CCCLXIII.
(A messer Domenico Buoninsegni in Roma).
Messer Domenico. — Io m'acorgo per la vostra che Bernardo Nicolini v'à scritto ch'io mi sdegniai un poco seco per un vostro capitolo, che diceva, come el Signore di Carrara mi caricava assai e come el Cardinale si doleva di me: e questo è che io mi sdegniai, perchè in bottega d'un merciaio me lo lesse in publico a uso di processo, acciò che e' si sapessi per quello che io andavo a morire: e perchè io gli dissi: perchè non scriv'egli a me? Io vego che voi scrivete a me: però scrivete pure a lui o a me, come vi vien bene, e dopo la iustizia, quando sarà, vi prego non manifestiate il perchè, per onore della patria.
Io intendo per l'ultima vostra, come io farei bene allogare e' marmi di San Lorenzo. Io gli ò allogati già tre volte e tutte a tre sono restato gabato: e questo è, perchè gli scarpellini di qua non s'intendono de' marmi, e visto che e' non riesce loro, si vanno con Dio. E così ci ò buttato via parechi centinaia di ducati: e per questo m'è bisogniato starvi qualche volta a me a mettergli in opera, e a mostrar loro e' versi de' marmi e quelle cose che fanno danno e quali sono e' cattivi; e 'l modo ancora del cavare, perchè io in simil cose vi son dotto.
Ancora fu necessario che ultimamente io vi stéssi.
Archivio Buonarroti. Di Seravezza, 20 d'aprile (1519).