SCENA VII.

Egloge, Nerone, Atte,
poi Cluvio, Rufo e Vinicio

ATTE

Il prefetto
Del pretorio ed il prence del Senato
Chiedono di parlarti.

NERONE

Gl’importuni!—
Entrino.

RUFO (entrando)

Salve, Augusto!

VINICIO

Salve!

NERONE

Ebbene,
Buon Rufo?

RUFO

Dalla Gallia e dalla Spagna
Pervennero al Senato queste due
Lettere; vuoi tu leggerle?

NERONE

A suo tempo
Le leggerò—per ora le deponi
Colà—E tu che chiedi?

VINICIO

Le coorti
Raccolte dentro il campo pretoriano
Alzan tumulto.

NERONE

E perchè?

VINICIO

Da più mesi
Non ànno soldo, e lo vogliono.

NERONE

Attendi,
Or ti darò risposta.—

(Conduce Rufo avanti la statua d’Egloge)

O mio buon Rufo,
Io pensai che saresti il compratore
Di questa statua, opera mia.—T’annunzio
Che vale assai.

(Senza attendere risposta pianta Rufo meravigliato, e va verso il Prefetto del Pretorio)

Vinicio, il nostro amico
Darà monete per i tuoi soldati:
Promettendone molte, intanto spargi
Quelle che avrai.

(lascia Vinicio)

Dopo ciò debbo dirvi
Che questa non è l’aula imperïale,
Ma l’officina d’un artista.—Andate.

(Rufo e Vinicio escono)