SCENA III.

ALFREDO e CLAUDIA.

Alfredo

Desideravo di aver subito un colloquio con te. (Cerca di tenere un tono gentile, mite, cordiale.) Lo desideravo, perchè il tuo contegno, mia buona Claudia, mi crea una posizione difficile. In tutto ciò che fai e che dici dinanzi a mio zio, e specialmente in tutte le parole che rivolgi a lui, c'è sempre un non so che d'ironico, di acre e perfino d'insolente che è... inopportuno. Mio zio non è un rimbambito. Egli si è riavvicinato a noi per partecipare alla festa della nostra famiglia, e questo riavvicinamento è per noi — tu ne sei persuasa — un bene, sotto tutti i rapporti. L'avvenire della nostra creatura è assicurato. Noi potremo vivere con essa e per essa nella sicurezza della sua prosperità. Ma, viceversa, se mio zio dubitasse della nostra gratitudine, se non vedesse in questa casa un perfetto accordo, dovuto appunto alla più dolce delle aspettazioni, noi saremmo liquidati.

Claudia

(siede in silenzio. Il suo volto dice tutta l'amarezza dell'anima sua e l'estremo sforzo della sua prudenza.)

Alfredo

(accostandosi a lei) D'altronde, perchè non dovremmo mostrargli quel che è vero, quel che deve essere vero. La diversità dei nostri temperamenti, la tua austerità disdegnosa... avevano fatto un po' assopire il mio cuore di marito innamorato. Io avevo commessa qualche leggerezza, avevo avuto qualche torto... Ma c'è sempre stata dentro di me la nostalgia d'una più intima unione fra noi due. Per dare un nuovo impulso al mio affetto, avevo bisogno d'un figlio, sì, d'un figlio, che è poi il solo vincolo che possa far combaciare anche due volontà, due temperamenti diversi. Ed è per questo che adesso l'accordo c'è. Dopo la sensazione di sorpresa che ho avuto stamane e che tu hai certamente male interpetrata, io ho sentito risvegliare il mio cuore, l'ho sentito battere come accanto al tuo, insieme col tuo. (La circonda col braccio) Via, Claudia!... Non ti accorgi del mio mutamento? Non ti accorgi che, oramai, io torno a essere... il marito innamorato che ero? (La bacia.)

Claudia

(levandosi con un atto di ribrezzo) Ah, no!

Alfredo

Claudia!...

Claudia

No! No! No! Questa turpe commedia mi fa nausea!

Alfredo

Silenzio, per carità! E rientra in te, Claudia, rientra in te!

Claudia

Io avrei voluto parlarti con tranquillità, avrei voluto annunziarti pacificamente la risoluzione ferma e irremovibile di separarmi da te e d'andare a vivere sola, lontana da tutti....

Alfredo

Tu sei un'insensata!

Claudia

Ma in poche ore mi si è così appesantita addosso quest'afa pestifera di transazioni, di finzioni e d'infamia, che non mi è più possibile nemmeno di serbare una calma relativa, non mi è più possibile di tacerti ancora quanto ti disprezzo. Io mi sento soffocare! Io mi sento morire d'asfissia! Aria! Aria!

Alfredo

Abbassa la voce, maledizione! (Chiude in fretta l'uscio a sinistra e torna a lei) Abbassa la voce!

Claudia

(in tono più sommesso come per una concessione) È completamente inutile, dunque, che tu ti dia la pena di fingere e di mentire. Io ho deciso di scavare un abisso fra me e te. E lo farò!

Alfredo

(padroneggiandosi) Senti, Claudia, non è questo il momento di discutere la tua risoluzione. Ciò che per ora devo chiedere alla tua... cortesia è che tu mi risparmi adesso l'imbarazzo grave d'uno scandalo, che, tutto sommato, tu non puoi temere meno di me! Andiamo di là, Claudia.... Parleremo a nostro agio quando saremo soli in casa.... Andiamo di là....

Claudia

E tu fidi nella certezza che io tema lo scandalo?

Alfredo

(tentando di parer sempre mite e remissivo) Forse non lo temi. Non hai ragione di temerlo. Sia pure. Ma una cosa è non temerlo e un'altra è invocarlo a dirittura.

Claudia

Orbene, è proprio così! Io lo invoco! Io lo voglio!

Alfredo

Ma nella tua ribellione, vedi, ci dev'essere un errore di fatto, ci dev'essere un equivoco

Claudia

Nella mia ribellione c'è l'idea chiara ed esatta di ciò che è stato e di ciò che sarà.

Alfredo

Appunto di questo ragioneremo.

Claudia

Ciò che è stato, te lo dico subito. (Parla rapido e concitato.) Non erano trascorsi che pochi giorni dalle nostre nozze e io comprendevo già che mi avevi sposata per una capricciosa ostinazione di uomo corrotto dal quale una fanciulla non s'era lasciata prendere. La percezione della realtà incenerì a un tratto il mio amore o quel sentimento che avevo creduto amore. Eppure, rimasi al mio posto. Non per omaggio alle convenzioni sociali e nemmeno per rispetto al tuo nome che tu per il primo non rispettavi: no, no!; ma perchè non volevo rinunziare a un'ardente speranza, non volevo rinunziare a un'ambizione che tutta mi teneva. Io ero presa, ero dominata da un singolare istinto di maternità, che andava assumendo le proporzioni d'una necessità imprescindibile della mia vita e che era sempre stata la guida, la luce, la fiamma della mia esistenza! (Più dolce) Quando ero bambina, carezzando le mie bambole, io costruivo nella mia incoscienza qualche cosa che era assai più della tenerezza infantile, di cui, a quell'età, si circonda il giocattolo. E più tardi, mano mano che la mia indole si è sviluppata, mano mano che il tumulto vario del mondo mi ha investita, una sola voce ho ben distinta, una sola voce m'è parsa limpida e convincente: quella che mi parlava della forza, della gioia e della gloria di sentirsi madre! Io porto oramai in me l'oggetto di tutti i miei sogni, di tutte le mie aspirazioni. Ho trionfato! Ho trionfato! Posso denunziare la tua indegnità! Posso respingerti come un intruso! Io basto a me stessa. E non devo chiedere più nulla a nessuno! Vattene.

Alfredo

(vorrebbe inveire contro di lei, vorrebbe metterle un bavaglio per costringerla a tacere; ma è lui costretto a frenarsi e ad ingoiare la rabbia che gli sale alla bocca.) (Una pausa.) (Indi, con un sorriso bieco) Dopo tutto, mia cara Claudia, questo figlio, che già prima di nascere ti rende così orgogliosa e così battagliera, è anche mio.

Claudia

(seccamente) Tu non lo credi che sia tuo.

Alfredo

Ti ho detto io di non crederlo?

Claudia

Non lo credi!

Alfredo

E se pure io non lo credessi o se appena ne dubitassi, non ti affretteresti tu a protestare per il tuo decoro?

Claudia

Il maggior decoro d'una donna al cospetto d'un marito come te è di potergli dire: ti ho tradito!

Alfredo

(fremendo e moderandosi con cinica dissimulazione) Questo lusso di audacia non m'impedisce di credere che sia mio il figlio della donna che porta il mio nome.

Claudia

La verità vera è un segreto che soltanto io posseggo!

Alfredo

Ma dove pretendi di arrivare, tu? Quale illusione nascondi nella tua fatua impudenza?

Claudia

Voglio distaccare da te la mia creatura.

Alfredo

È una volontà pazza che la legge condanna a restare nel mondo della tua immaginazione.

Claudia

Se mi sfidi, io saprò gridare a tutti che non sei il padre di mio figlio!

Alfredo

E vorrai sopportare un giorno di sentirti rinfacciare da lui d'averlo fatto nascere col marchio dell'adulterio?

Claudia

Gl'insegnerò io a non arrossirne. Per ora mi preme di sottrarlo alla profanazione della tua abiettezza, e sono pronta ad accusarmi.

Alfredo

Fortunatamente, il Codice non attribuisce alcun valore alle confessioni di tal genere.

Claudia

E il tuo nome, la tua stirpe, il tuo... il tuo onore... ti permetteranno di rassegnarti allo scandalo che poc'anzi temevi? Ti permetteranno di coprirti di ridicolo negando ciò che io affermerò? E anche ammesso che ti ci rassegni, che importanza ha il Codice nel caso nostro? Tu vuoi accettare una paternità di cui non sei convinto per carpire del danaro a un parente milionario. Ecco la profanazione alla quale io mi oppongo! Sei tu sicuro che la confessione mia non basterà a farti perdere la partita?

Alfredo

(offuscato dall'ira) Non insistere, perdio, perchè, quando tu ti ostinassi a volermi rovinare, io non so che cosa accadrebbe. Un uomo, che è giunto dove sono giunto io, non ha e non deve più avere scrupoli di coscienza!

Claudia

(invasa dalla paura, sbarrando gli occhi) Alfredo!

Alfredo

Sì, io potrei essere capace dì tutto!...

Claudia

(indietreggiando) Di percuotermi, anche?!

Alfredo

Taci, te ne supplico!

Claudia

(serrando al corpo le braccia incrociate come per difendersi, grida:) Sarebbe la distruzione! (Poi, gridando più forte:) Portatemi via! Portatemi via!

(Il Duca e Maurizio accorrono.)