XX.
Iacopo di Piero da Torano e Antonio d'Iacopo da Puliga si convengono con Michelangelo di cavargli de' marmi al Polvaccio.[585]
Sia noto come io Michelagniolo, scultore fiorentino, ò allogato oggi questo dì tre di gennaio mille cinque cento sedici a Iacopo di Piero di Gildo da Torano e Antonio di Iacopo da Puliga figure quatro, cioè quatro pezi di marmo, alti l'uno braccia quatro e un quarto e bozati col picone in que' modi che io darò loro le misure, in modo che l'uno sarà carrate quatro: e obrigansi i detti, cioè Iacopo e Antonio, cavargli nella loro cava al Polvaccio d'una certa sorte marmi che e' v'ànno, che è simile a un pezo di tre carrate che e' ne cavorno a maestro Domenico fiorentino, el quale è in sulla piaza de' Porci: e obrigansi darmi el pezo posto in sulla piaza de' Porci, per iscudi dieci; e obrigansi non attendere a altro che servirmi de' detti pezi. Ancora s'obrigano, volendo io una quantità di marmi, non potere lavorare per altri che per me per gusto prezo, tanto che io sia servito: e del prezo delle sopra ditte pietre io Michelagniolo do loro ogi questo dì detto scudi sedici: e così loro confessono avere ricievuti. E per fede del vero si sottoscriveranno di loro propria mano. E perchè loro non sanno scrivere, fanno scrivere per loro a maestro Domenico, scultore fiorentino.
Io Domenicho di Sandro fiorentino perchè e' sopra detti (dissero) no sapere iscrivere, iscrivo per loro e sono testimone chome si contiene in questa ène la verità.
Io Raffaello di Nicholò[586] fiorentino fo fede chome testimonio, fo fede chome ciò che si chontene in questa è la verità.
Archivio Comunale di Carrara. Carrara, di febbraio 1517.