Il canto della Sposa
Mi si è tolta la libera volontà,
Mi si è preso teneramente il mio cuore,
Mi si incatenò la mia giovine testolina,
Mi si tennero fermi i miei ricci d’oro,
Mi si trascinò per la punta delle dita?
O mio padre, mio educatore,
O mia madre, che ebbe cura di me,
O fratello, coraggioso come il falco,
O mia propria, o cara sorella,
Fratello di mio padre, o buona cugina,
Così voi avete già deciso
Io devo abbandonare casa e cortile!
Così io andai alle nozze
Presi il calice ripieno
E a tutti gli ospiti offersi il vino,
Guardai a tutti i convenuti
Attraverso le mie ciglia d’oro;
Non lo prese però il buon fratello,
Lungi egli è, il lieto falco
Egli siede nella nera tundra[23]
Nel seno dell’oscuro mare
Sotto le alte rupi degli Urali.
Accorri qui, o mio nobile fratello,
Non odi: io son scacciata
Dalle dorate regioni del mio paese
Vieni, o vieni, mio caro fratello,
Che giacesti sullo stesso seno della madre,
Vieni e vedi come io parta!
Scegli le renne dall’armento,
Scegline sei, delle maggiori,
Attaccale ad una slitta,
Aggiogale ad una slitta,
Legale solidamente con nere cinghie
E corri rapido a casa!
Spumeggin pure cento e venti fiumi,
Irrompano selvaggi i torrenti di primavera,
Frapponendosi sulla tua via,
E tu innalzati leggero come il cigno
O veloce come un’anitra.
Venerato padre, cara madre,
Io fui pur fedele, povera fanciulla,
Sempre come un figlio prediletto,
Perchè volete voi scacciare
La fedele serva dalla vostra casa,
Per darmi in cambio stranieri genitori,
Sconosciuti fratelli e sorelle?
Dovrò io diventar cento volte più saggia,
O poveretta, dovrò io sempre
Piegar la mia testolina
Per trovar gioie presso di loro?
Se il piacere non dimora presso di loro,
Io penserò alla patria,
E godrò la gioia passata
Presso il padre e la madre.
Celebre è la poesia lapponica seguente, raccolta da Fjellner: