SCENA V.
Egloge
Io sono
Libera! E posso dir questa parola
Ove alberga colui cui serva è Roma!
E non è sogno il mio?—Libera!—Sento
Un’ebbrezza nel sangue, e a me d’intorno
Esulta un’aria nova.—E se poi fosse
Un sogno... un sogno d’un’ora?...
(inginocchiandosi avanti la statua di Venere)
O divina,
Tu che prodotta fosti dalle bianche
Spume del mare, e ti compiaci in Gnido
Di avere inni e sospir dalle fanciulle,
Custodisci, ti prego, queste chiome
E la bellezza mia, tu regni il mondo!