CCCXCIII.

(A Giovan Francesco Fattucci a Roma).

Messer Giovan Francesco. — Per l'ultima vostra intendo come sarete spedito presto e tornerete; chè vi pare mill'anni. Io vi prego che voi torniate ora, e non indugiate, perche la cosa mia[346] non si può aconciare bene, se io non son costà in persona. E già è presso che l'anno che io cominciai a scrivervi, che se voi non avevi altra faccenda che la mia a Roma, che voi la lasciassi e tornassi, perchè io non volevo che si dicessi, che io vi tenevo costà per le cose che possono avenire. Dipoi visto che voi non tornavi, vi feci scrivere a ser Dino, che vostra madre non si sentiva bene e che voi tornassi presto a vederla. Ultimamente per messere Ricciardo Del Milanese vi mandai a dire che voi tornassi a ogni modo e lasciassi la mia faccenda; e pochi dì fa per Lionardo sellaro v'ò mandato a pregare del simile. Però io di nuovo vi prego, se voi non avete altra faccenda che la mia, che voi la lasciate e torniate súbito.[347]

Vostro Michelagniolo in Firenze.

Archivio Buonarroti. Di Firenze, 19 d'aprile 1525.