SCENA PRIMA.

Clotilde

(dalla destra — in toletta da campagna. Senza cappello. Nelle mani, un ombrellino e un fascio di lettere e di giornali. Entrando, rivolge la parola a voce alta, al domestico che è nella stanza attigua.) Avete inteso, Giovanni?... La posta, alla signorina Nanetta, gliela vado a consegnare io. Voi non dimenticate di dire a mio figlio che mi raggiunga giù, alla Cascina. Spiegategli bene che aspetterò lì il signor Corrado per dargli il buon viaggio. (Avviandosi verso il parco) Dio, quanto sole!... Si brucia. (Apre l'ombrellino, ed esce.)

(Dopo qualche momento, entra Enrico, dalla porta di sinistra.)

Enrico

(guarda intorno. Vede che non c'è nessuno e si ferma. È turbatissimo, cupo. Riflette. Riordina le idee. Tocca il bottone del campanello. Siede, aspettando.)

Il domestico

(comparisce.)

Enrico

(immediatamente) Cercate di sapere a che ora parte il signor Liberti.

Il domestico

Il signor Liberti, signorino, parte alle undici e venticinque.

Enrico

Di sicuro?

Il domestico

L'ho saputo da lui stesso. La signora mamma mi ha mandato a domandargli l'ora precisa della partenza.

Enrico

E non verrà qui, prima di partire?

Il domestico

Pare che non ci verrà....

Enrico

Anche questo avete saputo da lui?

Il domestico

No, signorino; ma è certo che la signora mamma andrà ad aspettarlo alla Cascina per dargli il buon viaggio. E, appunto, mi ha incaricato di dire a lei di raggiungerla.

Enrico

(resta contrariato, pensoso.)

Il domestico

Comanda altro?

Enrico

No.

Il domestico

(via.)

Enrico

(tra sè) E come farò?... Io voglio parlare da solo a solo con lui! Lo voglio! (Si alza, risoluto.)