XIX.

Bartolommeo di Giampaolo detto Mancino da Carrara si obbliga di cavare marmi per Michelangelo nella cava del Polvaccio.[582]

Sia noto come oggi questo dì diciotto di novembre mille cinque cento sedici, Bartolomeo decto Mancino, figliolo di Giampagolo di Cagione da Torano, à venduto a me Michelagnolo, scultore fiorentino, pezzi tre di marmo bianchi e begli, i quali lui à cavato al presente al Polvaccio nella sua cava; e el maggiore pezzo è lungo circa braccia cinque e grosso circa a tre e dua e mezo per ogni verso. Gli altri dua sono circa quatro carrate l'uno, pur bianchi e netti, e lungi l'uno braccia quatro e largo braccia circa tre, e grosso circa un braccio o vero dua palmi: e questo è spicato dal pezo grosso sopraditto. L'altro è braccia tre e mezo e per ogni verso di grosseza circa dua o vero uno e mezo, per ducati dodici; e' quali io Michelagniolo sopra detto gli ò pagati oggi questo dì sopra detto, e lui, cioè el detto Mancino, confessa avergli ricievuti e dicie si chiama contento. Ancora confessa il detto Mancino avere ricievuti da me Michelagniolo, oltre a' dodici ducati sopra detti, ducati venti d'oro largi, e' quali io ne lo servo perchè lui si metta a cavare nella sopra detta cava del Polvaccio dove lui à cavati e' pezi detti che io ò comprati, e mandi giù una certa pietra grande che lui à scoperta, nella quale per quello che si vede di fuora è grossezza di braccia quatro e per largeza el simile e per lungeza braccia otto e dieci. E non si mettendo a cavare la detta pietra infra un mese, s'obriga el detto Mancino restituirmi e' venti ducati che io gli ò dati oggi questo dì detto, ciò (è) non cavando la detta pietra; e cavandola, io gli prometto tôrne una certa quantità, sendovi le mie misure, e sendo begli: e non sendo così, s'intenda che io debba tôrne tanti marmi a mia scielta per iusto prezo, che io mi pagi de' venti ducati che lui à ricievuti. E perchè nelle sopra dette pietre che io ò comprate si vede qualche pelo, il detto Mancino promette, quando mi facessino danno, soddisfarmi negli altri marmi che e' mi venderà. Ancora perchè e' detti tre pezi che io ò comprati sono in sul ravaneto della sua cava detta, lui, il detto Mancino, s'obriga mandargli giù nel canale e sodisfarmi, se lui gli rompessi mandandogli giù, o vero mandando giù gli altri marmi che lui caverà. Ancora promette quando m'accadessi per bozare mia pietre, prestarmi pali, martelli, e altre cose necessarie. E per fede del vero, perchè el detto Mancino non sa scrivere, farà scrivere in suo nome qui di sotto maestro Domenicho, scultore fiorentino,[583] come lui à ricievuti e' sopra detti danari, e come accietta ciò che in questa è scritto, present'e' testimoni che si sotto scriveranno. Ancora il detto Mancino s'obriga non dare a altri de' marmi che lui caverà facendo per me.

Io maestro Domenicho di Sandro, fiorentino ischultore, a pregiera di Mancino sopra detto, perchè no sa iscrivere, in suo nome afermo quanto di sopra si contiene e come testimone afermo come di sopra è detto.

E io Stefano di Giovambatista Ghuerrazi[584] come testimonio schrivo questo verso a quanto di sopra è detto.

Sia noto come el Mancino da Torano detto, oltre a tre pezzi di marmo che io Michelagniolo confesso in questa avere ricievuti dallui o vero lui avermi consegniati, e i' ò pagati come apariscie per questa.

Archivio Buonarroti. Carrara, 3 di gennaio 1517.