SCENA IV.

ANTONIO e detti.

Antonio

(entrando dal fondo) Bravi! Qui si gozzoviglia!

Santini

Antonio!

Martino

Chi si vede!

Antonio

Buona sera alla compagnia!

Mangiulli

Salutiamo.

Larossa

Si riverisce!

(Altri saluti.)

Giacobelli

Ma come! Ancora da questi paraggi?

Antonio

Sono partito ieri l'altro e son ritornato stasera.

Panunzio

Qualche gran cosa!?

Antonio

Appunto. Una cosa magnifica!

Panunzio

Per San Crisostomo!

Antonio

Sapevo di trovarvi qui. Sentirete!

Mangiulli

(offrendo ad Antonio) Un bicchiere?

Antonio

E perchè no? Voglio gozzovigliare anch'io. (Prende.)

Mangiulli

Inganniamo lo stomaco.

Antonio

E io voglio ingannare il cervello. Alla vostra salute! (Beve.)

Molti altri

— Grazie!

— Alla tua!

— Alla tua!

(Bevono.)

Antonio

Be'? Che si fa laggiù? Che novità? (Siede presso una tavola accanto a Mangiulli.)

Panunzio

Una, e grossa: hanno fatto un furto al padrone.

Antonio

(senza averne nessuna impressione, bevendo ancora) Oh, oh!

Mangiulli?

Un bel contrappelo.

Antonio

Quanto? Un milione?

Larossa

(con disprezzo) Ma che! Si parla di centomila lire.

Panunzio

(con più disprezzo di lui) Neppure! Una meschina bagattella che non arriva alle cinquantamila!

Santini

Io poi dico: se si ha da sporcarsi le mani, meglio cacciarle bene dentro e toccare il fondo.

Larossa

E bada che ce n'erano dei soldi nella cassa forte!

Antonio

Ah si? Più di quello che gli hanno rubato?

Larossa

Più, più. Assai più.

Santini

Imbecille d'un mariuolo!

Giacobelli

Un mariuolo onesto, perbacco!

Antonio

(si volta e lo guarda.)

1º Ceffo

Quattro punti, e una scopa che son cinque: la vincerò tripla.

2º Ceffo

Non credo.

Giacobelli

(ad Antonio:) Perchè mi guardi così?

Antonio

Perchè hai detto una bella parola. Chi mi favorisce ancora da bere?

Il Moro

(che era indietro, si avanza, porgendogli il suo bicchiere.) Posso aver l'onore io, signor Antonio?

Antonio

Oh, sei qua, buona lana? Non t'avevo veduto. Accetto. (Prende.)

Martino

Il terzo bicchiere, poi, spetterà a me ad offrirlo. Ci ho delle obbligazioni con voi, e me ne ricordo.

Antonio

(ironico) Va là, sono io che ho delle obbligazioni con te.

Martino

Eh, lo so: uomo avvisato, mezzo salvato; ma voi non voleste darmi retta!

Antonio

Ma ti sono grato ugualmente, e, difatti, questa volta invito la comitiva a bere proprio alla tua salute.

(Nessuno risponde, e nessuno beve. Qualche borbottìo di protesta.)

Antonio

No?... Allora bevo soltanto io.... (Beve.)

Martino

E mi fa piacere.

Giacobelli

Diventi bevitore?

Antonio

Divento un po' di tutto con l'aiuto della Provvidenza!

1º Ceffo

(giocando) Scopa!

2º Ceffo

(gettando una carta sulla tavola) E vediamo se avete un quinto cavallo!

Antonio

E l'hanno acchiappato questo ladro?

Panunzio

Volevi che si lasciasse anche acchiappare?

Santini

Che diavolo!

Antonio

Ma, insomma, i sospetti su chi cadono?

Giacobelli

Secondo il padrone, ognuno di noi può essere un mariuolo. Ieri, qui, c'è stato spettacolo gratis: perquisizioni, interrogatorii, spionaggio, sorprese, poliziotti travestiti alle nostre calcagne. Meglio d'un teatro!

Antonio

Ah sì?!

Mangiulli

(ironicamente) Qui dentro, però, poliziotti non ce n'è. (Abbassando la voce) Se quei due che giocano non sono poliziotti, voglio perdere gli occhi.

Antonio

(piano) Ho capito.

2º Ceffo

Ma quanti accidenti di re avevate in mano?

1º Ceffo

(facendo l'ultima giocata) Ve l'avevo detto: è tripla.

Antonio

(a voce alta) E in che modo finirà la faccenda?

2º Ceffo

(al 1º, dandogli dei soldi) E buon pro vi faccia!

I due Ceffi

(si alzano. L'uno dopo l'altro, pagheranno al banco, indugiando un poco, e andranno via, salutando appena, con disinvoltura.)

1º Ceffo

Signori!...

2º Ceffo

Signori!...

Alcuni

(rispondono al saluto, sdegnosamente, a fior di labbro:)

— Felice notte!

— Buona nottata!

Mangiulli

Carissimi!

Giacobelli

(mentre i due Ceffi s'alzano, pagano, salutano ed escono — risponde ad Antonio) Finirà che ne piglieranno uno a casaccio, uno che abbia il naso più di traverso o le orecchie più grandi o il mento più lungo, e, dopo il cerimoniale della Corte d'Assise, al fresco! Galera, e pranzo gratis. Un impiego come un altro!

Santini

Chè se poi costui è innocente, che gliene importa alla giustizia? È stato condannato? E dunque la giustizia ha fatto il suo dovere. Doveva pensarci lui a meritarsi la condanna! Perchè non ha rubato veramente?

(Si ride un po'.)

Antonio

Tu parli come un filosofo, e io ti ammiro; ma questa sera ho il prurito d'aiutarla io la giustizia.

Giacobelli

E come?

Mangiulli?

Come?!

Antonio

Volete vedere che faccio venir fuori il ladro?

(Tutti hanno un moto di risentimento.)

Martino

Lo fate venir fuori da che parte?

Antonio

Senza andar troppo lontano. Qui, qui, fra questi muri.

(Mormorii di meraviglia e di sdegno.)

Martino

Voi ci offendete, mi pare!

Santini

Ohè, tu scherzi male!

Antonio

No, che non offendo nessuno!

Giacobelli

(alzandosi minacciosamente) Parla chiaro, o non so quello che può accadere!

Molte voci

Parla! Parla!

Antonio

Parlo chiaro, non temete. Son venuto proprio per questo. Il pensiero che un innocente avesse potuto essere accusato e messo alla tortura non mi ha fatto dubitare del mio compito, e il proposito di denunziare il colpevole è diventato frenesia e mi ha trascinato qui vertiginosamente, dandomi l'ebbrezza dell'entusiasmo! (Eccitandosi sempre più) Non un momento di titubanza, ve lo giuro, ve lo giuro, non un momento in cui io non abbia sentita tutta intera, vigile, ostinata, trionfante, la mia coscienza!

(I compagni ascoltano attentamente con le facce stravolte.)

Antonio

(drizzandosi in piedi) C'è, è vero, un mestiere più nefando e più vile di quello del ladro, ed è il mestiere del delatore!

Mangiulli

Antonio, tu impazzisci!

Antonio

(in un parossismo di esaltazione spasmodica, sghignazzando) Ma io mi pago a un prezzo immenso il lusso della immensa viltà che commetto, e, per la voluttà di compiere il sozzo mestiere, prendo con le mie mani la mia vita così, come prendo questa bottiglia vuota, (esegue) e la mando in frantumi! (Scaglia a terra, con violenza, la bottiglia, le cui schegge schizzano intorno. Egli grida:) Sono il delatore di me stesso! Il ladro di Guido Salviati sono io!

Tutti

(di scatto, si alzano, colpiti dal terrore e dalla meraviglia. Si odono simultaneamente le loro esclamazioni:)

— Che!

— Tu!

— Tu!

— Voi!

(E restano allibiti, attoniti.)

Antonio

Vi sembra di sognare, eh? Vi faccio ribrezzo?... C'è forse, in questo momento, qualcuno, fra voi, che mi stringerebbe la mano? (Stende la destra.)

(Alcuni indietreggiano un poco, altri evitano di guardarlo, imbarazzati.)

Martino

(nascondendo le mani) Puah!

Il Moro

(vorrebbe stringere la mano di Antonio, ma, timidamente, con gli sguardi dolci, par che dica che la sua stretta non varrebbe niente.)

Antonio

No, lo vedete: non c'è!... Antonio Altieri, colui che predicava la lealtà, l'amore, l'emancipazione garantita dalla fratellanza, l'uomo che proclamava la necessità del benessere individuale a condizione di non ledere i giusti interessi altrui, l'uomo che non ammetteva altro potere che quello naturale e sano del proprio cervello, dei propri muscoli, della propria forza, del proprio lavoro, si è coperto di fango! Ha dato la caccia al danaro degli altri, si è introdotto audacemente, di notte, con chiave falsa, nella casa d'un ricco e, profittando del segreto della cassa forte ch'egli stesso aveva costruita, quasi avesse preparato da lungo tempo il suo piano, ha rubato tranquillamente ciò che gli serviva ed è venuto a battersi il petto dopo d'aver messo in salvo il bottino! (Feroce) Sputategli sul viso! (Contrae le linee del volto come se davvero lo sentisse colpito dallo sputo.)

Giacobelli

(mite, con deferenza, con pietà) Ma no, Antonio, noi non ci permettiamo di giudicarti.

Antonio

(altero, tonando) E fate male! — Perchè non volete giudicarmi? Ah! Voi ignorate come io sia stato vinto? Voi non mi conoscete più, ora? Avete dimenticato che a dodici anni io lavoravo come un adulto con molti di voi nell'officina di Guido Salviati e che mio padre si privò anche del pane per coltivare in me ciò che alla sua ingenuità pareva poco meno che il seme del genio? Avete dimenticato che dopo lunghi anni di studio e di stenti qualche cosa di esclusivamente MIO germogliò difatti qui dentro (toccandosi la fronte) e che, quando presentai a Guido Salviati i progetti completi delle mie invenzioni, egli me ne offrì un prezzo ridicolo esigendo, per giunta, la proprietà assoluta delle mie idee? Voi avete dimenticato che allora sentii il bisogno impellente dell'indipendenza per me e per voi e riuscii a compiere il miracolo d'una propizia combinazione finanziaria e vi chiamai, v'invitai a lavorare, a lottare insieme con me per innalzare un edificio che diventasse tutto nostro e che ci preparasse una vita di benessere, senza superbia e senza umiltà, senza padroni e senza schiavi? È inesatto, è falso, è fantastico, tutto questo?

Santini

No! No! È vero!

Giacobelli

È verissimo!

Antonio

E chi fu — dite — chi fu che, comperando da una parte i crediti dei nostri creditori diffidenti e dall'altra sforzando la sua produzione e riducendo i suoi prezzi, soffocò la nostra impresa tra la sua crudeltà di creditore unico e la concorrenza ch'egli stesso ci faceva?

Giacobelli

Fu Guido Salviati!

Qualche altra voce

Lui! Lui fu!

Antonio

Egli ci volle annientare non per orgoglio industriale, no, ma per avidità di speculatore ingordo!

Giacobelli

È la verità, perdinci!

Molte altre voci

— È la verità!

— È la verità!

— È la verità!

Antonio

(incalzando) E quando fummo costretti ad arrenderci, quando, per pagare il debito enorme che avevamo oramai soltanto verso di lui, dovemmo mettere nelle sue mani il mio brevetto, la nostra officina, la nostra casa, e bruciare i nostri ideali come i vinti bruciano le loro bandiere prima di darsi al nemico, voi, sì, vi poteste rassegnare ad averlo un'altra volta per padrone, ma io non potetti neanche rassegnarmi a questo. E sapete perchè?

Santini

Ma sì che lo sappiamo!

Antonio

Ah, no! Nessuno ve l'ha detto bene, e voi non lo immaginate. Egli... mi scacciò! (Ride come un forsennato.) Ah! Ah! Ah!...

Mangiulli

È orribile!

Giacobelli

È schifoso!

Santini

È infame!

Altri

(fanno eco)

— È infame!

— È infame!

Antonio

E ben presto una sinistra fama d'ambizioso, di impostore, d'inetto, di ciarlatano e di ribelle si diffuse intorno al mio nome; e non trovai più credito, non trovai più un industriale che mi accogliesse con fiducia, e mi si fuggiva come un appestato, e a casa mi aspettavano, intanto, nella miseria, mio padre che aveva lasciato un braccio fra i denti d'una macchina, un figlioletto a sei anni e la mia povera compagna incinta. Incinta, sissignori! Non lo nego! Incinta! (Come una proclamazione) Ho commesso il gran peccato di amare una donna onesta che mi amava! E ho fatto di peggio: non ho voluto condannarla alla sterilità! Non è forse il maggiore dei delitti il mettere al mondo dei figli?

Tutti

(protestano:)

No! — No! — No!

Martino

(se ne sta da parte, sprezzante.)

Antonio

E questo peccato e questo delitto mi hanno data la gioia di consumare un'altra turpitudine, un altro delitto, e ho sottratto cinquantamila lire dalla cassa forte di colui che, protetto dal Codice, aveva eliminato la mia persona come quella d'un intruso, s'era impossessato del prodotto più vivo della mia mente e aveva sottratto a me tutto quanto m'era sembrato non potersi mai scindere dalla mia vita, dall'anima mia. (Gridando pazzamente) Ma ditemi, dunque, perdio, ditemelo, ditemelo se avete ancora un avanzo di coscienza umana: chi di noi due, chi di noi due è il ladro?!

(Movimento generale.)

Giacobelli

No, il ladro non sei tu!

Mangiulli

Con le tue macchine meravigliose, la casa Salviati guadagna il venti per cento sui suoi capitali!

Santini?

E noi guardiamo!

Panunzio

E lui e il figlio si pagano cavalli, carrozze, camerieri, sgualdrine....

Larossa

E noi ci consumiamo la salute per pochi soldi al giorno!

(Il vocìo cresce.)

Giacobelli

E l'avvenire è pieno di dubbî!

Mangiulli

Noi camminiamo all'oscuro!

Panunzio

Chi ci assicura il pane?

Mangiulli

Siamo legati mani e piedi!

Santini

Chi ha saputo spezzare le catene è un eroe!

Il Moro

(entusiasticamente) È un eroe!

Martino

Sciocconi che siete! Costui è venuto a scaldarci il cervello perchè si trova in male acque.

Giacobelli

Taci, tu!

Martino

Non ho paura, io! Da che mondo è mondo, chiunque si piglia il denaro degli altri è un mariuolo!

Antonio

(scagliandosi su Martino) Ah, giuraddio!

Il Moro

(lo trattiene.)

(Tutti contro Martino, scacciandolo e schiamazzando:)

— Taci!

— Taci, canaglia!

— Vattene via, brutta bestia!

— Vattene! Vattene!

Antonio

Lasciate che getti la sua bava!

Le voci

Vattene! Vattene!

Martino

(spinto verso la porta) Me la pagherai, mariuolo!

Larossa

Vattene, se non vuoi che ti rompa la gobba!

Le voci

Vattene... Vattene!...

Martino

(fuggendo) Mariuolo! Mariuolo! (Via.)

Le voci

— Vipera!

— Spia!

— Canaglia!

— Ruffiano!

— Cornuto!

(Tutti ritornano ad Antonio, ansiosamente.)

Giacobelli

E ora, devi fuggire!

Antonio

Se avessi voluto fuggire, non sarei qui, con voi, stasera!

Giacobelli

Devi nasconderti, almeno.

Antonio

Non voglio!

Giacobelli

Ma ti arresteranno.

Antonio

Lo so.

Santini

Non avrai più scampo!

Antonio

Io sono qui per affrontare la legge, non per evitarla. Il banco degli accusati dovrà essere la mia bigoncia, e parlerò fieramente quando tutti voi avrete detto a voce alta, ai giudici e al popolo, quello che pensate del mio nemico e di me!

Giacobelli

(quasi timido e commosso) Antonio, il dovere che compiremmo verso di te ci ridurrebbe sul lastrico della strada!

Mangiulli

E noi non abbiamo nè il tuo ingegno, nè il tuo coraggio....

Giacobelli

Dobbiamo soffocare ogni grido di sincerità.

Larossa

(lugubremente) O tacere e fingere, o morire di fame!

(Un silenzio grave e solenne. Pare che qualche cosa di plumbeo cada sulla testa di tutti.)

Antonio

(abbattuto, abbandonandosi sopra una sedia) Avete ragione. (Poi, con dolcezza) Voi non potete parlare. Ma quello che già avete fatto e avete detto basta al mio cuore, e io ve ne ringrazio. Per la società in mezzo a cui io dovrei essere giudicato, io sono irremissibilmente perduto! E voi credete che, abbandonato a me stesso, io abbia ancora ingegno e coraggio? No, non ho più niente, non ho più niente!... (Trasalendo, fissando un punto nello spazio) La Corte d'Assise.... La curiosità d'una folla crudele.... L'accusa gridata innanzi a questa folla..., ripetuta, sghignazzata nei miei orecchi.... E poi... la condanna... l'isolamento... la prigione.... (Un brivido gli corre per il corpo. Indi, cupamente) No, no, non posso, non posso....

Il Moro

(supplichevole, ai compagni:) Cerchiamo di salvarlo!