CCCXCIV.
(A Giovanni Spina in Firenze).
Giovanni. — A me pare circa la sepultura di papa Iulio che e' non sia da mandare procura, perchè io non voglio piatire. Non si può per me piatire, se io confesso d'avere el torto. Io fo conto d'avere piatito e perduto, e d'avere a sodisfare: e così mi sono disposto fare, se io potrò. Però se 'l Papa mi vuole aiutare in questa cosa, che mi sare' grandissimo piacere, visto che io non posso finire la detta sepultura di Iulio o per vechiezza o per mala disposizione di corpo; come uomo di mezzo, può mostrare di volere che io restituisca quello che io ò ricievuto per farla, acciò che io sia fuora di questo carico, e che e' parenti di detto papa Iulio con questa restituzione la possino far fare a lor sodisfazione a chi e' vogliono; e così può la Santità del nostro Signore giovarmi assai: e in questo ancora che io abbia a restituire 'l manco che si può; non si partendo però dalla ragione; facciendo acciettare qualcuna delle ragioni mia, come del Papa di Bologna e d'altri tempi perduti sanza premio nessuno, come sa Ser Giovan Francesco, che è informato d'ogni cosa. Ed io súbito che è chiarito quello che io ò a restituire, piglierò partito di quello che io ò: venderò, e farò in modo che io restituirò e potrò pensare alle cose del Papa e lavorare: che a questo modo non vivo, non che io lavori. E nessun modo si può pigliare che sie più sicuro per me, nè che mi sia più caro, nè che più scarichi l'anima mia: e puossi fare con amore, senza piatire. E prego Dio che al Papa venga voglia d'aconciarla a questo modo, perchè non mi pare che e' ci sia el carico di nessuno. E così vi prego scriviate a messere Iacopo,[348] e scrivete in quel modo che meglio sapete, acciò la cosa vadi innanzi, che io possa lavorare.
Copia d'una minuta che io ò fatta a Giovanni Spina, ch'egli scriva a Roma.
A dì 19 d'aprile 1525.
Michelagniolo scultore in Firenze.
Archivio Buonarroti. Di Firenze, (1525).