XLVI.
Prudente giovane Buonarroto di Lodovico Bonarroti in Firenze.
A nome di Dio. A dì di marzo 1497.
Caro fratello; che così ti stimo etc. Da Michelagnolo tuo ò auto una lettera tua, della quale ne ò preso grandissimo conforto; masime intendendo de' casi di frate Jeronimo vostro sarafico, el quale fa dire di lui per tuto Roma, e dicesi ched è eretico marcio; tanto che bisognia che venga in ogni modo a profetezare un poco a Roma, e poi sarà calonizato; sichè istiàno di bona voglia tuti e' sua.
Fratello, io t'ò molto bene a mente, sichè sta' di buona voglia e atendi a imparare, come tu fai. Al Frizi[51] ò detto tuto e à inteso bene ogni cosa. Frate Mariano[52] dice di molto male del vostro Profeta. Non altro. Per quest'altra ti raguaglierò meglio, perchè adesso ò fretta. Non c'è nuove, se none ieri fu fatto 7 vescovi di cartagine,[53] e 5 ne fu impicati per la stroza. Racomandami a tutti voi, e massime a Lodovico mio padre, che così lo stimo; e quando tu scrivi qua, raccomandami a Michelangniolo. Non altro. Fatta al buio.[54]
Tuo Piero in Roma.
Archivio Buonarroti. Di Roma, (del marzo 1497).