III.

(Comparisce Agnese nel giardino. — Indossa un abito semplice e scuro. Un semplice cappellino, che ha un po' la foggia d'una cuffia monacale, le incornicia la fronte senza alterare le linee del volto, perspicue come quelle d'un cammeo.)

Agnese

(indugia di là dalla soglia. La febbrile premura che la sospinge è contrastata da un sopravvenuto sgomento. Quando ella si decide a varcare la soglia, un leggero capogiro la squilibra e la costringe ad appoggiarsi a uno spigolo del vano.)

(Si avanza Sonia dalla porta a sinistra che si è appena aperta e si è richiusa.)

Sonia

(nel vedere Agnese, si sofferma con un vivo trasalimento.)

Agnese

(riavendosi, se la trova davanti, a molta distanza, in una strana intensa contemplazione, e, memore delle stranezze che fioriscono tra quelle mura, non si meraviglia.)

Sonia

(persiste nel guardarla, trasfigurandosi, e un culminante moto interiore traspare dalla sua trasfigurazione.)

Agnese

(è attirata da quella persistenza, e, facendo qualche passo verso la giovane che le è ignota, la interroga, rinnovando l'antica consuetudine di rivolgere la parola alle Ricoverate con affettuoso interessamento:) Chi siete voi, cara, che tanto mi guardate?

Sonia

Chi sono io?... Come dirtelo?... Sonia Zarowska mi chiamo, ma non sono piú Sonia Zarowska.

Agnese

Ah, no?

Sonia

Sono tutta diversa, ora, dal mio nome.

Agnese

(le si accosta, correggendola, garbata, suasiva) Il nome non conta. Siete tutta diversa da quella che eravate.

Sonia

(compiacendosi di essere compresa) Da quella che ero, sono diversa.

Agnese

Una seconda esistenza?!

Sonia

Una seconda esistenza. Ne dubiti?

Agnese

Non ne dubito, cara! Non ne dubito. Alcune circostanze della nostra vita producono in noi profondi mutamenti. Dal bene al male, o dal male al bene. Nel caso vostro, io credo, dal male al bene.

Sonia

Ma non una circostanza della mia vita mi ha mutata. Mi ha mutata Lui. Solamente Lui.

Agnese

Arguisco che il vostro Lui sia l'uomo filantropico e sapiente che vi ha accolta in questo asilo per prendere cura di voi.

Sonia

Sí, quello è il mio Lui!

Agnese

E dunque?... Le azioni buone o cattive che riceviamo non sono appunto le circostanze che piú influiscono su noi e piú ci trasformano?... L'accoglienza da lui concessavi è stata la circostanza che ha prodotto il vostro salutare mutamento.

Sonia

È giusto, è giusto. Hai ragione. Tu parli con sapienza: con la medesima sapienza che ha Lui. Io da ignorante parlo.

Agnese

E mi guardate!... Ancora mi guardate!?

Sonia

Non disdegnare che ti guardo!

Agnese

No, non disdegno. Perché dovrei disdegnare?

Sonia

Sei cosí in alto!

Agnese

Troppo si affretta la vostra immaginazione a illudervi sulla mia persona! Io vivo nel piú umile cantuccio della terra.

Sonia

(irradiandosi d'ammirazione) E non sei forse tu sua moglie?...

Agnese

(con un sobbalzo) Come lo avete indovinato che sono sua moglie?

Sonia

Non l'ho indovinato. Ti conosco.

Agnese

Non ci siamo incontrate mai prima di stasera.

Sonia

Ti conosco nel tuo ritratto, presso al quale egli lavora e studia, e ti conosco nella costante adorazione ch'egli ha per te.

Agnese

Ammetto, cara, che un mio ritratto veduto presso di lui vi abbia dato qualche indizio; ma che mi conosciate nella sua adorazione non è che una fantasticheria cortese suggeritavi da un estro sibillino. Voi vi compiacete di fare la zingarella lusingatrice.

Sonia

Che egli ti adori, io lo so! io lo so!

Agnese

Non potete saperlo, mia buona creatura. Egli non può averlo palesato a voi.

Sonia

Io so di saperlo. Quella adorazione, segreta, mi è entrata a poco a poco nel cuore insieme con la sua voce, con i suoi sguardi, col suo fiato, insieme con la sua tristezza. E, triste e sconsolata, quale egli, segretamente, la sentiva, quell'adorazione, segretamente, quasi mia diventava!

Agnese

(presa e attonita) Quasi vostra!?

Sonia

... Tu eri assente. Eri assente e non morta. Dove ti nascondevi?... Perché ti nascondevi?... Se fossi stata degna di ricondurti a lui, mi sarei data a cercarti, a cercarti, e dovunque ti avrei cercata. Ma ecco che, non cercata da nessuno, non ricondotta da nessuno, tu sei qui. Sei tornata, sei tornata quando piú era provvidenziale che tu tornassi. Sei tornata per la tua volontà e per la tua fede, anche piú fedele e piú amorosa e piú devota di come ti fa il tuo ritratto. Che tu sia benedetta!

Agnese

(ha l'impressione d'un incantesimo o d'un miracolo) Sonia Zarowska!... Insomma, chi siete, chi siete, voi? Chi siete realmente, ora, «tutta diversa da quella che eravate»?... E che cosa è questa vostra generosa dolcezza, che mi si è mossa incontro cosí bizzarra, cosí oltre le facoltà umane?

Sonia

(con uno scatto di cruccio allarmato) Ti sembro io una demente?

Agnese

(sollecita e tenerissima) Oh, no!... Una demente, no! Non è mai demenza l'impulso di confortare, d'incoraggiare, di augurare. E i vostri occhi sono pieni di un pensiero sicuro e sagace, la vostra fronte è rischiarata dalla piú lucida ispirazione... (La trae a sé, e se la stringe al petto.) No, no, mia piccola grande amica misteriosa, voi non mi sembrate e non siete una demente!

Sonia

(rimpicciolendosi nell'abbraccio) Grazie! Grazie!... E non mi dimenticare, te ne prego! Non mi dimenticare!