BARBARA CALI. ALBERISI A M. FULGENTIA CARCASSONA.
Non mi piace che di voi lasciate uscir fama di Donna altiera & superba si come fate, & che sprezziate ogn'uno come s'egli fosse fango delle vostre pianelle: stimate (vi prego) ogni persona di qual conditione si voglia et anchora ch'egli giunto fusse ad estrema povertà imperò che non sempre sta la fortuna in un medesimo volere, ma spesso si muta: & quelli c'hoggi veggiamo in miseria posti, domani li veggiamo fatti Re & gran Satrapi: il gran Tamburlano (se forse nol sapete) era gia Bifolco, & trovò la fortuna si favorevole ch'egli divenne Imperadore de Scithi: Primislao, di guardiano d'armenti fu fatto Re de Boemi: Gige similmente di pastore doventò Re de Lidi. Sophi, che fu poi fatto Re de Turchi era gia un pecoraio, si che voi intendete come le cose passano, & come gira la fortuna. State adunque raccolta in voi, ne beffate altrui per poveri & mendichi ch'essi sieno, accio che veggendoli poi essaltati non ne habbiate ad arrossire & di lor temere. altro non vi dico state sana; & amatime di Brescia alli III. di Febraio.