VII.

Suora Marta

(entra con sollecitudine) Qualche ordine per me, Direttore?

Francesco

Nessun ordine, Suora. Ho da farvi una comunicazione e da rivolgervi una preghiera. Sonia Zarowska è congedata. Tra pochi minuti non sarà piú nostra ospite.

Sonia

(ha una forte scossa interiore.)

Francesco

(proseguendo) Mi risulta in modo positivo che le sue condizioni psichiche sono tali che le sarebbe superfluo, se non dannoso, costringerla a prolungare la dimora in questo Ricovero. Intanto, mi è impedito di trattenermi con lei per gli ultimi doveri dell'ospitalità. Mi occorre disbrigare molto lavoro, e al piú presto. Voi, Suora, — e questa è la preghiera che vi rivolgo — avrete la cortesia di sostituirmi, come frequentemente desidero. Le sarete accanto col vigile garbo che vi è consueto se ella vorrà salutare le amiche che l'hanno cullata nella loro affezione e la sua cameretta dove per la prima volta ha conosciuto il riposo affrancato dall'insidia. Poi l'accompagnerete fino al cancello del giardino, e lí cederete a Ulrico Nargutta — il quale ne sarà felice — la vostra e la mia prosciolta responsabilità.

Suora Marta

Sta benissimo.

Sonia

(si è curvata nella schiena, simile a un giunco colpito dalla grandine. Il capo le pende in avanti. I suoi occhi, aperti e soffusi di cupezza, non hanno piú battito di ciglia.)

Ulrico

(attraverso lo sconforto, non cessa un attimo di osservarla.)

Francesco

E voi, che avete, che avete, Sonia? Non deve né attristarvi né avvilirvi il commiato. Deve, invece, rendervi lieta, secura, orgogliosa. Su! Su! Alzate la testa! Alzate la testa con la piú balda lietezza come per una resurrezione, e sia tutto ridente il vostro saluto!

Sonia

(rifugiandosi, a un tratto, presso la Suora) Suora Marta! Suora Marta! Voi siete la madre generosa di noi tutte e a lui, nella generosità, siete sorella. Intercedete voi perché non mi mandi via!

Ulrico

(tagliente) Spetta a me d'intercedere! E sarà una intercessione efficace.

Francesco

(impetuoso) A te spetta di tacere, e tacerai! (Indi a Lei) È inconcepibile che confondiate i provvedimenti suggeritimi da ponderate considerazioni con l'atto di un ostile congedo. Io mi sono proposto di ridonarvi il respiro d'una libertà completa per rafforzare in voi la consapevolezza delle vostre rapide conquiste, della vostra vittoria. Se è per voi troppo nebuloso quel che vi dico, proverò di chiarirvelo.

Sonia

No, non darti piú pena! Sarà di me quello che tu vuoi!... (La cupezza si risolve in lagrime dirotte.) Ti obbedirò.

Francesco

L'obbedienza non l'ho insegnata mai, e non mi piace. Io non ammetto di essere obbedito!

Suora Marta

Queste lagrime, Direttore, chiedono ancora aiuto!

Sonia

Ancora aiuto chiedono, ancora aiuto! La vostra bontà, Suora, lo intende, lo vede. Fate che lo veda la bontà di lui!

Ulrico

(si abbatte sopra una sedia.)

Francesco

(nonostante una recondita preoccupazione, accondiscende.) Voi sapete, Suora, che spesso mi è di sollievo subordinare le mie decisioni al vostro discernimento. Voi mi consigliate di rinviare il congedo di Sonia Zarowska?

Suora Marta

Mi permetto di consigliarvelo.

Francesco

E sia. Conducetela nella sua camera, e ripetetele bene che rimarrà.

Sonia

(con un recrudescente effluvio di lagrime, si avvinchia a Suora Marta) Tenetemi stretta!... Non mi lasciate!

Suora Marta

(traendola dolcemente) Non vi lascio, no, figliuola mia!... E cessate di piangere come una bimba sperduta!... Rimarrete. Rimarrete. Il Direttore lo desidera. Non vi si mentisce. Rimarrete...

(Escono.)