SCENA III.
Barbarello
(piange più forte.)
Don Fiorenzo
(scattando in piedi con un impeto spasmodico) E piangi, e piangi, e piangi!... Rimedii tu a niente piangendo? Mi fai forse del bene con le tue lagrime?... No! Non sai farmene, tu, del bene! Non sai farmene! (Sempre più convulso e più violento) Il tuo pianto non mi serve, e la tua inutile devozione mi esaspera!
Barbarello
(a un tratto cessa di piangere, i suoi occhi hanno sùbito una espressione di trasalimento.)
Don Fiorenzo
Ah?... Ti maravigli ch'io ti parli in questo modo?... Sono cattivo, oggi, non è vero? Sono un malvagio? Sono un perfido?...
Barbarello
No... No... No....
Don Fiorenzo
(soffocando un ruggito) «Sì» devi dire, visto che difatti la perfidia mi pullula, oramai, nel sangue come i microbi d'un morbo micidiale! Perchè, perchè serbi tu ancora la bontà che dà lagrime agli occhi? È un rimprovero feroce per me questa tua bontà! È un rimprovero schiacciante! Ti proibisco di mostrarmela! Te lo proibisco! Hai capito?
Barbarello
(appare sofferentissimo in un dibattito incomprensibile.)
Don Fiorenzo
E che hai, adesso?! (Gli si accosta, gli prende le braccia, lo fissa acutamente, ne avverte il respiro.) Il tuo volto diventa livido.... Le tue labbra si contraggono.... Le tue pupille hanno una luce sinistra.... Il tuo alito ha un'acredine di fiele.... Mi sembri un mostro.... (Dando un grido) Mi fai paura! (Respingendolo impulsivamente) Non ti voglio vicino a me! Vattene! Vattene!...
Barbarello
(si ritrae in un atteggiamento di concentrazione bieca.)
(Si vede Sebastiano scendere dal piano superiore e andar giù, affaccendato.)