ISABELLA VILLAMARINI PRINCIPESSA DI SALERNO ALLE NOBILISSIME SIGNORE RIGHETTA VIOLANTE, ET PORTIA SANSEVERINE S.
Domani nell'aurora, vi aspetto, perche n'andiamo insieme a communicarci; cioè a ricevere quel santissimo sacramento instituito dal Salvatore nostro volendo egli abbandonare questo mondo et salir al cielo, & questo fece perche fusse segno perpetuo et perpetua ricordanza dell'amaro supplicio per noi miseri peccatori in croce sostenuto, resta hora che ci andiamo con pura fede, & crediamo che per noi indubitatamente sia morto Giesù, & ch'egli ci habbi con la morte sua aperto il Paradiso, chiuso l'Inferno, rotto la fronte a Sathan & vinto la rapace morte: bisognerà di più conservare per l'avenire i suoi santi precetti, quai egli dette pria che questa santissima cena instituisse: state (vi prego) tutta notte in oratione, pregando l'eterno padre ci mandi lo spirito suo ne cuori nostri, perche abbruggi col suo fuoco tutte le immunditie et tutte le lordure de comessi peccati: io vi ricordo che si come li ottimi rimedi sogliono recar morte se con debito modo non si riceveno, cosi li sacramenti di Giesu Christo sogliono essere salutevoli alli degni & mortali a chi indegnamente li riceve: scordative ogni vanità; scacciate da voi ogni altro pensiero, ogni altro amore, fuor che di unirvi per fede con Giesu Christo, & mai da lui per alcuno momento di tempo non separarvi: voglio signore facciamo per l'avenire una nova vita: voglio che abbandoniamo questo cieco mondo, cioè le sue concupiscentie & gli suoi inganni, & che doventiamo christiane de fatti & non di nome solo. Voglio, che i nostri ragionamenti sieno sempre dell'honor d'Iddio, della gloria de beati, & delli eterni supplitij che sono a reprobi apparecchiati: & questi faremo sempre quando saremo tra noi: ma quando ci accaderà però essere in conversatione di qualche signora, a cui più piaccia l'honor del mondo, che quello d'Iddio, parlaremo di Lucretia (quel raro lume della Romana castità) di Sophronia similmente Romana, di Sabina imperatrice, di Monima, di Milesia, & di Veronica Chia, ambedue sagge & mogli del gran Mitridate: parleremo di Theoxena, di Neera Salentina, di Evadne, di Iocasta, di Erigone, & di altre molte che valorose furono, non ci faremo a cotesto modo, tener chiettine & pur di cose honorate saranno i ragionamenti nostri: non altro. Di casa nostra alli X. d'Aprile.