SCENA VI.
CLAUDIA, ALFREDO, IL SERVO.
Alfredo
Buffone! (Breve pausa. Si stringe nelle spalle cinicamente. Si avvia verso il fondo come per uscire.)
Claudia
Dunque?
Alfredo
(si volta. Dopo un'altra pausa, con accento freddo e secco) Sta bene. Ci siete riuscita. Ci separeremo.
Claudia
Legalmente?
Alfredo
Legalmente.
Claudia
E la vostra paternità?
Alfredo
Riconosco che l'arbitra naturale siete voi. Voi la negate; e quindi io la negherò.
Claudia
È quello che desidero. Ma dovrete esibire delle prove convincenti.
Alfredo
Senza dubbio.
Claudia
(riflettendo) Quali?
Alfredo
Se non ce ne sono, bisognerà inventarne.
Claudia
Stabilirete... delle circostanze, delle date, dei confronti....
Alfredo
Ma badate che anche per inventare queste prove io non potrò che lasciarmi dirigere da voi, perchè i confronti, le date, le circostanze, si devono coordinare a un fatto molto intimo... di cui soltanto voi possedete il «SEGRETO». È il trionfo delle vostre idee.
Claudia
Alfredo
Ci metteremo d'accordo.
Claudia
Vogliamo parlare adesso?
Alfredo
Parliamo adesso.
Claudia
(tocca il bottone del campanello.)
Il servo
(comparisce subito dal fondo.)
Claudia
Non siamo in casa per nessuno.
Il servo
(via.)
Claudia
(siede presso un tavolino.)
Alfredo
(paziente, prende una sigaretta, l'accende. Poi siede dirimpetto a Claudia) Sono a voi.
Claudia
(con un lieve gesto, severamente avverte) Prego....
Alfredo
È vero, sì! (Getta via la sigaretta.)
(Sipario.)
ATTO TERZO.
In campagna. — È il pomeriggio di una bella giornata settembrina. Una camera spaziosa nitida, gaia, piena di aria e di luce. L'ambiente è quasi rusticano, ma raggentilito da una signorilità semplice e modesta. — Una porta a destra, una porta a sinistra. Un'altra porta, molto ampia, a due battenti, si apre nel mezzo della parete in fondo e scopre il verde scintillante di un pergolato. A poca distanza dalla porta, tra il fogliame della vigna, spicca la tinta biancastra del parapetto d'un pozzo e mettono un luccichìo più vivo la secchia tersa e la carrucola che pende dal ferro arcuato. — Un finestrone è accanto all'uscio di fondo e s'apre anch'esso sulla vigna. La camera è mobiliata per le bisogne domestiche. Una credenza carica di stoviglie, di biancheria, di posate. Qualche stipo, qualche pianta di rosa in un vaso grezzo. Una piccola tavola per il desco. Una tavola grande coperta da un panno bianco, e sopra di essa alcune scatole in cui sono ammonticchiati bavaglini, camicine, cuffiette. Accanto a questa tavola, un cestino da lavoro.