I.
(Dall'interno della Casa di Salute si propaga, sommessa, la preghiera dell'Angelus cantata a coro dalle Ricoverate.)
Ulrico e Francesco
(sono seduti presso il tavolino, l'uno di faccia all'altro: tutti e due curvi, oppressi, meditabondi nella acuita ascoltazione che li accomuna.)
La preghiera
(È l'ultima strofa:)
Ancora ancora serbaci, o Signore,
il tuo favore,
d'ogni bene, quaggiú, principio e via.
E cosí sia!
(La melopea si spegne, lasciando nell'aria un'ondulata scia di misticismo.)
(I due amici parlano in un tono di segretezza. Non ne sanno il perché. Non se ne danno ragione.)
Ulrico
La sua voce, l'hai distinta?
Francesco
L'ho distinta, sí.
Ulrico
Anch'io l'ho distinta. E mi ha sorpreso che prettamente modulasse le note d'un canto ascetico quella bocca che sino a qualche mese fa aveva modulate, con esperta lascivia, le note di una danza voluttuosa.
Francesco
Ed era tra tutte le voci la piú carezzevole.
Ulrico
La piú carezzevole e la piú pacata, la piú ferma.
Francesco
Verissimo.
Ulrico
Come spieghi la schietta serenità di lei dopo le emozioni che oggi l'hanno squassata?
Francesco
Ella cantava pregando. E appunto il pregare contribuiva a rasserenarla.
Ulrico
È diventata cosí mistica, cosí religiosa da trovare la serenità nella preghiera?!
Francesco
È diventata cristiana: — nell'altruismo, le sue aspirazioni; nella temenza di peccare, i suoi spasimi; nella preghiera, il conforto da cui le deriva la serenità.
Ulrico
Converrai che c'è da intontire. Un'atea di quella risma!...
Francesco
Un'atea, no. Non una credente, ma nemmeno un'atea. L'ateismo è un convincimento. Ed è una forza, giacché un convincimento è sempre una forza. Ella non recava in sé nessuna forza, non c'era in lei che una psichica inferiorità, una fiacchezza ignara che vagava e si smarriva nella sua ignoranza. Mi è stato agevole, per questo, fare di lei la piú religiosa delle mie Ricoverate. L'ignoranza dei deboli è un gran vuoto che aspetta d'essere riempito e che la religione può senza fatica riempire.
Ulrico
(ha la mente scompigliata ed esausta, il corpo vinto dalla rilassatezza.) Sarà stato come tu dici! Non discuto... Non ho la capacità di discutere... Del resto, tutto ciò non ha piú alcuna importanza! (Ostenta un gesto noncurante e risolutivo.) Quel che è fatto è fatto! Io ci metto sopra una croce, e la saluto con una voltata di schiena! (Si alza, piglia il cappello.)
Francesco
(impulsivamente) Cos'è? Te ne vai?... Te ne vuoi andare?
(Una pausa.)
Ulrico
(come un infermo abbattuto dalla infermità) Mio caro Francesco, ti ho afflitto, vessato, tormentato senza restrizioni. È tempo che ti liberi. Tu, scusami, dimentica e non ti preoccupare piú di me. Tant'è: sono quasi calmo. L'uragano è dileguato. Lo ha disperso quel supremo pacificatore dei piú gravi cataclismi dell'umanità che è... l'Ineluttabile!... La sola conseguenza che deploro di tutta questa faccenda è che non saprò come impiegare i logori avanzi della mia vita. Ci sarebbe da buttarli via... Ma... vedremo!... Si ha pure da attendere un po' l'impreveduto. Buona notte, Francesco!
Francesco
(alzandosi, rude, imperativo) Ulrico, io non ti permetterò d'allontanarti di qui sinché ci sarà lei.
Ulrico
Non me lo permetterai, perché?
Francesco
Tu la rivedrai! Tu le riparlerai!
Ulrico
E a qual fine?
Francesco
Per indurla ad amarti, per indurla a seguirti. Non si vince senza combattere. Tu devi vincere!
Ulrico
Queste sono le frasi con cui s'incoraggiano gli eroi delle imprese balorde!
Francesco
Non è mai una impresa balorda l'ostinarsi d'un innamorato nel proposito di farsi amare.
Ulrico
Tutto quello che potevo dirle per farmi amare, io glielo ho detto.
Francesco
Non le hai detto abbastanza. Non hai abbastanza insistito.
Ulrico
La sua indifferenza verso i miei sentimenti, verso la mia persona, è, oramai, insuperabile, e tu lo hai compreso come l'ho compreso io.
Francesco
Il colloquio di oggi è stato troppo brusco, troppo subitaneo, troppo breve, troppo superficiale. Insistere insistere insistere con l'ardente pienezza della tua fiamma nuova! Presto o tardi, il grande amore suscita l'amore!
Ulrico
Non in una donna nella quale l'amore sia già sbocciato con la sua anima stessa!
Francesco
(muggendo sordamente) E dàgli! E dàgli!..
Ulrico
Contro di me ti adiri?!
Francesco
Sono tante scudisciate le tue obiezioni!
Ulrico
Le mie obiezioni rispecchiano, con esattezza, qualche cosa di cui il tuo acume di scienziato e la tua sensibilità di uomo hanno ben còlta una prova definitiva.
Francesco
(acceso, congestionato) Io mi strapperei il cervello per non pensare d'essere colui che te la toglie! Questo pensiero mi sconvolge, mi terrorizza!
Ulrico
Anche di piú ti sconvolge e ti terrorizza, Francesco, il pensiero che presto o tardi il grande amore suscita l'amore, inquantoché — se proprio credi che ciò sia — non puoi ritenerti inaccessibile a un tale fenomeno.
Francesco
(esaltato di terrore) La tua nefasta gelosia m'impone sempre di piú l'incubo maligno che sorge dall'attaccamento di quella donna! Ma io lo scaccerò! Lo scaccerò come si scaccia il profanatore d'un sacrario! E se non riuscirai tu a farti amare da lei, riuscirò io a farmene odiare! (Si domina. Aduna le idee.)
Ulrico
(inerte, flaccido) Be', non incollerirti di piú. Sono a tua disposizione.
Francesco
Tu sarai ospite mio. E a cominciare da stasera avrai modo di ritentare. Dopo la preghiera dell'Angelus e il raccoglimento che segue, è concessa alle Ricoverate una parentesi di emancipazione affinché esse diano segni espliciti delle loro vicende mentali, dei loro progressi o dei loro regressi. Per Sonia Zarowska è convenuto piú specialmente che la Suora la mandi in giardino se l'aria sia mite. Ciò serve a provarle che merita d'essere trattata come una persona normale e a deviarla dalla tendenza che rivela per la clausura. Oltre di che, sotto il cielo stellato o al chiaro di luna, ella si abbevera di poesia; e la poesia si tramuta, per lo spirito, in ossigeno di bellezza morale. Stasera l'aria è mitissima. In giardino ella sarà tra pochi minuti. Lí, la troverai in condizioni propizie ad ascoltarti. — E adesso vieni con me, buono e paziente. Non sarebbe opportuno che súbito tu t'incontrassi con lei. Bisogna che, in giardino, rimanga un pezzo tutta sola. So quel che dico. Fatti guidare da me.
Ulrico
(con accasciata malinconia) Io il burattino, tu il burattinaio; ma siamo ambedue egualmente grotteschi e miserevoli!
Francesco
(mettendogli, fraterno, una mano sulla nuca) Vieni, vieni, Ulrico! E taci. Non piú sfoghi amari e inutili! Vieni! (Lo conduce via, a destra.)