LXIV.
Girolamo Tiranno, oratore del duca d'Urbino, alloga a Raffaello da Montelupo a finire cinque statue di marmo, e a Francesco detto l'Urbino a fare il resto del lavoro di quadro della sepoltura di papa Giulio II.
In nomine Domine, Amen. Per hoc presens publicum instrumentum cunctis pateat evidenter et sit notum, quod anno ab eiusdem Domini nativitate millesimi quingentesimi quadragesimi secundi, indictione quintadecima, die vero vigesima prima augusti, Pontificatus sanctissimi in Christo patris et domini nostri, domini Pauli divina providentia pape iij, anno octavo, in mei notarii publici testiumque infrascriptorum ad hec specialiter vocatorum, personaliter constitutus:
Il magnifico messer Hieronimo Tiranno, oratore dell'illustrissimo signor duca di Urbino, in nome di sua Excellentia, di messer Michelangelo Buonarruoti, et de l'opera della sepoltura della felice recordazione di Iulio papa ij incominciata in la chiesa di San Pietro ad Vincula di Roma; acciochè la detta opera abbia il suo debito fine, in ogni miglior modo che possa et debba, allogò et dètte a maestro Raphaello da Montelupo, scultore fiorentino, a finire cinque statue di marmo che vanno in detta sepoltura et che erano prima sbozzate et quasi finite dal prefato messer Michelangelo Bonarruoti: le quali sonno, videlicet, una Nostra Donna con il Putto in braccio, una Sibilla, un Propheta, una Vita activa et una Vita contemplativa: et tutto per prezzo di scudi cinque cento cinquanta di moneta, a iuli x per scudo: le quali statue esso maestro Raphaello ha da dar finite del tutto nella stanza dove sono in casa del prefato messer Michelangelo Bonarruoti, nel modo et secondo che giornalmente li ordinarà et commetterà il detto messer Michelangelo, a cui obedienza ha da stare, et questo in tempo di xx mesi proximi, cominciati questo dì: de' quali scudi cento cinquanta detto maestro Raphaello, quivi presente, confessò avere avuto scudi cento cinque per mano del medesimo messer Michelangelo Bonarruoti in più partite fino a questo dì ventuno di agosto, et il resto, che sono scudi quattrocento quaranta cinque simili, ha avuto una cedula del banco di Silvestro da Montauto et compagni, per averli alla giornata; secondo andarà lavorando et di ordine et per poliza del predetto messer Michelangelo, sottoscritta di mano del prefato magnifico signore imbasciatore; et messer Luigi de Riccio: nome proprio promesse et promette che il prefato maestro Raphaello finirà per il detto prezzo le dette cinque statue in detto tempo, salvo iusto et legitimo impedimento; il qual cessante, sia in ogni modo tenuto a finirle.
Item il detto signor imbasciatore, in nome come di sopra, similmente allogò a Francesco d'Amadore da Urbino, etiam presente, tutto il resto del quadro, cioè de l'ornamento di detta sepoltura, cominciata, come è detto di sopra, in San Pietro ad Vincula, con tutto il fontespitio (sic) et candellieri; il qual quadro, ornamento et opera ha da fare di ordine et comandamento del detto messer Michelangelo, et come a lui parrà et secondo il disegno che ha mandato detto messer Michelangelo a sua Excellentia, dove di sua mano è notata l'altezza et larghezza: et questo, detto Francesco ha da fare per prezzo di scudi ottocento di moneta, a iuli x per scudo: la qual'opera detto Francesco promesse aver finita in dieci mesi proximi, similmente cominciati questo dì: de' quali scudi ottocento di moneta, detto Francesco confessò avere avuto trecento in più partite per mano del medesimo messer Michelangelo, et il resto ha ricevuto in una poliza over cedula del bancho di messer Silvestro da Montauto et compagni, per averli alla giornata, secondo andrà lavorando, di ordine et per poliza del detto messer Michelagnolo et sottoscritta di mano del prefato signor imbasciadore. Et più il detto Francesco si obligò et promesse che detto messer Michelagnolo ritoccherà la faccia della statua di papa Iulio che è in su l'opera et quella de' Termini, secondo che ad esso messer Michelangelo parrà stia bene. Et ancho detto Francesco da Urbino si obligò condurre et far condurre a sue proprie spese le cinque statue che vanno in detta sepoltura, da casa del detto messer Michelangelo dove sonno, in su detta opera, dove hanno a stare, per prezzo di scudi cinquanta simili di moneta, quali dicano già essere depositati come di sopra, per averli detto Francesco quando egli arrà condotte e poste dette statue a luogo loro. Li quali maestro Raphaello, messer Luigi et Francesco presenti per observatione di tutto quello che di sopra è detto et scritto, si obligorno et ciaschun si obligò in forma amplissima della Camera Apostolica, da extendersi con tutte le clausule, cautele et promissioni solite et opportune; et giurorno ad sancta Dei evangelia. Le quali cose furon fatte come di sopra, in Roma, nel Consolato de' Fiorentini, presenti messer Giovanni Pandolfini cittadin fiorentino, et Giovanni Bancozzo clerico fesulano, testimoni.
Et ego Bartholomeus Cappellus de Montepolitiano, Camere Apostolice notarius et nationis florentine de Urbe cancellarius, de premissis ut supra gestis rogatus, hoc presens publicum instrumentum aliena manu fideliter scriptum, subscripsi et publicavi meis nomine et signo consuetis in fidem premissorum muniendo, requisitus.
Biblioteca Nazionale di Firenze. Roma, 6 di febbraio 1543.