SCENA III.
Entrano LUIGI MANGIULLI, FRANCESCO GIACOBELLI, GENNARO SANTINI, e, prima e dopo di essi, a gruppi o soli, più di un'altra trentina di operai, dalle facce pallide, alcuni dei quali sono comparsi al primo atto. Poi, NANNINA.
(Scambio di saluti, man mano che si entra.)
— Buonasera.
— Buonasera.
— Buonasera, Gennarino.
— Buonasera, Giovanni.
— Caro don Luigi!
— Don Vincenzo!
— Servo vostro.
— Padrone mio...
Giacobelli
(si avanza parlando vivamente e gesticolando fra quattro o cinque compagni che lo ascoltano. È livido in volto, eccitato, nervoso.)
Magliuolo
(lugubremente) Comincia ad avanzarsi tutto il corteo.... Ma il catafalco non lo vedo.... (Egli si alza barcollante con gli occhi spiritati, indi ricade, pesantemente, su una sedia e si abbatte.)
Santini
(gaiamente, al bettoliere, quasi abbracciandolo:) Don Pasqualino amabile.
Pasqualino
Vino e carte?
Santini
No, niente carte. Stasera si ha da ragionare. Stiamo in cappella. Abbiamo già un piede in galera, e non c'è tempo da perdere.
I due Ceffi
(confabulano.)
Altre voci
Vino! Vino!
Mangiulli
E a credenza.
Pasquale
(esegue velocemente, distribuendo bicchieri e guastade.)
Raffaele
(al braccio di Martino) Ma perchè non vi ricordate mai di me quando i compagni vostri vanno in cerca di danaro?
Martino
I miei compagni non mi vedono di buon occhio. Da che sono tornati a stare con me sotto lo stesso padrone, mi hanno sulle corna. E poi, che affare potreste combinare con questi straccioni?
Raffaele
Se dànno il pegno, io sto sicuro. E a voi il quindici per cento sugl'interessi non manca. Avete una famiglia sulle spalle, e io sono un uomo di coscienza.
(Tutti si sono seduti e ciarlano. Si ode un mormorìo confuso. Entra Nannina.)
Nannina
(è una donnina bella, giovanissima, pallida: occhi infossati. È vestita poveramente, ma con una certa civetteria: gonna breve, zoccoletti luridi, trascinati da piedi piccoli in calze colorate. Il corpetto serrato, di color blu, mette in mostra le anche: intorno al collo un gran fazzoletto rosso, di cui due cocche unite scendono a punta sul dorso e due sulle mammelle. Cammina mollemente. Ha un aspetto malinconico e, nondimeno, i suoi sguardi sono ricercatori e provocanti.) Don Pasqualino, per favore, mezzo litro. (Si ferma poco lontano dal banco di vendita.)
Pasquale
(affaccendato, servendo gli altri) Un momento.
Giacobelli
(seduto in mezzo ai compagni, continuando il suo discorso, si accalora maggiormente) Io voglio sporgere querela, vi dico. Pezzente, ci sono e ci resto. Ma perquisito come un pregiudicato qualunque, no!
Il Moro
(che si è avvicinato a Nannina, le parla, alle spalle, cortesemente:) Se mi permetti, te lo voglio pagare io questo mezzo litro.
Nannina
È inutile: da te non mi piglio niente.
Il Moro
E perchè?
Nannina
Non ci vieni più a trovarmi.
Raffaele
(adocchia Nannina, e aspetta.)
Martino
(se ne va in fondo, accendendo il sigaro.)
Il Moro
(a Nannina:) E non ci vengo chè ci soffro troppo a venirci.
Nannina
Bella scusa! Quando venisti la prima volta non facevo forse... quello che faccio adesso?
Il Moro
Ma vedi:... se tu volessi....
Nannina
(sospira) Eh!
(Tacciono.)
Raffaele
(a Pasquale, che è al banco:) Dàlle quello che vuole alla ragazza, e mettilo a conto mio.
Il Moro
(a Nannina:) Non mi rispondi?
Nannina
(con bontà) Lasciami stare. Questa vita devo farla a forza per quella creatura che non ho voluto dare alla Madonna. Il Signore me l'ha mandata, e io me la tengo.
Il Moro
E chi ti dice che non devi tenertela? Dopo un anno di buona condotta, chi sa!... Io sono poverello, eppure,... vedi:... sarei capace anche di sposarti....
Nannina
(dolce) E per quest'anno? Come vivrei? (Sempre dolcemente) Lasciami stare!...
Pasquale
(a Nannina, porgendole il mezzo litro di vino.) A voi, un mezzo litro di Posillipo asciutto.
Nannina
(sta per mettere i soldi sul bancone.)
Raffaele
È pagato.
Nannina
(si volta, e ammicca.)
Il Moro
(si allontana, grattandosi in testa, con la faccia triste.)
Nannina
(fissando Raffaele con gli sguardi invitanti, fa un lieve cenno interrogativo col capo.)
Raffaele
(con un altro cenno del capo, risponde di sì.)
Nannina
(esce dalla bettola, con le mani dietro la schiena, a passi lenti, canticchiando languidamente:)
«Comme te voglio amà
manella 'e cera
si me te faie tuccà
matina e sera....»
Santini
(al Moro che, pensoso, gli è dappresso:) E va.
Il Moro
No.
Raffaele
Signori miei, con permesso. (Esce difilato.)
1º Ceffo
(sottovoce, al 2º:) Mangiulli Luigi, Santini Gennaro, Giacobelli Francesco....
2º Ceffo
(interrompendo pianissimo) Questi li conosco tutti, e sono tutti nella lista! (Forte) Fate carte voi.
Pasquale
(è più che mai affaccendato, servendo gli avventori, che chiacchierano vivamente.)
Giacobelli
(sempre continuando il suo discorso, riscaldandosi e vociando) .... E se non fosse per quella bagascia della miseria, vi farei divertire io, vi farei!
Magliuolo
(imitando i compagni, ha ricominciato a bere.) Chi è che offende la miseria?! Io mi ci trovo benissimo... perchè tutti sono creditori miei, e io sono creditore del Padreterno, che è più solvibile di me. Viva la miseria! (Prende una guastada e l'abbocca avidamente.)
Il Moro
(accorre e glie la toglie di mano.)
Santini
Ha ragione il vedovo! (Alzando il bicchiere) Viva la miseria!
Molti
(rispondono con una intonazione strana, quasi tetra) Viva la miseria! (Bevono.)