XXIV.

Compagnia tra Michelangelo e Lionardo di Cagione in una cava di marmi.[591]

Sia noto come avend'io a fare per comessione di papa Leone Decimo, fiorentino, una quantità di marmi per la faccia di San Lorenzo di Firenze, e trovandomi a Carrara per altri mia lavori e per questo, e cercando io Michelagniolo, scultore fiorentino, de' detti marmi, e avendomi mostro Lionardo, detto Cagione, d'Andrea di Cagione da Carrara, una sua cava antica dove si potrebe fare grande aviamento; m'è parso da farvelo per cavare tutti marmi. E avendo il detto Cagione caro far meco compagnia nella detta cava e io seco, ci siàno acordati oggi questo dì dodici di febraio mille cinque cento diciassette, e abiàno fatto compagnia insieme; intendendosi stare a meza la spesa e a meza l'utilità, tenendo io tanti uomini a lavorare per me, quanti il detto Cagione ne terrà lui per sè nella detta cava; e promettesi l'uno all'altro avere a durare la detta compagnia, tanto che io sia fornito di tutti e' marmi che io ò di bisognio per l'opere sopra ditte; non acadendo o morte di Papa o d'altri o guerre, o mia infermità o cose che dieno noia, e riuscendo e' marmi begli e recipienti alle cose che ò da fare. E' prezzi che noi pogniàno alle pietre saranno scritti qui di sotto. E Cagione sopra scritto, come d'acordo abbiàno fatto i detti prezzi e come è contento della detta compagnia, per fede della verità in questa si sotoscriverrà di sua mano propria.

E' prezzi de' marmi: un pezo di carrata, scudi dua; un pezzo di dua carrate, scudi quatro; un pezzo di tre carrate per insino in quatro, scudi dua e mezo la carrata, e da quatro per insino in sei carrate, scudi tre la carrata, e da sei per insino in otto carrate, scudi quatro la carrata, e da otto per insino in dieci carrate, scudi quatro e mezzo la carrata, e da dieci carrate per insino in dodici, scudi cinque la carrata. E intendesi tutti e' detti pezi di marmo delle dette carrate col detto prezzo s'abbino a porre in barca: e se altrove gli volessi, se ne abbia a levare la spesa che vi sare' di manco. E così siàno d'acordo. E acadendo per sorte qualche sinistro o qualche dificultà non pensata o nel cavare o nel condurre e' detti marmi o in altro che s'apartenga alla detta compagnia, ci promettiamo l'uno all'altro usare di ciò quella discrezione che sarà conveniente.

E ancora s'intende come è detto, riuscendo e' marmi al mio proposito, abbia a seguitare la compagnia come di sopra è scritto, tanto che io sia servito de' marmi che ò di bisognio pei sopradetti lavori, e che in questo tempo, non noiando e' mia lavori, si possa servire ancora altri di quelle pietre che non fanno per me; e quando e' marmi della sopra detta cava non riuscissino begli come e' mostrano avere a riuscire e che e' non sodisfacessino, io debba e possa de' mia danari spesi in ciò, pigliarmene marmi e uscirmi della compagnia, parendomi.

E la sopra scritta compagnia s'intende che abbia a essere di tre compagni, ciò è el sopra scritto Cagione, e io Michelagniolo detto e l'altro, Giandomenico di Marchiò di Maragio da Carrara, partendo per terzo la spesa e l'utilità, con le conditione sopra scritte.

Io Lunardo dito Chasone mi chomtento e afermo la sopra dita chompagia chom lo dito Michelangelo chom tute le chomdecione e precie sopraditi; e chos'io mi sono sopra scrito di mia mano propria.

Archivio Comunale di Carrara. Carrara, 6 di marzo 1517.