SCENA IV.

IL DUCA, MAURIZIO, CLAUDIA e ALFREDO.

Alfredo

No... nulla di grave, zio. Non vi spaventate. Una crisi nervosa che....

Claudia

Non è vero! Egli mi ha minacciata di violenze inaudite!

Il Duca

(ad Alfredo) Tu!

Alfredo

Zio, io conto sul vostro buon senso. Questa donna è in preda a un accesso di follia, di cui mi sfugge la causa. Ella vi dice e vi dirà delle cose enormi. Ma sono certo che voi non le presterete fede.

Claudia

(affannosamente, assorgendo, esaltandosi) Duca di Vigena, voi siete tornato tra noi per amore di pace e di concordia?... Vi hanno ingannato! Io vi giuro che detesto mio marito e che egli mi detesta. Voi avete scelto a erede mio figlio come continuatore della famiglia illustre a cui mio marito appartiene? Ebbene, sappiatelo: mio marito è convinto che questo figlio non è suo!

Il Duca

(impetuosamente) Un'accusa che voi respingete?!

Claudia

(accesa di frenetica baldanza) Se avessi voluto respingerla non l'avrei rivelata a voi. Io sono qui per confermarla, e nessuno la sosterrà con più fervore di me!

Alfredo

(con sfrontata temerità) Non bisogna crederle, zio! Io non ho mai sospettato di lei!

Claudia

(incalzando) Fino a stamane, mentre cercava di riconquistare il vostro affetto raccontandovi i suoi ravvedimenti e le mie virtù, egli mi faceva seguire, mi faceva spiare; e un'ora fa ha dovuto avere la certezza che appunto stamane io mi sono recata di nascosto in casa d'un uomo! (Siede affranta.)

Il Duca

(furente, ad Alfredo) Dunque ti rassegnavi a tutto?!

Maurizio

Ah, vivaddio, io non devo permettere che la signora marchesa si lasci andare al capriccio di accusarsi così ingiustamente! Ella conta sulla mia timidità? Ella conta sulla mia prudenza egoistica? Ma io parlerò, perbacco! Io parlerò! Anche perchè, dopo di aver parlato, mi sentirò meglio! È proprio in casa mia che ella si è recata stamane. Se la spia è stata diligente, Alfredo non può ignorare ciò. Questa mattina, sì, la marchesa di Montefranco mi ha onorato di una sua visita, per ragioni che spiegherò più tardi se sarà utile e che adesso sarebbero fraintese. Io non sono l'amante della marchesa di Montefranco. Ecco quello che per ora è necessario sapere. E lo affermo in perfetta coscienza, impegnando la mia parola di gentiluomo.

Alfredo

(che lo ha guardato dissimulando la sua completa incredulità, si affretta ad aggiungere:) È la verità, zio!

Il Duca

(ironicamente) Ed era lui, infatti, il solo che ce la potesse dire. (Cambiando tono) Io credo che da quando esiste l'istituzione dell'infedeltà coniugale, sia questa la prima volta che un marito si convince che sua moglie non ha un amante esclusivamente perchè è l'amante stesso che glielo garantisce.

Maurizio

Ma sono bene io che posso sapere di non esserlo!

Il Duca

Voi non fate che compiere, nel modo più rudimentale, il vostro dovere, e cercate, se non altro, di seguire la tradizione. Chi se ne guarda dal seguirla è mio nipote. E me ne felicito molto con lui. Egli è un innovatore! La prammatica gli suggeriva di mettervi alla porta questa sera e di ammazzarvi, possibilmente, domani....

Maurizio

Non ci mancherebbe altro!

Il Duca

(continuando) Ma chetatevi, perchè ciò non avverrà. Egli, invece di pensare ad ammazzarvi, vi ha chiamato in suo soccorso, e, tacitamente, vi ha domandato: Sei l'amante di mia moglie? Voi gli avete risposto di no. E tutto si è appianato. (Diventando sempre più solenne) Il che significa che sullo scandaloso teatro dell'odierno sfacelo morale, dove perfino i più degeneri dei suoi pari, tra i disastri del tappeto verde e quelli dei mercati usurarii, tra il ludibrio della prostituzione profumata e quello delle tresche, hanno saputo talvolta rappresentare l'episodio tragico della loro decadenza facendosi saltare le cervella in omaggio all'antica purezza del blasone, egli, iniziatore della degenerazione allegra, ha preferito fare del suo stemma il simbolo del buon umore, l'insegna della più grottesca comicità!

Alfredo

(con risentimento) Zio!

Il Duca

Vi proibisco di chiamarmi zio. Io sono stato bensì per un giorno il vostro zimbello. Non saprei rimproverarne voi. Ma ne chiedo scusa a me stesso. E me ne vado. (Rivolgendosi a Claudia) Donna Claudia....

Claudia

(sorpresa che il Duca le rivolga la parola, si alza rispettosamente.)

Il Duca

Io..., superfluo il dirlo,.... non ho nessuna predilezione per l'adulterio. Mi è sempre parso una cosa abbastanza.... vile. Ma devo convenire che, nei limiti inalterabili dell'errore, voi lo avete alquanto nobilitato. Se tutti i mariti del bel numero fossero come vostro marito, e se tutte le mogli adultere fossero come voi, ho paura... ho paura... che l'adulterio... finirebbe col piacermi. Vi saluto, Donna Claudia. (Fa un inchino.)

Claudia

(si inchina anche lei) Duca.

Il Duca

(esce dal fondo.)