XLIII.
A Lodovico Buonarroti a Settigniano.
Reverendissimo padre. I' ò stamani per una vostra una buona nuova, e questo è che e' mi pare che voi non vi contentiate del contratto[48] che s'è fatto a questi dì tra noi. Io me ne contento molto manco, e priegovi che voi acordiate questi altri, che io son sempre parato a disfarlo, perchè io non ò el modo a pagare e' danari a Gismondo e non àrei aconsentito a tal contratto, se voi non mi avessi promesso d'aiutargli pagare. Però sanza andare a ufficiali, venite a posta vostra, che voi mi fate un gran piacere, e cavatemi d'un grande alberinto; e non bisognierà che voi andiate a altro ufficiale, perchè i' ò più bisognio di danari che di vostri poderi. Non vi rispondo alle altre cose, se non che voi facciate tanto quant'e' ben vi viene.
Vostro Michelagniolo in Firenze.
Io vi mando Mon'Agniola a posta, per non avere altri, acciò che voi sapiate presto che a me torna un gran danno questo contratto; e sapete che io non lo potevo fare, ma fècilo per farvi bene: se non vi torna bene, io vi prego che e' si disfaccia, perchè i' ò bisognio de' mia danari, come è detto.
Museo Britannico. Di Firenze, (del giugno 1523).[49]