SCENA VII.

MADDALENA, MICHELE, ANTONIO, la voce di PETRUCCIO.

Antonio

(rientra, e resta presso l'uscio, ascoltando con profonda tristezza.)

Maddalena

(che ha le spalle volte all'uscio, non lo vede e continua a parlare con papà Michele:) Ve lo immaginate voi, papà Michele, questo americanino in fasce? (Batte le mani festosamente.)

Michele

Brava, brava, Maddalena! Allegra ti voglio!

Maddalena

E io vi accontenterò. Vedrete, vedrete che sarò anch'io arzilla come Antonio. Ma, in compenso, che cosa mi promettete, voi?

Michele

(cercando più che mai di nascondere la propria fisonomia, neanche lui si accorge di Antonio) Dimmelo tu.

Maddalena

Mi promettete che riusciremo davvero ad essere un po' felici?

Michele

Eh, figliuola mia, si farà del nostro meglio!

Antonio

(avanzandosi e ripigliando il falso tono di allegria) E non lesinare tanto, chè l'avarizia è peccato mortale!

Maddalena

(andando a lui) E tu non mi prometti niente?

Antonio

È fatta sì o no questa valigia, chiacchierona?

Maddalena

Sì, è fatta. E c'è anche il soprabito!

Antonio

Quale?

Maddalena

(pigliandolo dalla valigia) Questo.

Antonio

Oh, chi si rivede! Non era pegnorato?

Maddalena

(spolverandolo con le mani) Papà Michele lo mise in salvo.

Antonio

E càpita giusto. Stanotte farà un po' freschino, in treno. Dammi, dammi, che me lo infilo.

Maddalena

Ti riscaldi troppo, adesso. Quando uscirai....

Antonio

Eh, ma ci siamo.

Maddalena

Di già?

Antonio

(prendendo il soprabito) Presto, presto! (E se lo infila.)

Maddalena

Che fretta!

Antonio

Se credi che il treno faccia il comodo nostro....

Maddalena

Appena giunti, telegraferemo; ma dove?

Antonio

A Napoli, fermo in posta.

Michele

(in un canto, ora piange silenziosamente.)

Maddalena

E tu scriverai sùbito....

Antonio

Scriverò sùbito, s'intende. Indirizzerò le lettere a Luciano Fiorentini. Il babbo sa tutto, e ti dirà tutto.

Maddalena

(aggrappandosi al collo di lui) Abbracciami forte.

Antonio

Sì, Maddalena, (abbracciandola energicamente) tanto forte da sentire come se nulla al mondo potesse distaccarci. E io l'ho sempre pensato, Maddalena, di non separarci mai, mai, fino alla morte; l'ho sempre voluto, e lo voglio ancora... perchè ti ho amata ogni giorno di più, sai, e, ogni giorno, ogni giorno, si è più stretta a te questa mia povera esistenza.

Maddalena

Sono la tua piccina?

Antonio

Sì! la mia piccina, la mia piccina.... (La bacia e la ribacia intensamente commosso. Poi, chiamando Michele:) E tu, vecchio? Vieni qua!...

Michele

(gli si accosta.)

Antonio

(abbracciando Michele e Maddalena e tenendoseli serrati al petto) Così, così, tutti e tre insieme.... Insieme anche da lontano, non è vero? Coraggiosamente, fedelmente insieme! (Le guance gli si rigano di qualche lagrima. Con uno sforzo supremo, si frena.) Oh oh, dimenticavo la multa! Ci facevo una bella figura! Animo! È tardi! Via, via, a grande velocità! (Si distacca e piglia il cappello.)

La voce di Petruccio

(di dentro) Babbo, non me lo dài un altro bacino?

Antonio

(si ferma di botto) Eh,... mi pare che abbia ragione, lui! Gli ho ordinato di non muoversi dal letto, e, difatti, non s'è mosso. Un altro bacino se lo merita. (Gridando) Un momento, galantuomo, un momento e sono da voi (a Michele.) Intanto, tu, vecchio, vammi a prendere una carrozza... altrimenti resto a terra. (Lo spinge fuori.)

Michele

(esce dal fondo.)

Maddalena

E io ti porto giù la valigia. (La prende.)

Antonio

Bel pretesto per rubarmi qualche altro minuto in portineria!

Maddalena

(uscendo con la valigia) Attento, papà Michele, che c'è buio.

Antonio

(all'uscio in fondo) Ohè! Una carrozza elegante ha da essere.... Viaggio da principe, ormai, e me ne infischio!

La voce di Michele

(dalle scale) Ho capito, ho capito!

Antonio

(resta finalmente solo, e il pianto lo vince. Gli occhi riboccano di lagrime, I singhiozzi gli rompono il petto. Appoggiando il dorso allo stipite della porta, si copre la faccia con le mani.)

La voce di Petruccio

Babbo, non vieni?

Antonio

(dominandosi) Sì, Petruccio.... Vengo, vengo. (Attraversa la camera, ed entra a destra.)

(Sipario.)

ATTO TERZO.

Una bettola a Borgo Loreto. Tavole bisunte, panche e seggiole rozze e sciancate. A una delle pareti affumicate si scorge appena il profilo d'un pulcinella beone ingenuamente disegnato con in mano una guastada di vino, e si distingue meglio il biancore della sua camicia abbondante. Accanto a lui, si scorgono anche i resti d'un don Nicola con il cappello a tre punte, con un colletto che ha la forma di due vele riunite e con la giubba a coda di rondine. È sera. Qualche lanternone polveroso illumina pallidamente l'interno della bettola. Ma una luce un po' più vivida si diffonde da lumi a petrolio che sono sul banco di vendita, il quale si stende parallelo alla parete destra. Su questo banco, sono cataste di piatti e bicchieri e forchette e coltelli e, a un capo di esso, si erge una grande spira di ferro tutta fornita di punteruoli verticali, che, ficcati nelle bocche delle vuote guastade di ogni dimensione, le tengono ritte con le pance in su. Una porta spalancata, in fondo, dà sulla strada, di tanto in tanto attraversata da popolani e da venditori ambulanti di frutta, di lumache, di lupini. Presso la porta, su certe scansie digradanti a mo' di scaletta, è la mostra di formaggi, di uova, di erbe mangerecce, di polpi, di aringhe. In un angolo, dietro il banco, un fornello con qualche pignatta. La volta del soffitto, nella penombra, par che pesi sull'aria malsana.