SCENA VI.
DECIO, MAURIZIO, CLAUDIA.
Decio
(entra difilato portando un vassoio con una bottiglia e un bicchierino) Aperitivo! (Vedendo Claudia) Oh!?
Maurizio
Idiota!
Decio
Mi avevate ordinato di credere che la signora non c'era più.
Maurizio
(con forza) E ve l'ordino ancora!
Decio
Posso annunziare che la colazione è pronta?
Claudia
(sorridendo) Potete.
Decio
Pronta... per uno. (Serio e dignitoso, sogguardando Claudia, attraversa la camera e poggia il vassoio sul tavolino.)
Maurizio
(pianissimo e rapidamente a Claudia) Adesso, è necessario che io vi tratti come una cocotte.
Claudia
(con un moto istintivo di sorpresa) Cosa?
Maurizio
State accorta! Bisogna far deviare la curiosità di questo imbecille. La sua testimonianza potrebbe toglierci ogni speranza di salvezza! (Autorevolmente a Decio, che sta per svignarsela) Restate lì, voi! Tenete su quella portiera.
Decio
(fermandosi presso la porta in fondo, mantiene sollevata la portiera in un immobile atteggiamento furbesco.)
Claudia
(lentamente, si avvia per uscire.)
Maurizio
(a Claudia, per ingannare il servo) Addio, Ninì!
Claudia
(si volta con caricata civetteria inesperta.)
Maurizio
(le manda un bacio sulle dita.)
Claudia
Addio, Nunù! (Imitandolo graziosamente, gli ricambia il bacio.) E... tanti saluti....
Maurizio
A chi?
Claudia
A Olghina.
Maurizio
(con un soprassalto — impacciato) Ah!... Già!
Claudia
(esce.)
(Sipario.)
ATTO SECONDO.
Salotto d'una fine eleganza nobilesca in casa del Marchese di Montefranco. — Una porta in fondo. Una a sinistra. — A una parete, l'apparecchio del telefono. — È sera. Lumi accesi.