V.
Sonia
(ancora di dentro) Ulrico! Ulrico!... (Giunge slanciandosi a stringergli le mani.) Ulrico!
Ulrico
(stringendole a lei) Finalmente! Finalmente!...
Sonia
Ti ritrovo? Ti rivedo?...
Ulrico
Mi credevi morto addirittura?
Sonia
Proprio morto di morte non ti credevo.
Ulrico
Mi avevi dimenticato, ecco.
Sonia
Non ti avevo dimenticato.
Ulrico
Mi pensavi!
Sonia
Ti pensavo, pensando che non esistevi piú.
Ulrico
Ma appena ti ho chiamata, hai sentito berne che tornavo a esistere.
Sonia
Questo ho sentito.
Ulrico
Molta meraviglia?
Sonia
Molta.
Ulrico
Anche molta gioia, se non m'inganno.
Sonia
Molta.
Ulrico
Non hanno potuto trattenerti dal correre a salutarmi risorto.
Sonia
Non l'hanno potuto.
Ulrico
E perché, dimmi, perché ti pareva che io non esistessi piú?
Sonia
Perché non esisteva piú nessuna delle cose d'allora.
Ulrico
Di allora, cioè di quando?
Sonia
Di quando si stava cosí spesso insieme.
Ulrico
Tutte sparite, dunque?
Sonia
Tutte sparite.
Ulrico
Da un giorno all'altro?
Sonia
Sparite a poco a poco.
Ulrico
E non le rievochi? Non le rimpiangi?
Sonia
Di tanto in tanto, sí, ma come in sogno.
Ulrico
(frugando, guardingo) Io credo che ci sia qualcuno che se ne accorge e che ti sgrida.
Sonia
Per esempio, chi?
Ulrico
... Per esempio, Suora Marta, che ti sorveglia continuamente.
Sonia
Non se ne accorge Suora Marta.
Ulrico
(accennando la porta a destra) Oppure se ne accorge lui, che ha la fissazione e la sapienza di scrutare.
Sonia
Nemmeno lui se ne accorge.
Ulrico
E se, per ipotesi, egli se ne accorgesse?...
Sonia
Si dorrebbe.
Ulrico
E ti toccherebbero, quindi, le durezze della sua severità.
Sonia
Severo, lui?... No, mai!
Ulrico
Non ti assilla, forse, non ti martirizza con i suoi rigori, con le sue costrizioni?
Sonia
No!
Ulrico
Tuttavia, hai l'obbligo d'essergli sottoposta, hai l'obbligo di obbedirgli.
Sonia
No!
Ulrico
Che tu neghi o non neghi, è certo che qui ti si tiene come in un carcere.
Sonia
No!
Ulrico
Peggio che in un carcere ti si tiene. In un carcere non si perde che la libertà esteriore, mentre qui ti si comanda e ti si spia perfino nel cervello!
Sonia
No!
Ulrico
Io affermo che ne sei stanca! E con me tu fingi, tu fingi, tu mentisci!
Sonia
No, Ulrico! No! No! No!
Ulrico
(in un muggito di esasperazione — tappandosi gli orecchi con le mani) Ah, sono esecrabili i tuoi «no»! Non farmene udire di piú!
Sonia
(spaventata, si trae indietro. — Resta in pena, sospesa.)
(Un silenzio.)
Ulrico
(scaccia l'ira che lo pervade. Siede. Le parla con una specie di leale remissività.) Riconosco che farnetico. Riconosco che, immaginando costrizioni e martirii, sono in errore. Ma è l'acredine! È la rabbia! È la malignità della rabbia! Ricordo la tua vita d'un tempo non remoto, la ricordo scorrere fluida come un fiume, apportatrice imperturbata di godimenti, tra i rovi e le asperità delle tristezze altrui, degli altrui malori, delle altrui miserie, e in questo ricordare il rimpianto mio, cosí diverso dal tuo, s'inasprisce, si esulcera.
Sonia
(ascolta attentamente.)
Ulrico
In te il rimpianto non è suscettibile di esacerbazioni. È saltuario, scialbo, superficiale, svanente, estraneo al fermento della realtà. «Come in sogno» hai detto, e ti sei espressa con esattezza, poiché, di fatti, ti hanno addormentata nella convinzione che il tuo piccolo mondo d'allora sia sparito per sempre. (Scattando facinoroso) Ma è falso! È falso! La falsità è stato il tuo narcotico!... Esisto io tale qual ero. Lo vedi! Esiste tale qual era tutto ciò che lasciasti! E con la medesima voce con la quale io t'ho chiamata pocanzi, tutto ciò che lasciasti ti ha chiamata e ti chiama!
Sonia
(ha un lieve fremito. La sua attenzione diviene piú tesa.)
Ulrico
Ti chiamano le tue stanze dove nulla è sparito, dove nulla è mutato dall'ultima sera in cui ne respirasti l'aria iniettata di profumi a te cari e di desiderî; ti chiamano i bizzarri abiti neri che secondavano incantevolmente le seduzioni del tuo corpo serpentino; ti chiamano i fedeli specchi avidi della tua immagine nella ebbrezza della danza; ti chiamano le tue ore senza misura, le tue ore senza albe e senza tramonti, riempite dei tuoi capricci fuori da ogni legge, riempite di abbandoni e di oblii! È tuo, è tuo tutto ciò, ancora tuo, piú tuo di prima. Svegliati, Sonia! Svegliati, e rivivi! Nel sonno che ti avvolge come una cappa di piombo, tu piú non vivi,... tu piú non vivi e non mi fai piú vivere!
Sonia
(è presa dalle rievocazioni. Le cose di allora le si riavvicinano. Già la sfiora il loro fascino. Le si disegna sul volto un'animazione perplessa. — Interroga, cauta:) Ci sei stato laggiù in questi giorni?
Ulrico
(s'irradia) Non un giorno è trascorso che io non mi ci sia recato. E lungamente ci restavo.
Sonia
Solo solo?
Ulrico
(malinconicamente) Solo solo.
Sonia
Ti piaceva di restarci?
Ulrico
Mi piaceva di soffrire.
Sonia
Nulla è sparito?
Ulrico
Nulla.
Sonia
Nulla è mutato?
Ulrico
Nulla.
Sonia
(con segretezza) Anch'io rivedrei volentieri le mie stanze, i miei abiti, i miei specchi...
Ulrico
(dissimulando l'emozione che rigurgita) Ti recheresti volentieri laggiù?
Sonia
Soltanto una volta!
Ulrico
(con subdolo assenso) Soltanto una volta, s'intende! Una fugace visita al passato! Non piú di questo.
Sonia
Non piú di questo.
Ulrico
Io, poi, ti faccio notare che se realmente lo vuoi, non ti sarà troppo difficile.
Sonia
(sottovoce) Non posso.
Ulrico
L'impossibilità è nella tua immaginazione.
Sonia
Non si esce dall'asilo senza il permesso di lui.
Ulrico
Mi hai assicurato che non tiranneggia, che non è severo con te. Gli chiederai il permesso che ritieni indispensabile, e l'otterrai.
Sonia
Per andare laggiù, no, non glielo chiedo! Me ne vergognerei.
Ulrico
Ne farai a meno, ed egli ti assolverà.
Sonia
Mi consigli di uscire di nascosto?
Ulrico
Di tentarlo io ti consiglio.
Sonia
(accesa d'una sinistra reminiscenza) Di nascosto come per rubare?!
Ulrico
Dove salti con la fantasia? Si tratta semplicemente di uno strappo alle consuetudini di clausura. Non è un crimine. Non è un'azione da paragonare a un furto.
Sonia
Sí, ne convengo: un crimine non è.
Ulrico
Dunque, nessun ostacolo, nessun rischio e, soprattutto, nessun rimorso.
Sonia
Tu mi accompagnerai, n'è vero?... Mi devi accompagnare...
Ulrico
È naturale che io t'accompagni.
Sonia
E quando andremo? Quando?
Ulrico
Decidi tu. Non dipende che da te.
Sonia
Io non so... Io non oso decidere... Forse, oggi stesso potremmo!
Ulrico
(levandosi ebro, esagitato, abbacinato, col respiro mozzo) Ma certamente! Oggi stesso! Oggi stesso!... Perché no?... E non bisogna ritardare!... Egli, a quest'ora, è intento ai suoi studî; la zelante Suora ha avuto l'ordine di risparmiarti il suo zelo; la mia riverita persona si trova già, per caso, a tua disposizione: sarebbe una ingratitudine verso la fortuna non profittare di circostanze cosí favorevoli!
Sonia
(con una esaltazione timorosa e frettolosa) Ebbene, sí! Profittiamone! Profittiamone!... Tu uscirai prima di me... Mi aspetterai alla svolta della strada... Io cercherò di deviare l'attenzione del guardiano... Gli farò credere che si riversa l'acqua dalla fontana, o, meglio, lo pregherò di cogliere per me qualche fiore... Mi è amico: non si negherà... E appena si sarà allontanato dal cancello, io, di corsa, di corsa, a raggiungerti!... Sono contenta, Ulrico, sono tanto contenta! — Vai vai vai vai!
Ulrico
Bada che ti aspetto!... (Si avvia, veloce, sogguardandola un po' diffidente.)
Sonia
(in un lampo di allarme, dà un grido soffocato:) No!
Ulrico
(arrestandosi di colpo) Sonia?!
Sonia
(casca a sedere.)
Ulrico
(accorre) Sonia?!
Sonia
(affaticata, fioca, con negli sguardi e nell'accento una intima solennità) Non mi aspettare... Torna laggiú, se vuoi, ma «solo solo»... come in questi giorni. Io non ci sarò.
Ulrico
(miseramente) Avevi riaperte un poco le ali al volo: le hai richiuse.
Sonia
Laggiú... è il pericolo. Laggiú è la malia dei vizî, la malia del peccato.
Ulrico
(pallidissimo) Parli di peccato?! Parli di vizî?! Due parole che non conoscevi!
Sonia
Furono i miei nemici!
Ulrico
Tu distingui, nella tua vita, i fatti umani a cui si riferiscono le due parole paurose e non tue che hai pronunziate?
Sonia
(con una istantanea percezione) Li distinguo! Li distinguo! Ero nei vizî e nel peccato. Ora, non piú!
Ulrico
E sei capace, in coscienza, di odiarli? In coscienza sei capace di temerli?
Sonia
Li odio e li temo perché mi benefica l'esserne lontana.
Ulrico
Parole non tue, Sonia! Parole non tue!
Sonia
Lo sento che ne sono beneficata. Lo sento! Non m'inganno!
Ulrico
Cosí ti hanno detto e a te pare che sia.
Sonia
Io vorrei che tu sapessi capire quello che sento.
Ulrico
Io vorrei che tu me lo facessi capire con parole che fossero veramente tue!
Sonia
(stentando a esprimersi)... È qualche cosa che sta tutta dentro di me: una grande dolcezza dell'anima!
Ulrico
(attonito) Dell'anima!... (Si tortura i capelli con le dita nervose. La sua sensibilità fluttua scompigliata. Il suo pensiero brancola nel vuoto.)
Sonia
(rasserenata, buona, amicale — si leva.) Addio, Ulrico!
Ulrico
(in un urgente trapasso) Questo addio, Sonia, io lo respingo. (Egli è come colui che sul punto di affogare si rinvigorisce di una suprema energia istintiva per salvarsi.) Lo respingo non per cercare ancora di ricondurti dove si annida il pericolo, non per esortarti ancora a rivivere il passato che hai misconosciuto. Io ti esorto unicamente a non escludermi, a non sacrificarmi, a non distaccarti da me. Eri la donna dei miei piaceri, non sarai piú tale, e non t'inciterò a ridiventarla, non ti biasimerò, non soffrirò. Un'altra donna tu, un altro uomo io. Ti farò abitare una casetta appartata, cheta, gentile, sorridente. Verrò a bussare alla tua porta senza molto insistere, e quando me l'aprirai io te ne sarò grato, e ti terrò compagnia, ci terremo compagnia a vicenda, tu serbandoti come hai imparato a essere, io volendoti sempre piú un bene che non avevo mai immaginato di poterti volere. Questo, questo ti offro, Sonia, con un fervore profondo, e se di ciò che senti nulla è rimasto in te inespresso e inesprimibile, non c'è nessuna ragione, nessuna, per la quale tu debba rifiutare e ridirmi addio.
Sonia
(è commossa, ma non conquistata. Sulla sua fisonomia si disegna l'implorazione:) Ulrico!...
Ulrico
Rifiuti?... Rifiuti?!... (Prorompendo in un furore cattivo) Ah, non inutilmente ho rimescolato il mistero! (Esce a destra, violento, clamoroso) Vieni, Francesco! Il mio colloquio con Sonia Zarowska è terminato.
Sonia
(in orgasmo) No! Lui, no, te ne supplico! Lui, no!
Ulrico
(di dentro, ancora clamoroso) È necessario che tu venga, e súbito! Vieni! Vieni!
Sonia
(gridando) Ma perché? Ma perché?
Ulrico
(tornando) I «perché» e i «ma», in un manicomio, fanno cilecca!