SCENA IV.

GIULIA, FAUSTINA, MANLIO, indi GIUSEPPE.

Manlio

(arrestandosi di là dalla soglia, con molto riguardo) Permesso?

Giulia

(facendo un salto, — a Faustina:) Oh Dio! Lo vedi che figura mi fai fare! (Cercando di celarsi e attorcigliandosi i capelli) Abbia pazienza, signor Ardenzi.... Un minuto solo....

Manlio

Prego, prego.... (Vedendo l'imbarazzo di Giulia, discretamente, senza guardare, si ritira e si riduce dietro il muro.)

Giulia

Presto, Faustina! Presto! Le forcinelle dove sono?

Faustina

(aiutandola a raccogliere e a fissare i capelli sulla testa) Eccole qua: le ho io. Ma perchè tutta questa paura? Non sono già i capelli che bisogna nascondere agli uomini.

Giulia

Che c'entra! È sempre una sfacciataggine mostrarsi coi capelli scinti.

Faustina

(mettendo a posto le forcinelle e dando delle occhiate alla porta) State tranquilla, perchè quello lì ha avuta tanta paura di guardarvi quanta voi ne avete avuta di farvi guardare.

Giulia

(dopo essersi chiusa la vestaglia al collo) Avanti, signor Ardenzi.... Venga pure.

Manlio

(in redingote d'occasione e con in mano il cappello e un piccolo fascicolo di carta scritta, entra stranamente impacciato ed emozionato) Io sono mortificatissimo, signora, di essere giunto molto inopportuno....

Giulia

(allungando in fretta le maniche che si è accorta di avere ancora rimboccate) Ma no.... Devo io, invece, fare delle scuse a lei.

Manlio

Ho tanto pregato il suo servo affinchè mi annunziasse!... Egli mi ha riconosciuto e si è anche ricordato d'avermi introdotto qui molto tempo fa con... Luciano Marnieri; ma intanto non ha voluto annunciarmi. Stizzosamente mi ha ripetuto più volte che potevo passare ed io....

Faustina

(osserva Manlio con la coda dell'occhio.)

Giulia

(a Manlio:) Non è il caso di preoccuparsi così.... Ero un po' in disordine, ecco.

Faustina

(accostandosi a Giulia, sottovoce:) Posso andare ad aspettarvi nella vostra camera?

Giulia

Certo.

Faustina

Dov'è?

Giulia

(indicando a sinistra) È di là.

Faustina

(pianissimo) Col patto che non dimentichiamo la regola del ritiro.

Giulia

Cioè?

Faustina

Uomini, mai più!

Giulia

(dandole un colpetto con la mano sulla spalla e facendosi quasi seria) Scioccona!

Faustina

(accenna una riverenza a Manlio, ed esce a sinistra.)

Manlio

(si arresta verso il fondo non osando di avanzarsi.)

Giulia

Smetta il cappello. Segga. (Ella siede.)

Manlio

Grazie.... (Depone in un angolo il cappello e il fascicolo e resta in piedi, un po' stralunato.)

Giulia

(guardandolo con una certa meraviglia) Non vuole sedere?

Manlio

(sedendo inquieto) Mi perdoni, signora, se non riesco a dissimulare il mio turbamento. Recandomi da lei, io ho dovuto, in certo modo, fare astrazione da un desiderio manifestato a tutti noi dal professore l'ultima volta che lo vedemmo, proprio in questa medesima stanza. Sì, in un momento di orribile angoscia, egli ci pregò di non venire mai più nella sua casa; e, benchè io abbia la sicurezza che il suo pensiero non potette essere rivolto a me, pure, lo confesso,... ora... provo una strana... una penosa sensazione. Stando qui, io quasi rivedo quei suoi occhi così pieni di dolore, quasi riodo quelle sue parole così piene di mistero..., e mi pento di non aver rispettato il suo desiderio.

Giulia

(rimettendosi dal turbamento che queste rievocazioni producono in lei, assume un contegno chiuso e fiero.) Ella avrebbe potuto espormi nella sua lettera tuttociò che le era necessario dirmi.

Manlio

Veramente, non l'avrei potuto. Veda, per incarico dei miei compagni di studio, io dovrò pronunziare un discorso alla commemorazione d'oggi. M'ero proposto di lumeggiare il gran valore morale dell'uomo che è sparito accennando alle tracce di alta virtù lasciate nella vita di sua moglie e quindi al concetto della istituzione ch'ella sta per fondare. E giacchè sarebbe stato sconveniente il pregarla di darmene in iscritto l'autorizzazione che mi era indispensabile, come dovevo regolarmi?...

Giulia

(ha un movimento di fastidio, e con severità inarca le sopracciglia, soffrendo e tormentandosi nella prudenza disdegnosa.) Ma, scusi...: perchè, perchè occuparsi di me?!

Manlio

Nessun elogio da tributarsi a quell'uomo potrebbe essere più significativo e più commovente di questa specie di tempio che ella innalza accanto alla tomba di suo marito.

Giulia

(contenendosi nervosamente) Lo innalzo per me, per me: non per mostrarlo agli altri.

Manlio

(animandosi con entusiasmo) Agli altri parrà pur sempre il simbolo solenne d'una fedeltà esemplare! L'ammirazione che ella desta in tutti non le consentirà di nascondere tanta sublimità.

Giulia

(scattando in un imprudente sfogo di ambascia) Ma è appunto da questa ammirazione che io vorrei finalmente liberarmi! Mi sembra che tutti i miei palpiti, che tutte le mie lagrime, che tutti i miei spasimi abbiano il controllo quotidiano dell'ammirazione! Mi sembra d'essere vigilata, quasi che l'umanità non possa oramai più vivere senza la mia virtù! E io ne sono soffocata, sì, ne sono soffocata nell'anima, perchè ho l'impressione che mi si tolga perfino la libertà di pensare, di sentire e di spasimare come e quanto voglio io!

Manlio

(scosso, confuso, si alza. Poi balbetta:) Se avessi potuto prevedere....

Giulia

(levandosi imbarazzata) No... non badi, non badi alle mie parole.... Sono sempre un po' nervosa.... Non so io stessa ciò che ho detto.... Volevo solamente pregarla di non parlare nè del mio ospizio, nè di me. Oggi, sarò lì per un dovere a cui non saprei sottrarmi. Ma desidero e spero che almeno lei e tutti quelli che mi hanno conosciuta al fianco di Raimondo Artunni accondiscendano a considerarmi, da oggi in poi, come una persona morta.

Manlio

Per conto mio, intanto, le garantisco che oggi mi guarderò bene dal pronunciare il suo nome.

Giuseppe

(entra dalla comune senza avanzarsi, come aspettando d'essere visto. Ha in mano un vassoio.)

Giulia

Che c'è, Giuseppe?

Giuseppe

Una signora chiede d'essere ricevuta.

Giulia

Chi è?

Giuseppe

È una signora attempata. Dall'aspetto si vede che è una gentildonna. Mi ha dato il suo biglietto. (Si avanza sogguardando Manlio con ostilità e diffidenza e le porge il biglietto nel vassoio.)

Giulia

(legge il nome ed ha un forte sussulto. Poi, dopo una evidente titubanza) Credo che sia molto tardi.... Io devo essere pronta per uscire.... È venuta la carrozza, Giuseppe?

Giuseppe

Non ancora.

Giulia

Ebbene,... se questa signora è disposta ad attendere qualche minuto, tanto che io abbia il tempo di vestirmi,... potete farla entrare.

Giuseppe

Va benissimo. (Esce.)

Giulia

(a Manlio:) Io ho la sua promessa, non è vero?

Manlio

(mettendosi la mano sul petto) Certamente!

Giulia

(accomiatandosi) Buon giorno, signor Ardenzi.

Manlio

I miei rispetti, signora.

Giulia

(esce a sinistra.)

Manlio

(disorientato, quasi mortificato, si stringe nelle spalle come per dire: «ho fatto male», e prende sollecitamente le sue carte e il suo cappello. Sul punto d'uscire s'imbatte nella signora Marnieri.)