SCENA VII.
CESARE e NELLINA.
Cesare
(torna a sedere, abbattuto, triste, preoccupato.)
Nellina
(entra dalla sinistra. Si è messo un cappelluccio di feltro e ha infilato una giacchettina. Sperava forse di attraversare la stanza senza essere scorta, ma, nel vedere Cesare, non si paralizza.)
Cesare
(all'apparire di lei, scatta in piedi) Che è questo?
Nellina
(fa per proseguire) Esco.
Cesare
(mettendosi davanti a lei e impedendole il passo) E credi che io ti permetta di uscir sola?
Nellina
(indietreggiando come se temesse di essere toccata) Non vi riconosco per mio padrone! Lasciatemi uscire.
Cesare
(parlandole sul viso) Ma dove conteresti di andare? Dove? Dove?
Nellina
Lasciatemi uscire!
Cesare
(trasalendo con orrore) È Giacomo che ti porta via?!
Nellina
Egli non sa nulla! Sono io che corro a cercarlo.
Cesare
(ruggendo di gelosia e di ribrezzo) Corri ad aggrapparti a mio figlio?!
Nellina
(con gli occhi schizzanti rabbia felina) Sì, sì, a vostro figlio, e, se lui non vorrà saperne di me, mi metterò ad aspettare la fortuna in mezzo alla strada.
Cesare
(in una spaventevole concitazione frenetica) Io ho il diritto d'impedirtelo!
Nellina
Per abusare della mia schiavitù.... Per farmi cosa vostra.... Mai! Mai! Mai! Provatevi a chiudermi in casa, legatemi mani e piedi, gridando che siete il mio benefattore.... Finchè non mi avrete strappata la lingua, io griderò, più forte di voi, che mi avete nudrita, per potervi saziare di me....
Cesare
(quasi fosse investito da un ossesso) È la verità! Non la voglio ascoltare!
Nellina
(urlando con un accento diabolico) Ma di veleno mi avete nudrita! Prendetemi ora, se ve ne sentite il coraggio!
Cesare
(con gli occhi orribilmente aperti, che non riesce a distogliere da lei, cade, di peso, sopra una sedia. Poi, senza fiato, come inebetito, guardandola ancora e, accompagnando la parola con un lieve gesto, balbetta:) Va!... Va!...
Nellina
(rinchiudendosi in sè stessa, e serrandosi, come dianzi, le braccia incrociate sul petto, fino ad afferrarsi le spalle con le mani, si precipita verso la porta a destra, e sparisce.)
(Sipario.)
ATTO SECONDO.
Una stanza tutta vivacità e colori. Lo stile nuovo si spampana in tutte le sue curve e i suoi frastagli floreali. Abbondano le piante dal fogliame decorativo. Abbondano gli specchi. Verso destra, oltre quello della piccola toeletta civettuola, ce n'è qualcuno al muro e c'è una grande specchiera, discosta dal muro, la quale riflette l'intera persona. Un largo ed alto paravento, adorno di figurine botticelliane, si stende in semicerchio per nascondere, nell'angolo sinistro della stanza, oggetti più intimi. Dallo stesso lato, più avanti, c'è un sofà carico di piccoli cuscini morbidi dalle tenere tinte varie. Presso una parete, un mobile di legno laccato a molti cassetti. Le poltrone, le poltroncine, le sedie, gli sgabelletti sono così in disordine che pare siano serviti al giuoco di bambini impertinenti. E il disordine è ovunque. Si vedono, qua e là sparsi, dei nastri, dei merletti, delle calze. Qualche cassetto del mobile laccato è tirato fuori. Sulla toeletta, sono, in iscompiglio, le fiale, le boccettine, i ninnoli, le spazzole, i pettini, gli scatolini dei cosmetici, i lapis, i piumini. Due porte laterali. Una in fondo. È sera. Molte lampadine elettriche sfavillano e si moltiplicano negli specchi.