SCENA I.

MADDALENA e PETRUCCIO.

(Sono tutti e due seduti presso il tavolino.)

Maddalena

Aspetta. (Si alza; va a prendere della carta che è sul baule; torna a sedere, e con un pezzo di quella carta costruisce una piccola barca.) Guarda com'è bellina, questa!

Petruccio

Una barca?

Maddalena

Già, una barca.

Petruccio

Un'altra più grande, adesso.

Maddalena

Un'altra più grande. (Comincia a costruirla, piegando la carta.)

Petruccio

Un bastimento col vapore.

Maddalena

Eh, col vapore, non si può fare di carta.

Petruccio

Quello quando venimmo per mare, ti ricordi?...

Maddalena

Si, mi ricordo: quando venimmo da Napoli a Genova....

Petruccio

... era col vapore.

Maddalena

Sì, quello lì era col vapore.

Petruccio

Perchè?

Maddalena

Perchè doveva camminare in fretta.

Petruccio

Come sulla ferrovia?

Maddalena

La ferrovia, tu non l'hai vista mai.

Petruccio

Ma la so, chè me l'ha detta il nonno quando papà è partito.

Maddalena

E dov'è andato, papà, dov'è andato?

Petruccio

A Napoli è andato, chè a Napoli c'è la sua officina.

Maddalena

(carezzandolo) No, angelo caro, l'officina non c'è più.

Petruccio

Perchè non c'è più?

Maddalena

(tristemente) Eh! Perchè così è! Vedi che bastimento! C'è anche il fumaiolo. (Glielo mostra.)

Petruccio

Allora, lo hai saputo fare col vapore.

Maddalena

E no. Ci vorrebbero le macchine.

Petruccio

Papà le sa fare.

Maddalena

Lui, sì.

Petruccio

E perchè non è tornato, oggi?

Maddalena

Forse tornerà stasera. Anzi... (per chetarlo) certamente tornerà.

Petruccio

E porterà anche il pranzo?

Maddalena

S'intende. (Scrolla il capo. Indi, poggiando i gomiti sulla tavola, stringe la fronte fra le mani, presa dallo sconforto e dalla pena che le desta il suo bimbo.)

(Un silenzio.)

Petruccio

Sei malata?

Maddalena

(scotendosi e dissimulando) No, no, non temere, mamma tua sta benissimo.

Petruccio

Hai fame tu pure?

Maddalena

Nemmeno.

(Un silenzio.)

Petruccio

Vogliamo stare un poco vicini vicini? Vicini vicini sul divano, come piace a te?

Maddalena

Sì, amore mio. (Lo abbraccia e lo bacia.)

Petruccio

(la tira per la veste sino al divano. Ella vi si rincantuccia. Egli le si mette sulle ginocchia, le si aggrappa al collo, premendole il ventre e il petto, piegando la testa sulla spalla di lei, e sospira.)

Maddalena

Angelo caro, mamma tua soffre un tantino così. Senti. Sai come devi fare? Stendi le gambine sul divano e poggia la testa sulle ginocchia di mamma tua. Anche così staremo vicini.

Petruccio

(mettendosi come ha detto lei) E noi, quando andiamo un'altra volta a Napoli, insieme col babbo?

Maddalena

A Napoli, no, non dobbiamo più andarci. Abbiamo avuto dei dispiaceri, laggiù.

Petruccio

E papà perchè ci è andato?

Maddalena

Ci è andato per fare del bene a Petruccio, per fare del bene a mamma tua....

Petruccio

(interrompendola) Te l'ha scritto?

Maddalena

Sicuro che me l'ha scritto.

Petruccio

Voglio sentire come t'ha scritto.

Maddalena

Sì, sì, ora ti faccio sentire. (Cava dal petto una lettera e, senza guardarla, finge di leggere, improvvisandone il contenuto.) (Petruccio, coricato com'è, non la vede.) «Cara Maddalena, tu e Petruccio dovete avere un poco di pazienza e dovete pensare che io sto qui per il vostro bene. Ti prego di dire a Petruccio che quando verrò a Genova faremo tante tante cose belle, e lui sarà contento di andare alla scuola e d'imparare come fanno tutti i ragazzi buoni come lui che tengono compagnia alla mamma e che ne sono la consolazione.» (Ha qualche lagrima negli occhi) «Ti prego di dirgli pure che quando giungerò io, a te e a lui non mancherà più nulla, e cesseranno tutte le pene, e la sera Petruccio andrà a letto tranquillo tranquillo, e poi farà dei bei sogni, proprio come se fosse un ometto grande, e il giorno dopo racconterà alla mamma tutto quello che ha sognato.» Hai sentito?

(Petruccio si è addormentato di un sonno di languore.)

Maddalena

(fra sè:) Dorme. (Gli solleva il capo, glie lo adagia su un cuscino del divano. Si toglie lo scialle e ne copre il bambino.)