SCENA IV.
GIULIA, SUORA ELISABETTA, LA SIGNORA MIRELLI, DONNA SOFIA, LA MARCHESA, ADALGISA.
Giulia
(riafferrandosi, con vivacità eccessiva, alle occupazioni dell'ospizio) Ma, a proposito!... Faustina ha detto che sono più delle otto, e suora Elisabetta non ha ancora portato il brodo alla Ferrucci?! Glie l'ho avvertito sin da oggi.
Adalgisa
Volete che scenda un po' in cucina?
Giulia
No, no: la suora se l'avrebbe a male. (Andando verso la scala, chiama:) Suora Elisabetta! Suora Elisabetta!...
La voce di suora Elisabetta
Vengo, signora Giulia. Io so perchè mi chiamate. Preparavo appunto per la Ferrucci.
Giulia
Sì, per questo vi chiamavo. Vi ringrazio.
(Le quattro donne secondano la sua animazione, ma, impressionate, affettuosamente la osservano.)
La Marchesa
Le date del brodo alla vostra ammalata?
Donna Sofia
Vuol dire che sta meglio.
Giulia
Un miglioramento prodigioso! Un miglioramento che rasenta il miracolo! (Esaltandosi) Ah, io ne sono così lieta!... Ne sono così felice! (Nello sforzo della finzione, la vista per un istante le si confonde, il suo volto si copre d'un pallore spettrale.)
Adalgisa
Signora Giulia!...
La signora Mirelli
Che avete?!...
(Adalgisa e la signora Mirelli vanno a lei come per sorreggerla, l'una a destra, l'altra a sinistra.)
Giulia
(fra le due donne, vincendosi) Niente.
Donna Sofia
Siete diventata livida, benedetta!
Giulia
(seguendo l'impulso di giustificarsi) Forse, un po' l'emozione di poco fa.... Il nome di quel giovane, che mio marito trattava come un figlio, mi ha rimesso davanti, all'improvviso, tutto un mondo di tristezze e di dolori... e ciò non poteva lasciarmi indifferente.... Ma vi assicuro che sto benissimo....
Suora Elisabetta
(entra recando un vassoio coperto d'una salvietta con sopra una gran tazza fumicante) Ecco, signora Giulia.
Giulia
Brava, brava suora Elisabetta! Aspettate, che andiamo insieme. (Alle quattro donne:) Voialtre, non fate complimenti. È l'ora in cui solete ritirarvi nelle vostre cellette. Io vi saluto, e vi prego di non stare in pensiero per me. (Quasi temendo l'affettuosità attenta di quelle donne, alla quale le tarda di sottrarsi, con una vibrazione nervosa esagera la dissimulazione.) Ma perchè, ma perchè quelle facce smorte?... Non sono poi così fragile. Su! Su! Allegre! Allegre! Allegre! (Apre l'uscio della Ferrucci, e, ostentando una solennità scherzosa, annunzia:) Signora Ferrucci, la cena è servita! (Esce.)
Suora Elisabetta
(la segue.)