SCENA III.

NELLINA, GIGETTA e SOFIA.

La voce di Gigetta

Amore mio! Ti sento e non ti vedo....

Nellina

(a Sofia:) Eccola, eccola, finalmente, la mia Gigetta. Correte, Sofia. Fatela entrare qui.

Sofia

(esce dal fondo.)

(Entra Gigetta. — È vestita con una certa grazia, ma con uno sforzo di effetto e con una eleganza alquanto frusta che rivelano la decadenza. Il suo volto è emaciato. I suoi occhi hanno una stanchezza triste.)

Nellina

(andando a lei festosamente) Cominciavo a impensierirmi, sai. L'ultima volta che ci vedemmo, eri un po' sofferente... (Abbracciandola) Stai meglio, ora?

Gigetta

Si, abbastanza.... Me la cavo... (Sta per baciarla.)

Nellina

No, non baciarmi! Mi sono già truccata.

Gigetta

Alla tua età?! Fai male! Fai malissimo!

Nellina

(deviando) Be', visto che stai meglio, potevi venire un po' più presto.

Gigetta

Amore mio, nella tua lettera ci ho capito ben poco. Perchè questa cena?

Nellina

Ho invitati a cena quei tre signori che ti fecero visita nel mio palchetto, venerdì sera. Ricordi?

Gigetta

Dove li hai riveduti?

Nellina

Non li ho riveduti. Avevo le loro carte coi loro indirizzi.... Li ho invitati con due righe graziose. E poi, per non farli annoiare troppo, ho invitata anche te. Ti dispiace?

Gigetta

(mortificandosi e rattristandosi) No, ma....

Nellina

Sono tuoi conoscenti....

Gigetta

(abbassa gli occhi) Già.... Appunto!...

Nellina

D'altronde, da sola mi sarei trovata un po' in imbarazzo....

Gigetta

Io avevo immaginato, piuttosto, che tu volessi festeggiare la tua pace con Giacomo.... Ciò che mi disorientava era l'invito fatto a me, perchè so che egli non mi può sopportare. Ma mi son detto: forse lei ha perorata la mia causa, e, se è riuscita a guarirlo dell'antipatia che io suscito in lui, tanto meglio!

(Un silenzio.)

Nellina

(seria, rannuvolata, con un accento freddo) Giacomo non è tornato. (Siede.)

Gigetta

(facendosi più triste, siede accanto a lei e la interroga pavidamente, con una intensa lentezza nella voce:) E credi... che... non tornerà più?

Nellina

Io non credo nulla... (Con una latente malinconia) Mi lascio andare come un sughero che galleggia sull'acqua corrente d'un fiume....

Gigetta

Ma guarda: non è possibile che Giacomo non torni più. Quello è un uomo veramente eccezionale. Ti ama, Nellina! Ti ama sul serio.

Nellina

Si è stancato di amarmi, o se ne stancherà. Io stessa gliel'ho augurato.

Gigetta

Ma perchè? Ma perchè?

Nellina

Perchè... ho sempre sentito di non meritare quel suo amore sublime.

Gigetta

L'amore non si merita. È un bene che capita così... senza ragione, ed è perciò che bisogna tenerselo caro.

Nellina

Io non sapevo, non potevo ricambiarlo.... Sono guasta dentro!... Sono tanto guasta!

Gigetta

Tu ti calunni, Nellina! Ti compiaci di sembrare peggiore di quella che sei.

Nellina

Evvia, Gigetta! Pretenderesti d'illudermi proprio tu che hai voluto essere la mia confidente e che, oramai, non ignori di me se non la mia nascita, che io stessa ho dovuto ignorare? Tutte le vigliaccherie si unirono per farmi come sono!... Tutte quante, tutte quante, lo sai, e sarebbe bastata quella di mettermi al mondo come un mucchietto di fango affidato al vento!

Gigetta

(diventando pallidissima e smozzicando le parole) Sì... è vero.... Tutte le vigliaccherie contro di te.... E tu ne sei amareggiata, ne sei inasprita, ecco; ma la tua indole non è cattiva. Io sono certa di non ingannarmi. E se dalla tua indole ti lasciassi guidare adesso che sei ancora in tempo, non perderesti l'appoggio di Giacomo e non ti esporresti a nuove offese, a nuovi dolori.

Nellina

(accigliata, parlando in un tono cupo e fiero) Io non temo nè dolori, nè offese. Sono nata e cresciuta con una specie di febbre vendicativa, che mi fa coraggiosa. Non so dirti con precisione che cosa sia. Quando ero fanciulla, sognavo spesso di trovarmi in mezzo ad una folla di donne disgraziate, che gridavano vendetta! Era l'incubo della mia febbre. E tutti gli uomini che ho conosciuti finora, ad eccezione di Giacomo, me l'hanno aumentata. Sì, è vero, Giacomo è assolutamente un uomo eccezionale. Ma appunto per questo io preferisco che non ritorni. Anche senza avvedermene, farei pagare a lui i peccati degli altri, e sarebbe una ingiustizia.

Gigetta

E se, invece, la sua immensa bontà finisse col vincere la tua febbre vendicativa?

Nellina

La sua immensa bontà sarebbe per me, come è già stata, una camicia di forza. (Con un accento di efferatezza) Io voglio essere libera di cercare quelli che sono diversi da lui, e voglio vederli soffrire, e voglio tormentarli con le unghie che gli stessi loro vizii mi hanno aguzzate!

Gigetta

Ma l'origine della disgrazia tua, Nellina, fu la donna che ti mise al mondo. Non è forse questo che tu mi hai detto, in sostanza, poco fa? E dunque è lei che devi maledire!

Nellina

Sì, lei, lei, lei, cento volte lei; (assorgendo in piedi come per un impeto di bestemmia) ma non ci sarebbero delle madri mostruose, se non ci fossero degli uomini infami! (Poi, mutando) Del resto, la manìa che hai di convertirmi io non l'apprezzo, e non mi va. Sciupi in discussioni inutili l'amicizia che mi hai offerta.

Gigetta

In questa amicizia ho messo tutto il mio cuore.... Mi ti sono affezionata... come a una sorella: a una sorella... tanto più giovane e tanto più sventurata di me! È naturale che io abbia la manìa di convertirti. Ti vedo andare verso un precipizio che conosco.... Ne ho uno strazio indicibile... per il male che non so impedirti di compiere contro te stessa.... Se tu ti perdi, mi parrà... d'averne avuta io la responsabilità....

Nellina

Ma che perdere! Vuoi essermi realmente amica? Vuoi essermi realmente utile?

Gigetta

(con la voce spenta) Sì, Nellina.

Nellina

Insegnami, insegnami con la tua esperienza le arti della seduzione; fammi diventare abile, accorta, bella, affascinante, irresistibile.... E se tu ci riesci, perdio, vedrai quello che saprò fare!

Gigetta

(non si domina più e, terrea in volto, ansante, come per un principio di asfissia, piega il capo all'indietro, con gli occhi socchiusi.)

Nellina

(in uno scatto di allarme) Gigetta!... Gigetta mia!... Che ti senti?...

Gigetta

(fa un lieve gesto per rassicurarla.)

Nellina

Se mandassi per un medico.... Desideri che mandi?... Dimmelo con un cenno.... Non affaticarti a parlare. (Resta lì, ansiosa, guardandola.)

Gigetta

(fiocamente) Non chiamare medici.... So di che si tratta.

Nellina

(accarezzandole la fronte, pigliandole e baciandole le mani) Sei tutta fredda, tutta fredda!...

Gigetta

(respirando meglio) Da qualche tempo vado soggetta a questi abbattimenti.

Nellina

Ma, dunque, sei proprio malata?!

Gigetta

Un poco.

Nellina

E, intanto, tu non ti curi abbastanza!... No! No! Non ti curi abbastanza.

Gigetta

Non dovrei più fare la vita che faccio....

Nellina

Ma s'intende.

Gigetta

Si,... e poi?

Nellina

(continuando a carezzarla) E poi, sono qua io. Appena comincerò ad avere fortuna, provvederò io alla mia Gigetta.

Gigetta

(in un impeto di raccapriccio) Ah no! Questo mai!

Nellina

Non accetteresti un po' d'aiuto mio?!

Gigetta

Mai, mai, Nellina!

Nellina

(con profonda meraviglia) Perchè?!...

Gigetta

(ha dentro di sè un brivido d'orrore e si copre il viso con le mani.)

Nellina

Disdegneresti?... Eppure, io ricordo le parole tue: le parole che mi dicesti commossa, quando, all'impensata, venisti da me la prima volta. «Io ho seguìta una mia ispirazione — mi dicesti — . Noi non ci conosciamo che di vista, e, invece, io sento che dobbiamo allearci, sento che dobbiamo essere più che amiche, perchè mi pare che voi possiate avere bisogno di me, e che io possa avere tanto bisogno di voi». Te ne sei dimenticata di queste parole?

Gigetta

... Io intendevo... tutt'altro!

Nellina

... Ma le distinzioni che facevi tu, nel tuo cervello, io non le capii allora e non le capisco oggi. Allora mi bastò di capire che mi dicevi una cosa bella, e ti strinsi fra le mie braccia come se ti avessi sempre aspettata. Oggi mi basta di capire che, effettivamente, tu potrai avere bisogno di me, e mi addoloro assai del tuo rifiuto. (Si allontana rammaricata, imbronciata. — Siede.) (Un silenzio.) (Poi, la chiama in un tono fra di rimprovero e di esortazione:) Gigetta!

Gigetta

Nellina?

Nellina

Non hai nulla da aggiungere? Non parli più?

Gigetta

Io sono desolata dal pensiero di addolorarti, ma nulla ho da aggiungere. Solamente, ti prego... di non credere che io disdegnerei il tuo soccorso. Non lo accetterei, no, no, questo è certo; e, anzi, (con energia) mi nasconderei, ti fuggirei addirittura se stessi nella condizione di doverlo accettare, ma la ragione del mio rifiuto sarebbe molto diversa dal disdegno che immagini.

Nellina

E quale sarebbe?

Gigetta

«Quale sarebbe?».... Il giorno in cui profittassi della fortuna che, disgraziatamente, tu ti auguri, io discenderei l'ultimo gradino della vergogna!

Nellina

(levandosi con una sorpresa quasi comica) Accidenti, che frasi terribili!... Di dove le prendi?

Gigetta

No, no, non scherzare, Nellina! Non scherzare!

Nellina

Ma come diamine è fatta questa famosa scala della vergogna che ha un ultimo gradino di cui tutti si preoccupano? Io pagherei un occhio per saperlo!... Ed anche mi piacerebbe di sapere a quale punto della scala mi trovo io adesso. (Ridendo con ostentazione) Dove mi vedi tu, Gigetta? Di': dove mi vedi?

Gigetta

(prorompendo con una infrenabile angoscia) Fammi la grazia, fammi la grazia di non scherzare! Tu ti metti in mano uno staffile, e dài e dài e dài, senza sospettare le piaghe che apri! Io credo che, se tu ti accorgessi di quello che fai, ne avresti pena... e mi risparmieresti un poco.

Nellina

(fortemente impressionata, è presa da una contrizione confusa, da una confusa pietà, da un dolore indeterminato, in cui si smarrisce. — Dopo una pausa, cerca di esprimersi.) Che io non m'accorga di torturarti, è certo. Tu stessa non ne dubiti.... E giacchè nemmeno tu mi dici in qual modo io ti torturi, che rimedio c'è? Nessuno. Senza volerlo, senza avvedermene, io forse ti torturerò ancora... e, quando tu te ne lamenterai, non potrò che esserne mortificata, non potrò che chiederti perdono... come te lo chiedo in questo momento.

Gigetta

(correndo a lei e abbracciandola con uno slancio violento di protesta tenera e dolorosa) No, taci, taci, Nellina! Queste parole sulla tua bocca, no!

Nellina

Sei tanto migliore di me, tu! (Stringendola vivamente al petto) Ed hai un gran desiderio di baciarmi ora, lo sento. Baciami, baciami: non importa che va via la truccatura! Baciami quanto vuoi!

Gigetta

Nellina mia!... Nellina mia! (La bacia con effusione infinita.)

(Qualche istante di silenzio.)