Appendice XII, N. 2 (pag. 339 e 344).
Appunti di Gian Pietro Vieusseux.
“6 aprile, sabato.
Mercoledí passato mandai a S. E. Corsini la mia lettera di reclamo. Ieri una sua ambasciata mi chiamò per oggi a Palazzo Vecchio.
A mezzo giorno mi sono trovato in presenza del Ministro.
Min. Non posso ricevere questa domanda in questa forma — faccia in poche righe una supplica a S. A. per dirli che mente sua non può essere stata di farle perdere la valuta di due fascicoli stampati di buona fede, e che prega per il risarcimento dei danni di L. 3180 — ; ma non entri in tanti particolari, e sarà cura mia di presentare la supplica.
Io. Ben volentieri mi adatterò a far ciò che mi suggerisce V. E. e ridurrò la mia domanda alla piú semplice espressione; mi permetta però di farle osservare che non mi pare la mia lettera contenga nulla di contrario al vero.
Min. La sua lettera contiene proposizioni ch'io dovrei combattere e... e... particolarmente in ciò che dice di aver perduto una proprietà: che proprietà! che proprietà! Curare un giornale non è una proprietà: il Governo concede un permesso, poi gli piace di ritirarlo, e fa quel che vuole e che crede bene. Non è come se si trattasse di un pezzo di campo preso per fare una strada, e che bisognerebbe pagare.
Io. Chiedo perdono a V. E. Un giornale, frutto di 12 anni di fatiche e di angustie d'ogni genere, dopo tanti anni d'esistenza, costituisce una vera proprietà — non è territoriale, ma proprietà letteraria, ed ammette il diritto di proprietà, ed è tanto sacrosanto per un lato come per l'altro. Del resto farò ciò che mi dice V. E, raccomandandomi a Lei perché dica a S. A. ciò che crederà per giustificare sempre piú la mia domanda. Ma prima di lasciarla, mi permetto di parlarle della Voce della Verità.[1390] Il foglio di quell'infame giornale arrivato questa mattina insolentisce sempre piú. Non è permesso di poter mantenere impunemente una tal calunnia. Io non posso piú tacere. Dovrò rispondere. Purtroppo non potrò farlo coi torchi toscani: ma troverò qualche angolo di Europa dove potrò smascherare quella canaglia. Le calunnie sono continuate non solo per me, ma per il Governo Toscano.
Min. Vanno disprezzati, si fanno torto a loro medesimi.
Io. Purtroppo ci sono quelli che gli danno retta. Mi permetta di ripetere a V. E. ciò che dissi al Presidente del Buon Governo: Io non so se sono amato dal Governo quanto vorrei essere amato da tutti; ma ho la coscienza di meritare la sua stima; e non voglio perderla questa stima né in questa né in qualunque altra occasione. Non mi abbasserò poi a combattere certe prevenzioni ed attacchi in confronto tra la mia condotta sempre franca, leale ed aperta, e certe manifestazioni imprudenti che si devono deplorare, e che ho altamente biasimate.[1391]
Min. Oh! il Governo sa bene che Lei non è capace... ma lo vede che subito quei monelli si sono giovati dell'occasione ecc. per...
Io. Eccellenza; ho l'onore d'inchinarmi...„.