CCCLXXIV.
A Sebastiano del Piombo? in Roma.[313]
Send'io a Carrara, per mia faccende, cioè per marmi per condurre a Roma per la sepultura di papa Iulio nel mille cinque cento sedici, mandò per me papa Leone per conto della facciata di San Lorenzo che voleva fare in Firenze. Ond'io a dì cinque di dicembre mi parti' di Carrara e andai a Roma, e là feci un disegno per detta facciata, sopr'al quale detto papa Leone mi dètte commessione ch'io facessi a Carrara cavare marmi per detta opera. Dipoi send'io tornato da Roma a Carrara l'ultimo di dicembre sopradetto, mandommi là papa Leone, per cavare e' marmi di detta opera, ducati mille per le mani di Iacopo Salviati, e portogli uno suo servitore detto Bentivoglio: e ricevetti detti danari circa a otto dì del mese vegnente, cioè di gennaio: e così ne feci quitanza. Dipoi l'agosto vegnente sendo richiesto dal Papa sopradetto del modello di detta opera, venni da Carrara a Firenze a farlo: e così lo feci di legname in forma propria con le figure di cera, e mandagniene a Roma. Súbito che lo vide mi fece andare là: e così andai, e tolsi sopra di me in cottimo la detta facciata, come apparisce per la scritta che ò con sua Santità:[314] e bisogniandomi per servire sua Santità condurre a Firenze e' marmi che io avevo a condurre a Roma per la sepultura di papa Iulio, com'io ò condotti, e dipoi lavorati, ricondurgli a Roma; mi promesse di cavarmi di tutte queste spese, cioè gabella e noli: che è una spesa di circa ottocento ducati, benchè la scritta non lo dica.[315]
E a dì sei di febraio mille cinque cento diciassette tornai da Roma a Firenze, e avend'io tolto in cottimo la facciata di San Lorenzo sopradetta, tutta a mie spese, e avendomi a fare pagare in Firenze detto papa Leone quattro mila ducati per conto di detta opera, come apparisce per la scritta; a' dì circa venticinque ebbi da Iacopo Salviati ducati ottocento per detto e feci quitanza, e andai a Carrara. E non mi sendo là osservato contratti e allogazione fatte prima di marmi per detta opera, e volendomi e' Carraresi assediare; andai a far cavare detti marmi a Seraveza, montagna di Pietrasanta in su quello de' Fiorentini, e quivi avend'io già fatte bozzare sei colonne d'undici braccia e mezzo l'una e molti altri marmi, e fattovi l'aviamento che oggi si vede fatto; che mai più vi fu cavato innanzi; a' dì venti di marzo mille cinque cento diciotto venni a Firenze per danari per cominciare a condurre detti marmi, e a dì venti sei di marzo mille cinque cento diciannove mi fece pagare el cardinale de' Medici per detta opera per papa Leone, da' Gaddi di Firenze, ducati cinque cento: e così ne feci la quitanza. Dipoi in questo tempo medesimo el Cardinale per commessione del Papa mi fermò che io non seguissi più l'opera sopradetta, perchè dicevono volermi tôrre questa noia del condurre e' marmi, e che me gli volevano dare in Firenze loro, e far nuova convenzione: e così è stata la cosa per insino a oggi.
Ora in questo tempo avendo mandato per gli Operai di Santa Maria del Fiore una certa quantità di scarpellini a Pietrasanta, overo a Seraveza a occupare l'aviamento e tormi e' marmi che io ò fatto cavare per la facciata di San Lorenzo, per fare il pavimento di Santa Maria del Fiore, e volendo papa Leone seguire la facciata di San Lorenzo, e avendo el cardinale de' Medici fatta l'allogazione de' marmi di detta facciata a altri che a me, e avendo dato a questi tali, che ànno preso detta condotta, l'aviamento mio di Seraveza, senza far conto meco; mi sono doluto assai, perchè nè il Cardinale nè gli Operai non potevono entrare nelle cose mia, se prima non m'ero spiccato d'accordo dal Papa: e nel lasciare detta (facciata) di San Lorenzo d'accordo col Papa, mostrando le spese fatte e' danari ricevuti, detto aviamento e marmi e masserizie sarebbono di necessità tocche o a sua Santità o a me; e l'una parte e l'altra dopo questo ne poteva fare quello voleva.
Ora sopra questa cosa il Cardinale m'ha detto che io mostri e' danari ricevuti e le spese fatte, e che mi vuole liberare, per potere e per l'Opera[316] e per sè tôrre que' marmi che vuole nel sopradetto aviamento di Seraveza.
Però i' ò mostro avere ricevuti dumila trecento ducati ne' modi e tempi che in questa si contiene, e ò mostro ancora avere spesi mille ottocento ducati: che di questi ce n'è spesi circa dugento cinquanta in parte ne' noli d'Arno de' marmi della sepultura di papa Iulio, che io ò condotti qui per servire papa Iulio a Roma; che sarà una spesa di più di cinquecento ducati. Non gli metto ancora a conto il modello di legname della facciata detta, che io gli mandai a Roma; non gli metto ancora a conto il tempo di tre anni che i' ò perduti in questo; non gli metto a conto che io sono rovinato per detta opera di San Lorenzo; non gli metto a conto il vituperio grandissimo de l'avermi condotto qua per far detta opera, e poi tôrmela: e non so perchè ancora; non gli metto a conto la casa mia di Roma che io ò lasciata, che v'è ito male, fra marmi e masserizie e lavoro fatto, per più di cinque cento ducati. Non mettendo a conto le sopradette cose, a me non resta in mano de' dumila trecento ducati, altro che cinquecento ducati.
Ora noi siamo d'accordo: papa Leone si pigli l'aviamento fatto co' marmi detti cavati, e io e' danari che mi restano in mano, e che io resti libero; e cònsigliomi ch'io facci fare un Breve e che 'l Papa lo segnerà.
Ora voi intendete tutta la cosa come sta. Io vi prego mi facciate una minuta di detto Breve, e che voi aconciate e' danari ricevuti per detta opera di San Lorenzo, in modo che e' non mi possino essere mai domandati; e ancora aconciate, come in cambio di detti danari che io ò ricevuti, papa Leone si piglia il sopradetto aviamento, marmi, masserizie....
Archivio Buonarroti. Di Firenze, ( di marzo 1521).