SCENA VI.
GIACOMO e CESARE.
Cesare
(ritornando)... Non era qui, Nellina?
Giacomo
L'ho pregata io di lasciarci soli.
Cesare
(affettuoso) Ma, insomma, Giacomo, m'impensierisci con quest'aria di mistero.
Giacomo
Babbo... io ti avevo annunziato che, uno di questi giorni, sarei partito. Parto oggi.
Cesare
E non c'è altro?... Meno male! (Siede.) Niente di grave. Tu hai la nostalgia dei viaggi, e non ho il diritto di rimproverartela. Ne sono un po' responsabile io stesso. Appena sei uscito di collegio, ti ho fatto viaggiare, affidandoti alla tua precoce saggezza e ai tuoi bei sogni d'idealista.... Tu te ne sei dilettato, ed è naturale che, dopo sette mesi di casa paterna, abbi il desiderio di guardare un po', nuovamente, il mondo a volo di uccello....
Giacomo
Ma io volevo dirti pure... che, al mio ritorno, non verrò ad abitare con te.
Cesare
(scosso) Quando hai preso questa decisione?
Giacomo
L'ho maturata a poco a poco.
Cesare
Non me ne hai mai parlato.
Giacomo
... Speravo di poterne fare a meno.
Cesare
E, invece, a poco a poco, t'è parso indispensabile di assicurarti una completa indipendenza?
Giacomo
M'è parso indispensabile di assicurarla a te, babbo. Tu hai le tue abitudini.... Sei vedovo dal giorno in cui io nacqui e, in tutto il tempo trascorso da allora, evidentemente, non c'è stato nulla che ti abbia indotto a rinunziare ai vantaggi... di una libertà sconfinata. Cerchi nella vita passeggera... le soddisfazioni,... i godimenti... più immediati; e l'avere in tuo figlio uno spettatore assiduo, per quanto involontario, ti obbliga a restrizioni incomode e ti impone un freno che non puoi sopportare. Quando ognuno di noi due avrà la sua casa, io non sarò più turbato dal pensiero di essere il tuo incubo.
(Un silenzio.)
Cesare
(imbarazzato, triste, quasi umile) L'ammonimento che tu mi fai è meritato....
Giacomo
(interrompendo) No, babbo, non ho inteso di farti un ammonimento....
Cesare
Lasciami dire. Non sono addirittura imbecillito e ho poi sempre dentro di me qualche cosa che basta a farmi vedere tutto quanto vi è di biasimevole nella mia esistenza. Lo vedo, sì, lo vedo e lo dissimulo talvolta a me stesso. Mi creo dei pretesti, ricorro a cento cavilli per giustificarmi innanzi agli occhi miei, per convincermi di non avere nessuna colpa; ma la visione esatta della realtà, all'improvviso, mi si avvinghia al cervello e non riesco a cacciarla via se non chiedendo all'alcool l'inconsapevolezza dell'abbrutimento. (Breve pausa.) Tu ti allontani per non essere più il mio spettatore. Non oserei oppormi alla tua volontà... anche perchè so, purtroppo,... che non potrei mutare. Ma non credere che io non abbia per te l'affezione profonda che ogni padre non snaturato ha per un figlio impeccabile. Ti ho tenuto lontano per una specie di pudore, e ora ti consento di separarti da me per il rispetto che ti debbo. Nondimeno, Giacomo, io non voglio perderti. Ben presto sarò un uomo orribilmente logoro.... E Dio sa quali supplizi d'animo e di corpo sono serbati ai miei ultimi anni. Allora, io avrò tanto bisogno della tua assistenza, avrò tanto bisogno della tua purezza!... Promettimi... che mi starai vicino.
Giacomo
(con le lagrime agli occhi) Non dubitare, babbo. Ti starò vicino.
Cesare
(molto commosso, tace per qualche istante. Poi, chiede:) A che ora parti?
Giacomo
Parto sùbito. Ho già fatto uscire il mio bagaglio per le scale di servizio.
Cesare
Giacomo
No.... Avevo stabilito di andare via senza mettere a soqquadro la casa, e desideravo di non salutare che te.
(Pausa.)
Cesare
(scrolla il capo con tristezza) Sta bene. Tutto come tu vuoi.
Giacomo
A rivederci, babbo!
Cesare
(gli prende le mani e glie le tiene.)
Giacomo
(lo bacia in fronte.)
Cesare
Ti ringrazio... (Si leva anche lui, tenendogli tuttora le mani, lo trae a sè, lo abbraccia vivamente, e, alla sua volta, posa le labbra sulla fronte di Giacomo.)
Giacomo
(per non prolungare la commozione, si libera con dolcezza, e, risolutamente, esce.)