SCENA VI.
CLAUDIA, ROSALIA, MAURIZIO, ALFREDO.
La voce di Claudia
Corriamo, corriamo!... Chi mi vuol bene, appresso mi viene!
(Risponde lo schiamazzo dei bimbi.)
(Alfredo e Maurizio si guardano l'un l'altro negli occhi, quasi interrogandosi a vicenda, e hanno lo stesso brivido.)
Claudia
(attraversa il pergolato, facendo le viste di correre, seguìta a poca distanza dai bambini vocianti, inebriati dal giuoco.) Corriamo! Corriamo!
La voce di Rosalia
(in gran lontananza) Attenti per il pozzo, ragazzi, attenti per il pozzo!
La voce di Claudia
Di che avete paura, Rosalia? Il parapetto è alto....
La voce di Rosalia
Ma saltano come i grilli questi diavoloni.
La voce di Claudia
Hopplà, hopplà....
La voce di Rosalia
Non ve li toglierete più d'attorno, signora bella!
Alfredo
(paurosamente a Maurizio) Mi ha visto?
Maurizio
No... non credo.
Alfredo
(in fretta prende il cappello, avviandosi verso la porta a sinistra.)
Maurizio
Non fuggire così! Se ella ti scorgesse....
Alfredo
Non mi scorgerà.
Maurizio
La serva glielo dirà che qualcuno è stato qui.
Alfredo
Dovrai dirglielo anche tu che ci sono stato.
Maurizio
Appunto per questo la tua fuga è inutile.
Alfredo
Lasciami andare....
Claudia
Hopplà, hopplà!... Siamo arrivati. (Entra tutta agitata, tenendo in mano un ramo fronzuto, rossa in viso, ansimante, i capelli in disordine, le pupille risplendenti; e, nel vedere il marito, lo apostrofa con festosa ironia:) Oh oh! Quale apparizione!... (Senza fermarsi, tutta affaccendata, apre la credenza.)
Alfredo
(si ferma.)
La voce di Rosalia
Luigino! Totò! Nanuccia!... Subito qua!
Claudia
No, no, un momento.
(I bimbi sono comparsi sotto il pergolato e son rimasti aggruppati, mezzo nascosti nel verde.)
Claudia
La signora bella vuol dare le cose buone ai diavoloni. (Prendendo dalla credenza una bomboniera, parla a Maurizio) Sono ancora i vostri bonbons: quelli dell'altro jeri. Devono essere igienici!
(Maurizio ed Alfredo la contemplano con profondo strazio.)
Claudia
(torna all'aperto, si accosta ai bambini e distribuisce i bonbons) Due a te, due a te, due a te, e uno — uno solo — per il fratellino malato. (Li bacia e li sospinge dolcemente.) A rivederci, a rivederci, diavoloni cari.
(I bambini spariscono.)
La voce di Rosalia
(lontanissima) Qua, Nanuccia! Qua, Luigino!
Claudia
(rientrando, a Maurizio) Voi direte che mi agito troppo. Ma siete un ignorante. Il moto è indicatissimo. (Ad Alfredo) E così, caro marchese, a quale evento devo l'onore di questa visita? (Porgendogli la scatola scoverchiata) Volete?
Alfredo
(fa appena un gesto di diniego.)
Claudia
Io, sì. (Mette in bocca un bonbon) A voi, Maurizio: servitevi, se è la vostra ora per gli zuccherini, e riponete.
Maurizio
(studiandosi di parer disinvolto) Vi servo. (Esegue.)
Claudia
(ad Alfredo, sempre con gaiezza di sovreccitazione) Del resto, proprio in questi giorni io pensavo di offrirvi... un abboccamento. C'è più d'un dettaglio importante su cui sarebbe tempo d'intenderci meglio. E se voi mi avete prevenuta, io ve ne sono veramente grata. Intanto seggo... perchè non ne posso più. (Il suo volto ha i segni d'uno spasimo passeggero. Si abbandona sopra una sedia. — Breve pausa.) Sedete anche voi, vi prego. (Ripigliando il tono allegro, nonostante la respirazione asmatica) Parleremo come due vecchi amici. A condizione però che smettiate quell'aria truce, che non vi sta bene. Capisco che dobbiate adottarla per l'occhio del mondo; ma qui non c'è che Maurizio, e Maurizio... è di famiglia. Cominciate voi? o comincio io?
Alfredo
(senza sedere — mendicando le parole) No, Claudia.... Io, che sono per voi un estraneo e che tale mi sento di essere, non ho nulla a dirvi.
Claudia
E la vostra visita?
Alfredo
Convengo d'aver commesso un errore venendo qui.
Claudia
Eppure, una ragione l'avrete avuta per venire.
Alfredo
Sì....
Claudia
Quale?
Alfredo
(smarrendosi)... Cercavo di lui... di Maurizio....
Claudia
Non potevate vederlo in città? Maurizio non abita mica in questa casa.
Alfredo
Ed è perciò che ho confessato d'aver commesso un errore.
Claudia
Per altro, se venivate precisamente qui per trovar Maurizio, sapevate bene di non trovarlo solo.
Alfredo
È vero.
Claudia
Sicchè avevate stabilito di parlargli dinanzi a me.
Alfredo
Forse....
Claudia
Il vostro forse non ha senso comune. Non avete che a rispondere o francamente sì o francamente no.
Alfredo
Ebbene, sì, dinanzi a voi volevo parlargli....
Claudia
Dunque,... si... trattava di me.
Alfredo
(sempre più imbarazzato) Si trattava anche di voi....
Claudia
Ed avete già esaurito l'argomento?
Maurizio
(intervenendo con uno sforzo) Sì, signora Claudia, abbiamo terminato.
Claudia
Spero che mi farete sapere di che cosa vi siete occupati.
Maurizio
Lo saprete....
Claudia
Io voglio saperlo subito.
Maurizio
Claudia
Ma che aspettate?
Maurizio
Prima di prendere una decisione, dobbiamo riflettere, dobbiamo ponderare....
Claudia
Voi due state per prendere una decisione che mi riguarda, una decisione della cui importanza non dubito, visto che essa ha già fatto tacere i vostri rancori e vi ha riuniti in una solidarietà così bizzarra, e io dovrei ancora ignorare quel che mi preparate? (Si leva. Guarda l'uno e l'altro, cercando d'intuire, di capire, d'indovinare.)
(Alfredo e Maurizio, pallidissimi, immobili, vorrebbero sottrarsi all'intuito di lei, e non sanno.)
(Un silenzio.)
Claudia
(con profonda trepidazione) Voi mi nascondete... una sventura? (Pausa.) (Si trasforma in viso e con una mano nei capelli pare che voglia premere il cervello per fermarne il pensiero vertiginoso.) Ma di quale sventura vi affaticate a ritardare l'annunzio? Di quale sventura io vi sembro la vittima se fuori della mia persona, fuori della vita che è tutta chiusa nella mia vita, nessuna sventura può essere veramente mia? (Un altro silenzio.) Voi tacete come due colpevoli... come due responsabili!... E allora... è una infamia quella che mi riserbate!...
Alfredo
No, Claudia!
Claudia
È un'infamia, sì, sì, è un'infamia di cui l'autore principale sei certamente tu, giacchè tu sei il mio nemico!
Alfredo
Non lo sono più, non saprei esserlo più.
Claudia
(con gli occhi fiammanti di odio) Tu, tu, la causa d'ogni male, la minaccia d'ogni bassezza!
Alfredo
Ah, Claudia! Con la ferocia del vostro sdegno voi mi strappate dal cuore quel poco di bontà che mi pareva ci fosse entrata, non so come, non so perchè, in un quarto d'ora vissuto in questa casa. Sarebbe stato molto meglio che me ne fossi allontanato prima che voi arrivaste.... E non ci resterò più oltre per non esasperarvi maggiormente e per conservare, se non altro, intatto, il ricordo di qualche cosa che m'è passata stranamente per l'anima facendomi soffrire... e facendomi del bene! (Prende il cappello per uscire.)
Claudia
No, tu non mi lascerai sotto l'incubo di mille dubbi atroci!... (Gli si aggrappa addosso, trattenendolo) Dimmi tutto, dimmi tutto, te lo chiedo in grazia, dimmi tutto!
Alfredo
(si ferma.)
Claudia
(se ne distacca.)
Maurizio
(fa qualche passo verso di lui.)
Alfredo
(a Claudia, con dolcezza e gravità) C'è una sventura che vi aspetta: non un'infamia. Anche questa sventura, è vero, ha in certo modo un responsabile, perchè tale è colui che vi ha resa madre; e la misteriosa indipendenza della maternità nasconde nella vostra coscienza il suo nome. Se il responsabile sono io, maleditemi! (Commosso) Ma se realmente non cade su me la funesta responsabilità, Claudia,... odiatemi un poco meno! Il documento, che affido a Maurizio, vi dirà, a suo tempo, che avete avuto torto di aggredirmi così. (Cava in fretta di tasca una busta sigillata e la porge subito a Maurizio.)
Maurizio
(va per impadronirsene, gridando:) Alfredo!
Claudia
(afferra il documento con un rapido atto felino) Mio!
Alfredo
(esce rapidamente.)
Claudia
(in piedi, tremando come se il suo corpo fosse squassato dal vento, lacera la busta, apre la carta e legge. A ogni parola, il suo volto diventa più terreo, più contratto, più stecchito, e le sue pupille si dilatano.)
Maurizio
(nel terrore e nella paura d'una crisi ferale, vigila le alterazioni spaventose di lei.)
(Quando Ella ha letto l'ultima parola, le sue pupille restano spalancate in una fissità vitrea. La sua persona, ritta, irrigidita, barcolla. — Maurizio corre a sostenerla, la trascina a una sedia, dove, ella, inerte, si lascia adagiare.)
(Sipario.)
ATTO QUARTO.
La stessa scena. — È notte. — Sulla credenza un lume acceso. — La porta che dà sul pergolato è aperta.