ISABELLA FEDERICI MARTINENGA A M. CHIARA L.
Per l'ultime vostre che mi portò Gregorio vi dolete stremamente che à tutte l'hore siate alla sproveduta sovragiunta da qualche aversità, et di quella sorte qual meno dall'altre vorreste, & per quanto comprendo dal vostro scrivere, vorreste vi fusse lecito di far la scelta de gli affanni, et di sceglier quelli che men noiosi et spiacevoli vi paressero: ma troppo di gran lunga voi v'ingannate; imperoche si come ne giuochi Olimpici non si suol far elettione dell'aversario, ma quel si toglie, che la sorte vuole, cosi nella vita nostra bisogna contrastare à quella fortuna che ne occorre, et non à quella, qual noi vorremo. studiamo pur sorella mia di contentarci de lo stato nostro, & di sofferir patientemente quanto vuole Iddio: maggiori affanni che voi non sostenete, sostengono molti men avezzi à patir di voi, ne si lasciano cosi sbigottire come voi fate: nella vita nostra non ci è cosa pura, ma vari mescolamenti se à voler che l'oratione del gramatico sia di grato accento bisogna ci concorrino mute vocali, consonanti, liquide & altre cose cosi nella vita bisogna che diversi accidenti accagiano, laqual varietà la fa parere piu bella et piu riguardevole di quel ch'essa parrebbe se ella fusse d'un perpetuo tenore. dalli Orzi.