SCENA V.

TERESINA, MAURIZIO, ALFREDO.

Teresina

(entrando in fretta) Signore! Signore! C'è un signore che vuol parlare alla signora.

Maurizio

(molto perplesso, tra sè) Dio mio! Sarà il dottor Berner. (A Teresina) Digli che la marchesa non è in casa, ma che torna subito. E intanto può favorire, se vuole.

Alfredo

(dalla sinistra) Ti ringrazio del permesso....

Maurizio

(vivamente sorpreso) Sei tu!

Teresina

(esce.)

Maurizio

Io non potevo immaginare che fossi proprio tu.

Alfredo

Io, al contrario, avevo immaginato di trovarti qui. (Osserva i due coverti) Non ti confondere, perchè, anzi, io ci contavo sulla tua presenza. E il caso è stato provvidenziale. Sono giunto a pranzo finito, e mia moglie è fuori. Ciò mi dà agio di parlare con te invece che con lei. E sarà bene.

Maurizio

Tua moglie è andata a far visita alla massaia di questo podere. Ora te la chiamo, la faccio venire, e io me ne vado in santa pace. (Piglia il cappello e s'avvia verso il fondo.)

Alfredo

(fermamente) Tu non la chiamerai, e avrai la compiacenza di ascoltarmi. (Poi, con mitezza) Vedrai che ho avuto ragione di contare su te.

Maurizio

(resta titubante, interdetto.)

Alfredo

Siedi e stammi attento.

(Siedono ambedue.)

Alfredo

Suppongo che tu sappia... che le pratiche per la separazione legale saranno tra breve iniziate.

Maurizio

Lo so.

Alfredo

Nè puoi ignorare che lo scopo essenziale a cui tende mia moglie con la separazione non è davvero quello di sottrarsi alle formalità d'una unione, la quale sarebbe diventata sempre più effimera. Ella vuole sopprimermi ufficialmente come marito soltanto per sopprimermi come padre. Ciò sarebbe evidente anche se ella non lo avesse più volte affermato. E giacchè suo figlio, a quanto ella asserì con tanta insistenza, non è mio figlio, io, a sangue freddo, non ho potuto che accondiscendere al riscatto da lei sognato. In queste condizioni, il separarsi legalmente non è un fine: è un mezzo. I termini sono invertiti. Non è già che bisogna provare l'adulterio per separarsi; ma bisogna separarsi per provare l'adulterio. Bisogna, cioè, procedere allo scandalo d'una separazione per adulterio affinchè venga proclamato dinanzi a lei, dinanzi a me, dinanzi alla società, dinanzi alla legge, che io non sono il padre della sua creatura.

Maurizio

(vivissimamente) Non avresti dovuto accondiscendere!

Alfredo

Io ho avuto anzitutto l'intenzione di riconoscere tutta la nobiltà che è nella sua monomania di madre.

Maurizio

Tu hai accondisceso quando hai perduto ogni speranza di riconquistare tuo zio e quando, data la tua diffidenza, non vedevi nel figlio di tua moglie che un cumulo di grattacapi.

Alfredo

Ma sono state appunto la sua follia e la sua ostinazione che hanno soffiato in quella diffidenza per mutarla in convincimento.

Maurizio

(animandosi) Se tu fossi stato un uomo degno di lei....

Alfredo

(interrompendolo con severità) Bada che non permetto a te di farmi delle prediche!

Maurizio

Sei tu che hai desiderato di parlare con me, e, adesso, perdinci, non m'impedirai di dirti tutto quello che mi passa pel capo. Ah no! Non mi trovi più disposto a farti da pertichino. Le vicende a cui ho assistito, e nelle quali mi son trovato complicato per un capriccio del caso, mi hanno scosso dal mio torpore e mi hanno costretto a pensare e a sentire, rivelando alla mia coscienza un'anima non completamente frigida e un cervello non completamente fossilizzato. Se tu fossi stato un uomo degno di lei, ella non avrebbe mai concepita l'idea di emancipare la sua maternità e di staccare radicalmente da te la sua creatura. Visto che la maternità è stata l'idea e la meta della sua esistenza, ella non poteva tollerare, nel fatto compiuto, l'intervento di un uomo che non aveva avuta nessuna qualità per esserle marito, che aveva dubitato di lei come una sgualdrina e aveva aspettata la nascita di un figlio, magari adulterino, per farne lo strumento della sua venalità. L'orrore suscitato in lei dalle miserie di cui tu minacciavi il suo altare, ha spinto il suo culto sino al fanatismo, ha spinto il suo attaccamento sino all'ebbrezza di credere e mostrare che la paternità è un incidente del tutto trascurabile e che su questo mondo, al cospetto dei figli, non ci sono che delle madri! Ella non è soltanto la donna che procrea ed è felice di procreare come tante altre. No! (Eccitandosi e commovendosi) Ella è la personificazione imponente e raggiante della maternità; e, nel fenomeno singolare della sua meravigliosa monomania, si concentrano, allo stato acuto, gl'istinti, i diritti, le aspirazioni, le passioni, le gelosie e le cupidità divine di cento madri unite in una madre sola! (Pausa. Indi, cambiando tono, ma avendo ancora nella voce l'emozione dell'animo) Una volta, forse, avresti riso sentendomi parlare così; e ne avrei riso certamente io stesso. Ora, non ne ridiamo più nè tu nè io. Ma... siccome mi accorgo di... di avere un po' scantonato, me ne dolgo assai con me stesso... e ti prego di continuare il tuo discorso, liberamente. Continua, continua.

(Un silenzio.)

Alfredo

(che lo avrà ascoltato acutamente e ne avrà osservato il contegno, sentendo anche lui una vaga commozione insolita, ha ora un accento meno freddo e più piano e lievemente angoscioso.) Le tue parole mi fanno approfondire anche di più la gravità di ciò che sto per dirti. Io ne ho, in questo momento, una sensazione complicata, che mi paralizza, che mi turba. Vorrei ignorare. Vorrei tacere. Ma il tacere oggi con te non farebbe che privar lei della tua assistenza.

Maurizio

Della mia assistenza?!

Alfredo

Sì, dell'assistenza con cui tu, dandole un triste annunzio, potrai cercare d'attenuarne, in certo modo, l'impressione.

Maurizio

(impallidendo) Tu mi spaventi!

Alfredo

Una circostanza inaspettata elimina la necessità dello scandalo a cui già mi disponevo. Mia moglie ed io avevamo stabilito di provare in tribunale non solo l'adulterio ma anche le sue conseguenze per ottenere, comunque, legalmente, la sua completa indipendenza di madre. Orbene, non c'è più scopo alcuno per cui io debba sobbarcarmi alla umiliazione pubblica del marito ingannato....

Maurizio

(ansioso, febbrile) Ma parla, finalmente! Non commentare! Qual'è questa circostanza inaspettata?

Alfredo

Il dottor Berner ha creduto suo dovere di rivelare a me, marito di Claudia, ciò che egli ha constatato dopo una indagine scrupolosamente eseguita.

Maurizio

Parla!

Alfredo

Questo figlio non potrà nascere!

Maurizio

Che dici?

Alfredo

Per un fatale contrasto della natura, il concepimento medesimo che Claudia invocò ha rivelato, nell'organismo di lei, il mal di cuore, a cui deve cedere la sua ambizione materna!

Maurizio

(al massimo dell'ansia, incalzando) Ma che dici?!

Alfredo

Dico che se ella non vi rinunziasse, il suo male si aggraverebbe inesorabilmente per ucciderla e che in questi casi non c'è neppure da scegliere tra la vita della madre e la vita del figlio. O sottrarre alla catastrofe quella di lei, o perderle tutt'e due. E quindi la scienza vuole che s'affretti il sagrificio del figlio per salvare la madre!

Maurizio

(con uno scatto violentissimo) Tu menti!

Alfredo

(levandosi) Maurizio! (Breve pausa. Indi, con dolorosa malinconia) Io non so con esattezza quale sentimento faccia velo al tuo senno e ti spinga ad abusare della mia posizione.... Non mi riescirebbe difficile trovare nei tuoi eccessi la conferma... di molte cose. A che servirebbe? Io non spero di rifarmi una forza morale. Discendo per la mia china senza neppur tentare di retrocedere, e non mi resta che aggrapparmi a qualche cespuglio per rendere la discesa meno rapida e meno rovinosa. Ma non ho mentito. Potrei dartene subito le prove, perchè posseggo, sigillata, la dichiarazione precisa e solenne del dottor Berner, che soltanto a Claudia spetta di leggere. Non avrei che a violarne il sigillo. Non voglio farlo! Dandomi del mentitore, mi hai attribuito, in sostanza, il tentativo di giungere indirettamente a un delitto enorme. Io t'impongo... io ti supplico di non credermene capace.

Maurizio

(annientato, attonito, può appena pronunziare qualche parola) Ho avuto torto.... Te ne chiedo perdono.

(Pausa.)

Alfredo

Concludiamo. Un'ora assai triste suonerà tra breve per Claudia. Sarà necessario dapprima disporne l'animo nel modo più prudente, e poi assisterla, confortarla, arrecare qualche sollievo al suo dolore immenso....

Maurizio

(assalito dal terrore) No, non posso, non posso!...

Alfredo

(sovraeccitato dalla tragedia imminente) E vorresti che la notizia le giungesse all'improvviso, come una coltellata all'oscuro?

Maurizio

No!...

Alfredo

Vorresti ch'ella fosse abbandonata alla sua disperazione e alla rudezza scientifica del dottor Berner?

Maurizio

No!

Alfredo

O ch'ella continuasse ad alimentare la sua illusione, affinchè, nel momento dell'urgenza, il martirio le fosse inflitto più terribile e più raccapricciante?

Maurizio

No! No!

Alfredo

E allora perchè rifiuti?

Maurizio

Perchè non avrei il coraggio di veder soffrire quella donna come nessuna donna ha mai sofferto.

Alfredo

E avresti la fredda crudeltà di lasciar crescere di ora in ora le proporzioni del supplizio sicuro?

Maurizio

Tu mi soffochi.

Alfredo

(energicamente) Io esigo che tu faccia quello che oramai cercherei di fare anch'io se sapessi di essere la causa prima di questa catastrofe.

Maurizio

Ma dunque veramente m'accusi? Ancora m'accusi?

Alfredo

(offuscato, sconvolto) Io non ti accuso. Io non ti giudico. Io non distinguo e non comprendo nulla. Io mi accorgo solamente che per la prima volta in vita mia il mio cinismo m'abbandona[1].

(Giungono la voce di Claudia, che grida scherzosamente, e gli urletti dei bambini di Rosalia, che le fanno il chiasso intorno.)