ESCURSIONE TRENTESIMAPRIMA. CASTELMARTE.
Val di Giano. — Caslino e suoi cacini. — Mulino S. Marco. — Fabbrica di coltelleria. — Setificî Invernizzi, Castelletti, Prina e Mambretti. — Ademprivo. — Castelmarte. — Ville Bertoglio, Parravicini, Biondelli. — Fu Castelmarte capo della Martesana? — Castrum Martis. — Giunteria archeologica. — Reliquie antiche.
Ritornando per la strada percorsa venendo da Longone, giungendo ora dopo Canzo al bivio che ho già avvertito nella passata escursione, pigliam la via alla mano destra e presto ci saremo introdotti in una valletta amena, che il paesano denomina Val di Giano.
È qui che ci si offre sull’altura a mano destra il paese di Caslino, che ora fa parlare di sè pe’ suoi cacini, e a cui si va per una bella strada, presso al luogo detto Mulino San Marco, dove c’è, oltre un recente filatojo e un mulino, una fabbrica di coltelleria di Dionigi Carpani, che gode assai credito, massime per certi coltelli da cucina.
Caslino ha la sua storia, e il prevosto Carlo Annoni ne dettò una dotta Memoria. Ora vi sono altre filande e filatoj degli Invernizzi, dei Castelletti, Prina e Mambretti. Bella è la vallata erbosa del comune che sta dietro il paese, e dove per una specie di ademprivo, quelli abitanti pascolano le capre del cui latte si fanno i cacini suddetti.
Dalla strada che seguiamo di Canzo, avanzando qualche passo, ci troviamo ai piedi del colle su cui pompeggia Castelmarte.
In attesa che si faccia da Pontelambro la strada più ampia e più comoda, come se ne fa ora iniziatore quell’egregio uomo e rinomato operatore chirurgico che è il dottor cav. Lamberto Parravicini, inerpichiamoci per questo boscoso declivio.
Non lungo è il cammino, e però presto ci troviamo in mezzo al paese.
Dalle ville degli eredi Bertoglio, del dottor Parravicini sullodato, che acquistò il luogo che prima era di don Giulio Ferrario, l’autore del Costume antico e moderno di tutte le nazioni e d’altre opere dotte, non che da quella del ch. archeologo cav. Bernardino Biondelli si può godere il più superbo panorama. Distendesi avanti allo sguardo tutto il Pian d’Erba non solo, ma giù giù la Brianza inferiore co’ suoi mille paesi e ville; di qui il lago d’Alserio, di là quello di Pusiano, poi la lunga linea che segna il corso del Lambro, quindi un confine d’orizzonte che si perde nell’azzurro ondeggiante dei monti, che del resto non è difficile scernere e nominare. Una volta si montava a Castelmarte per ammirare le pitture de’ più rinomati artisti moderni nella villa Bertoglio e la raccolta completa di stampe in quella del Ferrario; ora invece la ragione principale di curiosità è nella villa del Biondelli, ove, fra tante pregevoli opere di pittura, di scoltura e d’incisione, è degno d’osservazione un gabinetto tutto di leggiadrie e lavori chinesi.
L’amore che a questi luoghi indusse il dottor cav. Parravicini a far sua la villa che fu del Ferrario, fa credere che la ridurrà a quella proprietà e comodità dalla quale s’era venuta discostando per l’abbandono in cui per tant’anni s’era da eredi e da acquirenti lasciata.
In quanto al paese, che dire? Dell’antico non avrei a ripetere che ciò che sembra una favola, perchè nulla nulla si ha che autorizzi a crederla una verità, che Castelmarte, cioè, sia stato il capoluogo della Martesana, che si sa comprendere molte pievi. Chi lo affermò non lo provò, nè mi fermerò oltre su questa maggiore importanza che a questa minima terra si vorrebbe aggiungere, cui solo dal nome (Castrum Martis) puossi a maggior ragione arguire che fosse un dì una rôcca e che vi avesse culto speciale Marte, il Dio della guerra. La sua eccelsa posizione rendevala propria a vedetta militare ed a luogo di difesa.
Quanto piglierebbesi volontieri per le orecchie quell’inventore di fatti e glorie storiche, che, cancellando l’iscrizione della pietra che si vede incastrata nel muro esterno della parte posteriore della chiesa, e che forse un giorno avrà coperto una sepoltura, vi sostituì la seguente menzogna:
D. O. M.
Ugone Franc. Functo
Esecrandi hostis
Aerumnis Ecclesiæ
Ineundo bello
Hierosolyma red.
Ucitur jam Nicea
Nicomedia Antiochia
Bisantio Vanei Fin.
Boemon Tane. Bald.
Redeun. Trand. com.
Goffredus regens
Palestina gloria
Onusto mortuo in
Sanguine patriæ
Ossibus restitutis
Ubaldo Prinæ
Duci fido socio
Rinaldo Estensi
Ferrariensi principi.
M
È facile accorgersi dal dirsi l’Ubaldo Prina fido compagno del Rinaldo da Casa d’Este, personaggio imaginario della Gerusalemme liberata del Tasso, come anche esso Ubaldo sia figlio della fantasia e della boria di qualche Prina, de’ quali abbondano questi paesi, e che a costui sia entrato il matto pensiero di giuntare gli archeologi dell’avvenire e farsene beffa, per altro non di buon genere.
Piuttosto segnalerò l’esistenza di altri avanzi antichi incastrati nei muri esterni della detta chiesa parrocchiale, fra cui, sopra la porta interna del campanile, un leone in bassorilievo e due tirsi per istipiti di essa porta, poi nell’alto del campanile un busto di donna frammezzo a due d’uomini, con sotto alcune parole che si lessero Ma.... conisi maximus e che appajono di colore oscuro.
Visto Castelmarte, fra le case Bertoglio e Parravicini evvi una stradicciuola che ci porta ad una stradetta o scala di ben quattrocento scaglioni a più riparti, per i quali, a guadagno di tempo, mettiamoci noi per condurci a Mazonio e Ponte, cui è destinata la ventura nostra escursione.