SCENA V.

CLOTILDE e FEDERICO.

Federico

(comparisce portando con ambo le mani due valige e il cappello. Incontrandosi con Clotilde, resta sconcertato e impacciato.)

[pg!71]

Clotilde

(incrociando le braccia) Mio buon signor Federico, io sono qui.

Federico

(appena inchinandosi) Signora....

Clotilde

(dopo una pausa) Partite?

Federico

(mostrando le valige) Non lo vedete? Parto.

Clotilde

(lo guarda e ride.)

Federico

(s'inchina di nuovo e sta per andare) Signora....

Clotilde

Ih! che fretta. (Federico si ferma.) Venite qua. (Poi, in tono imperativo) Avvicinatevi, vi dico.

Federico

(riluttante, s'avvicina a lei.) Eccomi.

Clotilde

(con un sorrisetto beffardo) Dunque, è tutto un dramma questa vostra partenza repentina?

[pg!72]

Federico

(trasalendo) Un dramma?

Clotilde

Sì, un dramma complicato e terribile, che si riassume in queste cinque parole: mi amate e mi fuggite!

Federico

(ansioso, meravigliato, mortificato) E chi ve l'ha detto?

Clotilde

Mio marito.

Federico

(lasciandosi cascar di mano le valige e il cappello) Lui stesso! (Resta trasecolato e confuso.)

(Pausa.)

Clotilde

Bisogna convenire che il caso è perfettamente nuovo, e che voi siete un tipo affatto speciale di persona innamorata. Sentite: come moglie del vostro fiducioso amico, via... vi lodo; ma come donna, in fede mia, vi biasimo.

Federico

Come moglie mi lodate e come donna mi biasimate.... Non capisco.

[pg!73]

Clotilde

Insomma, mi spiego meglio! Voi, amico, siete, non si può negare, ammirevolissimo: ma voi, uomo, eh! mio caro, voi uomo siete... deplorevole!

Federico

(sempre confuso) Sono delle distinzioni sottili.

Clotilde

(canzonando) Non mi pare. Sentiamo: definite la parola «uomo».

Federico

(pensando molto) «Uomo... Uomo....» Veramente non trovo una definizione precisa.

Clotilde

Me ne congratulo.

Federico

Aspettate.... Ne ho letta una pochi giorni fa, in un dizionario. (Ricordando:) «Uomo» termine generico,... che abbraccia anche la donna.

Clotilde

Voi, invece, abbracciate i mariti delle donne!

Federico

Io abbraccio i mariti delle donne?!

[pg!74]

Clotilde

Mio marito, non lo avete forse voluto abbracciare?

Federico

Ah sì, perchè egli che conosce i vostri fascini, mi ha compianto, mi ha consigliato....

Clotilde

Vi siete fatto anche consigliare da lui?! È straordinario!

Federico

Siete squisitamente crudele!

Clotilde

E voi, squisitamente grottesco!

Federico

Signora Clotilde, io non pretendo opporre nessuna resistenza agli assalti del vostro spirito. Io mi arrendo, io mi dichiaro vinto, e non vi chiedo che il permesso di partire.

Clotilde

Vi arrendete a me? Ma io mi affretto a cedervi a voi stesso. Vi dichiarate vinto? Ma voi non avete neanche combattuto. Mi chiedete il permesso di partire? Ma io non vi ho chiesto il sacrificio [pg!75] di restare. Voi potete andare o rimanere come meglio vi aggrada, senza che turbiate menomamente la pace domestica. Se poi credete di dovervi allontanare per salvar me da un pericolo, rassicuratevi: in ogni caso, mi avreste già salvata.

Federico

No, signora Clotilde, voi non mi comprendete. Il pericolo è mio.

Clotilde

E quale? Temete che mio marito vi sorprenda nell'atto di farmi una dichiarazione d'amore? Questo no, perchè, oramai, mi avete già fatto la vostra dichiarazione, affidandola, anzi, con gentile pensiero, alle cure stesse di mio marito. Temete di innamorarvi più di quanto siate innamorato? E questo nemmeno è possibile, perchè l'amore aumenta o dopo un trionfo o dopo un fiasco; ma voi, che non osate sperare un trionfo, non avete altro scopo che quello di eliminare il fiasco. Voi siete come... come una nave incagliata in un banco di arena: non potete più andare nè innanzi nè indietro, ma non potete essere capovolto dalla tempesta. (Va a sedere sul divano.)

Federico

(le si siede accanto, riflettendo).... Eppure, signora Clotilde, voi, oggi, così atroce, così spietata verso di me, avete, nel vostro linguaggio, qualche cosa che... — vi parrà strano... — quasi preferisco alle gentili cortesie abituali....

[pg!76]

Clotilde

Buon segno: è la medicina amara che ristora l'infermo.

Federico

Già! Io mi sento ristorato. Io mi sento meglio. E allora, ve ne prego, continuate, continuate a tormentarmi. Deridetemi, beffeggiatemi, sferzatemi senza misericordia, e quando, all'ultimo, mi avrete completamente guarito, io non vi chiederò più il permesso di partire, ma vi chiederò il permesso di restare! Ecco, se mi aveste trattato sempre così, se foste stata con me sempre scortese, ruvida, sarcastica, impertinente, io forse non mi sarei innamorato di voi.

Clotilde

(con inconsapevole eccitamento e con accento accelerato) E avreste avuto torto, fanciullo che siete! La cortesia per la donna è una formalità, la dolcezza è una educazione, la bontà... è un'abitudine. Una donna che è con voi buona, dolce, cortese, non fa che rappresentare bene la sua parte di donna. Invece (nervosa) l'indizio di probabile amore è precisamente uno scatto di collera, un impeto di rabbia, un gesto o una frase di disprezzo, di alterigia, d'impazienza, insomma una nota stridula che dispiace e che piace, un frizzo, una malignità, una cattiveria e sinanche, qualche volta, una insolenza. (Federico, ascoltando attentamente, le si è accostato a poco a poco, assai dappresso, e, in questo punto, ella, sempre più nervosa, sbuffando, si alza a un tratto e, cambiando tono, aggiunge:) E adesso andate via, e non mi annoiate più!

[pg!77]

Federico

(resta ancora seduto, contemplandola. Poi, lentamente si alza e va a raccogliere il cappello e le valige.)

Clotilde

Che fate?

Federico

V'obbedisco.

Clotilde

(bruscamente) Aspettate. Mi obbedirete più tardi. Per ora, cercate di rendervi utile, piacevole, divertente, o almeno tollerabile....

Federico

(rimettendo a terra valige e cappello — con modestia) Non sarà facile.

Clotilde

(con burbanza crudele non rispondente alla parola) Facilissimo. (Siede vicino al pianoforte e soggiunge con accento di comando:) Sedete lì, molto lontano da me.

Federico

(siede nel punto della stanza più lontano da lei.)

(Pausa.)

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Clotilde

Ma voi non dite niente: non parlate, non ridete, non piangete, non suonate?

Federico

(subito) Volete che suoni?

Clotilde

Sì: suonate.

Federico

(non si muove.)

Clotilde

Avete udito? Ho detto suonate.

Federico

Non posso.... Per suonare bisognerebbe che io m'avvicinassi a voi.

Clotilde

Dio buono, quante inutili esagerazioni!

Federico

(andando in fretta a sedere presso il piano) Va bene, va bene! Siamo perfettamente d'accordo!

Clotilde

Suonate... il solito duetto del Faust.... Cioè, no: il duetto del Faust è eccessivamente sentimentale.

[pg!79] Suonate piuttosto.... Suonate quello che volete, purchè suoniate male, molto male! Non ho nessuna voglia di commuovermi per la vostra musica.

Federico

Suonerò la serenata di Schubert. (Comincia a suonare, stonando molto.)

Clotilde

(pestando con una mano la tastiera) No, no! Così è troppo male.

Federico

(trattenendo la mano di Clotilde sulla tastiera) Ma è la vostra mano che guasta la mia musica, ed io voglio punire questa perfida mano incantevole. (Glie l'afferra e furiosamente gliela bacia più volte.)

Clotilde

(alzandosi con sdegno ostentato) Signor Federico!

Federico

(umile e compunto, alzandosi anche lui) Signora Clotilde!...

Clotilde

Voi dimenticate i vostri doveri!

[pg!80]

Federico

Certamente!

Clotilde

Voi abusate dell'ospitalità!

Federico

Certamente!

Clotilde

Voi tradite l'amicizia!

Federico

Certamente!

Clotilde

Voi siete un mostro!

Federico

Certamente!

Clotilde

E ne siete pentito?

Federico

Neanche per sogno!

(Pausa.)

[pg!81]

Clotilde

Federico!

Federico

Clo... Clo....

Clotilde

Cos'è «clo clo»?

Federico

No.... Volevo dire: «Clo...tilde».

Clotilde

(con curiosità genuina) Si può sapere perchè mi amate?

Federico

(dopo qualche istante di riflessione) Non lo so.

Clotilde

Ora ve lo dico io: perchè sono la moglie del vostro più caro amico. Credete a me, è una specie di fatalità. Moglie, marito ed amico intimo, ecco i tre personaggi che presentano una serie infinita di combinazioni comiche e tragiche, e che dànno alla storia dell'amore il maggior contingente quotidiano. Se si hanno dinanzi due amici indivisibili, l'uno celibe e l'altro ammogliato, si può ciecamente, [pg!82] novantanove volte su cento, invidiare il celibe e compiangere l'ammogliato. Notate: ho detto che si può invidiare il celibe novantanove volte su cento; non ho detto cento volte su cento, per rendere omaggio a voi, che nessuno, in fede mia, potrebbe invidiare. In fondo, gli è che siete una pasta eccezionale di amico intimo. E anzi... io scommetterei....

Federico

Scommettereste?

Clotilde

Che andrete immediatamente a raccontare a mio marito....

Federico

Che cosa?

Clotilde

Che mi avete baciata la mano... con una certa violenza.

Federico

E se glielo raccontassi davvero?

Clotilde

Io... non me ne sorprenderei, ed egli... non vi crederebbe. Del resto, concludiamo. Si tratta o di [pg!83] confermare la disgraziata dichiarazione che mi avete fatta per mezzo di lui o di smentirla e... di riabilitarvi. Se dichiarate d'amarmi ancora, dovete partire; se dichiarate di non amarmi più, potete restare. Decidete, dunque, e rispondetemi subito: dopo il colloquio che abbiamo avuto, mi amate ancora o non mi amate più?

Federico

(raccapezzandosi e irradiandosi) Ebbene... ho deciso. (Entusiasticamente prorompe:) Io non vi amo, non vi amo, non vi amo!