual cagione s’impiccasse codesta donna.
—Dite pure codesto giovane, rispose il soldato ridendo. È stato un caso bizzarro.... io non c’ero... ma qui il Fruga ci s’è trovato.... egli, ch’è fiorentino, dice che lo conosce questo garzoncello.... e la casata sua.... egli è figlio d’un piagnone, d’un setajolo...—
—Ma che ha egli fatto insomma....—riprese il caporale con impazienza.
—E’ dicono che ha voluto ammazzare un tal messer.... che so io? Troi.... Trojano.... il nome non importa.... ch’è lancia spezzata qui del signor principe. Questo gentiluomo debbe aver fatto forza ad una sorella del giovine, ed egli per farne vendetta se n’è venuto in campo sull’imbrunire vestito da donna, e appostatosi in un luogo fuor di mano, ha mandato un fanciullo a questo gentiluomo dicendogli, che una giovine voleva dirgli due parole.... capite il mariuolo! perchè non entrasse in sospetto e venisse solo. L’altro è venuto, ma dietro, un po’ lontano, aveva quattro soldati.... appena trovata quella ch’egli credeva donna si sente gridar da essa «difenditi, traditore!» e mette fuori tanto di stocco; il gentiluomo caccia mano alla spada e ribatte appena due o tre colpi, che que’ suoi bravi correndo saltan alle spalle e sulle braccia del giovine! L’hanno legato, e qui or ora mastro impicca gli serrerà il gorgerino.—
Il caporale scuotendo il capo ed alzando le spalle, come volendo dire: «Tutto qui questo gran caso!» se n’andò pe’ fatti suoi.
Fanfulla rimase pensoso, chè gli pareva (quantunque non avesse potuto raccapezzare i nomi) questo negozio avesse che far colla Lisa, ed intanto appiè del patibolo v’era proprio il povero Bindo che si preparava da buon cristiano all’ultimo viaggio.