SCENA V.
NELLINA e GIACOMO.
(Un silenzio.)
Nellina
(siede sul sofà, rannicchiandovisi in uno di quegli atteggiamenti di concentrazione selvaggia che aveva una volta.)
Giacomo
(siede lontano, tutto preso dalla emozione di iniziare il colloquio. Poi comincia:) Prima di tutto, è bene che tu sappia che ho potuto soddisfare molti dei miei debiti, vendendo la proprietà di Sant'Angelo, già donatami da mio padre. A lui non ho avuto il coraggio di rivolgermi. Volevo andare a offrirgli la mia assistenza per mantenere la promessa che da lui medesimo m'era stata richiesta il giorno in cui ci separammo; ma egli ha incaricato il suo segretario di avvertirmi che non mi avrebbe mai più ricevuto. (Dolorosamente) Così, il suo sogno di avermi vicino nelle sue ore più tristi... non sarà realizzato. Tu ci hai divisi per sempre! (Pausa.) Sappi, inoltre, che ho trovata una occupazione decorosa e abbastanza remunerativa.
Nellina
(con un rammarico unito a uno stupore quasi ingenuo) Per causa mia, sei costretto a metterti a lavorare?
Giacomo
Non faccio nessun sacrifizio utilizzando i miei studi e il mio ingegno.... Comprenderai che non mi sarei ripresentato a te senza essere in grado di assicurarti un po' di agiatezza. Indubbiamente, se tu non rinunziassi allo sperpero a cui ti sei abituata, non saprei come provvedere. Il problema sta nel mutare il tuo sistema di vita.
Nellina
Dovrei diventare... un'altra donna. E posso io farlo questo miracolo?...
Giacomo
Se tu mi amassi, non crederesti di dover compiere un miracolo per diventare... «un'altra donna». Ma la verità è che l'affetto immenso, del quale, malgrado tutto, ti ho voluta circondare, è rimasto dinanzi alla porta del tuo cuore come un mendicante inascoltato. Io non sono stato per te che l'uomo che tu hai preferito... per cominciare la tua carriera.
Nellina
Io ti ho amato... come meglio potevo. Tu non ne eri soddisfatto e questo, naturalmente, mi scoraggiava e mi rendeva ogni giorno più fredda. Io non m'intendo di amore. Ma, non so perchè, credo che se alla persona da cui si vuole essere amati si dice continuamente: «non mi ami, non mi ami, non mi ami», si debba per forza finire col perdere quel tanto d'amore che si era ottenuto.
Giacomo
... Io... dunque,... ho finito col perderlo? (Pausa.) Non senti più nulla per me?!... Più nulla?!...
Nellina
(senza rispondere, tormenta le dita, intrecciandole e torcendole.)
Giacomo
(dopo averla ancora interrogata con gli occhi e col pensiero, scrolla il capo. Poi, invano raffrena l'angoscia: già il pianto gli sale alla gola e, con desolazione rassegnata, abbandona il volto nelle mani per nascondere le lagrime.)
Nellina
(ne prova un senso di rincrescimento pietoso, un senso di dolore del quale non sa rendersi conto e che vorrebbe non provare. A poco a poco, gli si avvicina, e gli scuote lievemente una spalla.) No, Giacomo.... Non soffrire, tu.... Non è te che voglio veder soffrire.... Tu sei buono ed hai cercato di farmi tutto il bene che potevi... (Quasi con durezza) Soffro anch'io nel vederti così... I miei occhi non hanno lagrime come ne hanno i tuoi.... Non ho pianto mai.... Ma, guardandoti piangere, stasera.... mi pare che l'anima mi pianga.
Giacomo
(si rivolge a lei con dolce meraviglia e la contempla trasognato.) Perchè non ti dài tutta a questa gratitudine, a questa gentilezza, di cui, tuo malgrado, ti riveli capace? Se tu comprendessi che sollievo ne avresti tu stessa e che sollievo, che gioia ne verrebbe a me! Per ora, Nellina, io non ti chiederei di più. Nella calma che mi concederesti, correggerei qualche mio eccesso, limiterei le mie esigenze, e, senza mai costringerti, senza mai stancarti, ti terrei, ti terrei, conducendoti piano piano per una strada che adesso tu non intravedi neppure.
Nellina
Io sono fatta di spine. Ogni mano che cerca di tenermi, ne è lacerata a sangue! La sola prova che io ti possa dare della mia gratitudine è di allontanarti. Vattene, Giacomo! Fuggimi, disprezzami, scòrdati di me!
Giacomo
Ma che cos'è che t'impedisce perfino di consentire che io ritenti? Tu temi che ne riporterei altre ferite, e non pensi che se io gettassi via il mio affetto e i tanti ricordi che già mi legano a te e la speranza di... costruire la tua onestà, mi parrebbe di non vivere più! Tu non vuoi che io pianga, e, per non farmi piangere, mi consigli di strapparmi gli occhi. È assurdo, Nellina! È assurdo! Io sono tornato per riprenderti e non mi lascerò spaventare dal tuo pessimismo. Esso non è che una menzogna amara dietro cui si nasconde una creatura infelice. A prima giunta, sì, il tuo aspetto, la tua veste, il tuo volto insudiciato, tutte le tue parole, tutto l'insieme della tua persona, tutto questo piccolo laboratorio di incoscienti vanità disordinate, mi hanno messo i brividi; ma, riflettendoci, è diverso. Che c'era di enorme, che c'era d'imprevedibile in quello che ho trovato? Mi avevi creduto il tuo tiranno, mi avevi creduto il tuo carceriere; ed essendo rimasta sola, cominciavi a inebriarti spensieratamente della tua libertà. Un po' di reazione, un po' di frivolezza: non altro. E io mostrerei di amarti d'un amore mediocre e meschino se anche a mente tranquilla esagerassi l'importanza di questa frivolezza quasi infantile. M'intendi, Nellina? M'intendi bene? Ti convinci che non devi farmi fuggire?
Nellina
(ascoltandolo, si è accoccolata a terra, tra i piedi di lui, a guisa di una cagnetta intimidita che le immeritate carezze del padrone non riescano a rassicurare. Non vuole, non può sopportare che egli s'illuda e stranamente borbotta:) Tu... mi giudichi... con troppa indulgenza....
Giacomo
Perchè?
Nellina
(in un misto di acre schiettezza istintiva e di timidità tremebonda) Io... ti ho mentito.
Giacomo
Quando?
Nellina
Quando t'ho detto di essere stata a teatro.
Giacomo
Nellina
... Non mi sono mossa di casa.
Giacomo
E questo vestito?... Questa imbellettatura?
Nellina
(temendo sempre di più, ma sempre bieca e crudele verso sè medesima)... Aspetto delle persone....
Giacomo
A quest'ora?!
Nellina
Aspetto dei giovanotti a cena.
Giacomo
(impallidendo)... Li hai invitati?!
Nellina
Sì, li ho invitati.
Giacomo
Evidentemente, essi ti assediavano, ti importunavano, e tu....
Nellina
Non devo più mentirti! Sono io che li ho voluti.
Giacomo
(levandosi ed esplodendo d'ira e di disprezzo) Per sceglierti il mio successore, non è vero?... Dillo! Dillo!... Dillo!... Per venderti all'incanto?!...
Nellina
(come se temesse d'essere battuta, si allontana rapidamente.)
Giacomo
(afferrandosi il capo con ambo le mani, grida:) Avevi ragione tu, pocanzi! Avevi ragione tu!... È la fine, dunque! È la fine! Dopo di aver seviziato barbaramente mio padre per cedere alla tua voce che impetrava soccorso, dopo di aver frantumata la mia esistenza per offrirtela, tutta quanta, come pane quotidiano, eccomi a vederti sparire a poco a poco nella depravazione ed eccomi annientato nel vuoto che mi si fa intorno! (Andando a lei impetuosamente) Avevi ragione tu, ed ebbi ragione anch'io quando ti dissi che non avrei potuto lottare con la tua indole, attirata irresistibilmente da ogni cosa più abietta. Ero preveggente, quel giorno, e ti scongiurai di non raggiungermi; ma tu, nella tua istintiva ferocia, chiedevi già una vittima, e t'impadronisti di me. Mi hai rovinata la vita, Nellina! Me l'hai distrutta! (Si abbandona sul sofà, tra le vesti in disordine.)
(Un silenzio.)
Nellina
(presso di lui, con umiltà) A te sembrerà, per ora, lo so, come hai detto,... di non vivere più;... ma... i soli morti che certamente non risorgono sono i morti che stanno sottoterra. Quando davvero io sarò tutta sparita per te,... tu tornerai a vivere, con la tua bontà nel cuore. Questa bontà, che è soltanto tua, ti servirà per amare un'altra donna.... La sceglierai fra quelle nate oneste, fra quelle che non somigliano a me. Ce ne sono tante!... Io le vedo da lontano.... È meno difficile proteggerle, ed è bene che siano protette, perchè io credo... che, senza una protezione,... si possano perdere anch'esse!
(Giunge, a un tratto, come dianzi, il suono del pianoforte: sono le stesse poche note gaie, suonate con una più irruenta vivacità.)
Giacomo
(trasalisce.)
Nellina
(con una immediata scossa di paura e di smarrimento) Eccoli!
Giacomo
(si drizza col volto bianco e terribile.)
Nellina
(allacciandosi a lui, impaurita, ansiosa, urgente) Li scaccio, Giacomo! Li scaccio!
Giacomo
(con ribrezzo, cercando di svincolarsi) Scòstati! Non mi toccare!
Nellina
(aggrappandoglisi addosso più fortemente) Li scaccio sùbito, ti dico!
Giacomo
(respingendola con forza in un scroscio di sdegno violento) Sarebbe inutile, perchè non saprei più perdonarti! E poi... ti conosco, oramai. Se oggi tu li scacciassi, te ne pentiresti domani, e imprecheresti contro di me. Colui che hai pensatamente scacciato da questa casa sono io;... e sono io che debbo affrettarmi a sgombrare per lasciar posto a quelli che tu confessi di aver chiamati. Fra pochi minuti, essi avranno il diritto d'invaderla tutta! Potranno patteggiare con te, sdraiàti qui, qui, fra questi abiti, fra questi merletti, con i quali io mi lusingai di conquistarti!... Potranno essere i tuoi amanti fra le stesse mura intime che posseggono il segreto dei momenti in cui ti credetti mia! (Poi, come assalito da una grande vergogna, abbassando la voce:) Fammi uscire, fammi uscire di nascosto.... Io non voglio che essi mi vedano...
Nellina
(umiliata, avvilita, perduta nell'orrore di sè stessa, col respiro mozzo) Sono in salotto.... Non ti vedranno....
Giacomo
Tuttavia... se qualcuno dei tuoi domestici ha detto che io sono qui....
Nellina
Non è possibile che l'abbiano detto.... Si sono guardàti anche dall'annunziarli in tua presenza.... I miei domestici... sanno aiutarmi... a diventare una miserabile!...
Giacomo
(col cervello annebbiato, il petto rotto dallo spasimo, si dibatte e si convelle per avere l'energia di uscire. Ma, troncando l'indugio, risolutamente si avvia.)
Nellina
(cade in ginocchio, si aggrappa ancora a lui e supplica, gridando:) Giacomo?! Giacomo?!
Giacomo
Zitta, per carità!... Non far sentire il mio nome. (Si trascina fino alla porta. L'apre un poco, con circospezione. Sporge la testa per spiare. Indi, come un ladro pauroso, cautamente esce, e richiude.)
Nellina
(abbattendosi a terra, fiaccata, disperata a guisa di una naufraga, con la gola stretta dall'affanno, come se invocasse soccorso, chiama:) Gigetta!... Gigetta!... Gigetta!...