SCENA QUINTA.
Nanetta
(esausta) Finalmente! (Resta seduta, con la schiena curva, la testa pesante, il mento sul petto. Poi si alza, lenta, pigra, incerta, quasi inconsapevole. — Chiude a chiave l'uscio della veranda, chiude i battenti del finestrone, si avvicina alla toletta, ne accende una lampadina, siede e fissa la sua immagine nello specchio, con melanconica curiosità. Si toglie qualche gioiello, qualche nastro. Con l'asciugamano, che trova sulla toletta, si strofina il volto, togliendone la cipria.)
(Si batte, pianissimo, all'uscio.)
Nanetta
(sussultando forte) Chi è?! (Pausa.) Nessuno... (Si batte di nuovo.) Ma chi è?! (Ella s'accosta alquanto per origliare, e leva un po' la voce:) Se non so chi è, non apro. (Si batte la terza volta. Una vampata le sale alla testa. Ella mormora, tra sè:) Corrado, forse?!... Corrado?!... (Riflette.) Sì! Certamente!... (Le pulsazioni del cuore le rompono il petto. In preda allo sbigottimento, ancora tra sè, mormora:) Dio mio!... Perchè? Perchè?... (Non osa aprire, nè ci rinunzia. E, affinchè le sia consentito di aprire, simula:) Sei tu, zia?... sei quel monello di Enrico... con la pretesa di spaventarmi? (Fingendo di scherzare) Non ci credo, sai, agli spiritelli notturni. Chi picchia di notte alla porta di una donna è sempre un uomo. E se quest'uomo è un cuginetto con quattro peli sul viso, la donna apre la porta e lo riceve con un cordiale scapaccione. (Tutta la sua persona è come sgretolata dalla perplessità. Ella non resiste più. Cede al suo impulso, pur continuando a simulare, e gira la chiave nella serratura, dicendo:) Tu taci?... Vuol dire proprio che ci tieni allo scapaccione, e io... te lo darò! Ed energico, anche. (Apre.)
Corrado
(è lì, sulla soglia.)
Nanetta
Voi! (Presa da un panico repentino, sta per richiudere prima che egli si accinga a entrare.)
Corrado
(opponendosi senza violenza) Vi pentite troppo presto d'avere aperto. (Ha le guance bianche, la fronte accesa, la voce breve, lo sguardo sfuggente e qualche cosa di ambiguo in tutti i suoi movimenti sobrii.)
Nanetta
Non potevo immaginare... di trovar voi... dietro l'uscio della mia camera.
Corrado
Se non avessi vista spalancata la vostra finestra fino a un momento fa, non avrei osato di...
Nanetta
(stentando ad articolar le parole, sorreggendosi alla spalliera d'una sedia come se temesse di cadere) Almeno, per debito di gentiluomo, avreste dovuto rispondere quando io ho interrogato.
Corrado
Ritenevo, ve lo confesso,... ritenevo che avreste compreso che ero io, e, intanto, pensavo che, se ve lo avessi detto, voi, per convenienza verso voi stessa, vi sareste creduta in obbligo di non aprire.
Nanetta
(con un aspro dibattito interiore) ... Come adesso dovrei credermi in obbligo di scacciarvi?
Corrado
Scacciare qualcuno è più grave di non riceverlo.
Nanetta
Sapete perchè non vi scaccio?... (Cercando di mostrarsi sicura) Per non farvi supporre che io abbia paura di voi. (Si allontana dalla porta.)
Corrado
(avanzando un poco) Questo, non lo avrei supposto mai. Avrei supposto, bensì, d'essere meritevole di una severa punizione. Non mi dissimulo che quel che ho fatto è di una singolare scorrettezza.
(Una pausa.)
Nanetta
(con un falso risolino) E, così, prima di partire, voi, pour la bonne bouche, venite a sedurmi?... Un'ottima idea!
Corrado
Vengo soltanto a salutarvi, Nanetta. Vengo soltanto a prendere congedo.
Nanetta
E per salutarmi v'è parso opportuno di... penetrare nelle mie camere, di nascosto, in un'ora misteriosa? Non mi avreste potuto salutare domattina, ufficialmente?
Corrado
Con la solita maschera sul viso? No, Nanetta. Non ho voluto.
Nanetta
(ancora un risolino) Sicchè, stanotte, siete... smascherato? Ne ho piacere.
Corrado
Potrete vedere, una per una, tutte le mie rughe.
Nanetta
Oh, le vostre rughe io le ho vedute, una per una, da un pezzo!
Corrado
No.
Nanetta
V'illudete d'avermele celate?
Corrado
Vi ho celate, per lo meno, quelle del mio animo, che sono come i solchi che scavano le ruote dei carri troppo pesanti percorrendo ogni giorno la medesima strada.
Nanetta
Ho veduto senza dubbio la più profonda: il vostro cinismo.
Corrado
Il mio cinismo? Se fossi un cinico, sarei ancora un giovane, perchè il cinismo è una fioritura della giovinezza. Io ne serbo un po' di spolvero, sì, per la platea, ma in me, disgraziatamente, non lo ritrovo più. Una volta, difatti, non conoscevo la tristezza degli addii, mentre ora...
Nanetta
Ora, che cosa?!
Corrado
(concentrandosi come se frugasse nel suo cuore) Provo una pena immensa, immensa, separandomi da voi.
Nanetta
(in un tono forzatamente spigliato) Parola d'onore, siete straordinario! Tutta questa tragedia, perchè? Perchè ve ne andate. Invece di dirmi allegramente: «cara Nanetta, vi saluto e a rivederci», mi parlate cupo e solenne come se vi recaste a chiudervi in una prigione.
Corrado
Non mi reco a chiudermi in una prigione, ma sono certo che non vi vedrò mai più.
Nanetta
Perbacco! Mai più!? (Continuando a ostentare una certa spigliatezza) E chi vi ci costringe?
Corrado
La mia volontà, Nanetta. Me ne vado per questo. Me ne vado per mutare cammino e per prendere una via diversa dalla vostra. Ho fermamente deciso che, in avvenire, dove sarete voi, non sarò io.
Nanetta
E questa decisione è stata necessaria?
Corrado
Indispensabile.
Nanetta
(col sorriso malinconico di chi non cede a una lusinga) Via, Corrado! Che cosa vorreste farmi credere?
Corrado
Non c'è nulla che vorrei far credere a voi, e io stesso non credo nulla. Io stesso non ho un'idea chiara, non ho un'idea precisa intorno alla decisione presa irrevocabilmente. Io stesso non so con esattezza perchè vi fuggo, perchè vi voglio fuggire. Quel che io so è che voi, forse per un inganno dei vostri occhi, per una sovrapposizione della vostra fantasia, vi sentite spinta verso di me; quel che io so è che questo fatto, così strano nella sua innegabile evidenza, suscita nelle mie fibre logore un tumulto di vita, e mi tenta, mi afferra, mi acceca come non mi è accaduto mai; quello che so è che io, fuggendovi, soffocherò inesorabilmente questo tumulto, e mi parrà di morire.
Nanetta
(commossa, sedendo, piegando il capo indietro) Ho inteso. Voi non sapete perchè mi fuggite?... Ve lo dico io! Mi fuggite per pietà. Quantunque un po'... pregiudicata... e non più giovane, sono pur sempre una povera diavola di fanciulla, e voi mi volete risparmiare, mi volete allontanare dal precipizio a cui mi sono volontariamente avvicinata. Ve ne ringrazio. E badate che non c'è ombra d'ironia nel mio ringraziamento. Potrei non esservi grata soltanto se avessi la convinzione che mi sarei salvata da me, soltanto se la mia coscienza gridasse che mi sarei ben difesa contro di voi, e che vi avrei fieramente respinto. Ma, purtroppo, questa notte, la mia coscienza si nasconde, e tace! (Con un accento di prostrante confessione) La verità è che pocanzi, dopo aver voluto aprire quella porta, ho tremato... ho tremato... come una donna che dubiti di sapersi difendere. (Avvilita, accasciata, china la fronte.)
Corrado
(confusamente turbato, le siede vicinissimo e le parla sommesso e rapido) Ho tremato anch'io, Nanetta, oltrepassando la soglia della vostra camera, perchè... mentre voi non eravate sicura di sapervi difendere, io era assalito dal dubbio di non sapermi costringere alla riservatezza di cui pur sentivo il dovere.
Nanetta
(smarrendosi) Che dite mai?!
Corrado
All'improvviso, ho diffidato di me. Mi è parso che il proposito di avere con voi un colloquio amichevole e sincero fosse un pretesto per nascondere a me stesso un inconfessabile proposito molto diverso...
Nanetta
(torna a tremare, sorvegliandosi e sorvegliandolo) Corrado!...
Corrado
Mi è parso che il trovarmi solo vicino a voi, solo in questo cantuccio segreto, in quest'ora segreta, potesse rendermi incapace d'ogni considerazione morale.
Nanetta
Corrado!...
Corrado
(tutto vibrante nella persona e nella voce) E ho temuto, sì, ho temuto appunto che il vostro stato d'animo, da voi dissimulato, potesse darmi le vertigini, potesse farmi diventare un miserabile!...
Nanetta
(balza in piedi e si scosta con un piccolo grido) Corrado!...
Corrado
(si padroneggia per restare seduto) Ma è superfluo il vostro grido, adesso! Il pericolo è passato... Lo vedete... È passato.
(Un lungo silenzio.)
Nanetta
(calmandosi, ansima come stanca d'una fatica compiuta.)
Corrado
(quando si sente ben padrone di sè, si leva pacato e va a lei) Separiamoci, dunque, Nanetta. Stringiamoci la mano e separiamoci coraggiosamente. (Le porge la mano con risolutezza. — Aspetta un poco.) Non volete che ci stringiamo la mano?
Nanetta
Sì... (Gli porge la sua con una nuova perplessità.)
Corrado
(gliela stringe e, senza rendersene conto, gliela trattiene.)
Nanetta
(timidissimamente) Vorrei farvi una domanda...
Corrado
Fatela.
Nanetta
... Una domanda che, certo, non vi farei se non fossi persuasa che ci separiamo per sempre....
Corrado
Fatela.
Nanetta
Mi risponderete lealmente?
Corrado
Sono qui per essere leale. Dite, Nanetta. (Continua a trattenerle la mano.)
Nanetta
(la ritira con uno sforzo di volontà) ... Pensate anche voi che io sia una di quelle fanciulle che non si sposano o che, per lo meno, sarebbe ridicolo sposare?
Corrado
(meravigliato, schietto) Ma di che parlate, voi?!... Io non penso, ve lo giuro, nulla di simile. Come avete potuto sospettarlo?
Nanetta
Non so.... L'ho sospettato.
Corrado
(vivamente) L'avete sospettato perchè, in sostanza, non sono ancora riuscito a farmi conoscere da voi. Cercate la ragione per la quale io non ho avuto l'idea di sposarvi piuttosto che fuggirvi e vi sembra di trovare questa ragione in un vieto formalismo? Orbene, credetemi e non lo dimenticate: quel poco che c'è in me di buono mi ha fatto sempre valutare esattamente la sciocca malvagità da cui può essere calunniata una donna come voi, e quel molto che c'è in me di orribile non mi ha consentito mai di concepire la possibilità d'un legame coniugale. Queste spiegazioni devono, se non altro, assicurarvi che è completamente estranea alla mia condotta ogni meschinità offensiva per voi. Io non vi sposo, Nanetta, perchè l'amore, negli uomini della mia specie, non è l'amore che crea la famiglia, la casa, la pace, il culto dei doveri scambievoli, ma è l'amore che divora tutto ciò, divorando anche sè medesimo; è l'amore che vive della sua febbre distruggitrice, e della sua febbre muore, insieme con le cose distrutte!
Nanetta
(con sofferente audacia) Corrado, ascoltatemi! Io mi strappo di dosso, in questo momento, gli ultimi avanzi della mia dignità. Li getto via! Li getto via!... Me ne libero, sì, perchè in certe circostanze estreme la dignità è soffocante come una corda al collo! E qualunque debba essere l'impressione che le mie parole desteranno in voi, io l'affronto per la speranza che ho di fare un poco di bene a voi e a me. (Il cuore le sale alla gola, ma, con un supremo sforzo, ella continua:) Permettetemi, Corrado, ve ne prego, ve ne supplico, permettetemi di diventare la compagna della vostra vita. Se è una viltà quella che ora commetto, non è vile il presentimento che mi spinge a commetterla. Il mio presentimento è che riuscirei a farvi amare in me la compagna, la moglie, l'amica: che riuscirei a farvi trovare nella casa, nella famiglia, nella pace, nei buoni doveri scambievoli, qualche cosa che davvero rinnoverebbe la vostra coscienza. Voi, lo so, lo vedo, siete ben lontano dal crederlo; ma lasciate che io tenti, lasciate che io tenti!... Lasciate che la tormentosa rettitudine che tutti e due ci imponiamo questa notte sia almeno, per tutti e due, il principio d'un tentativo di felicità!
Corrado
(stringendosi la testa fra le mani) È troppo tardi. Non muta un uomo alla mia età. E se per quest'uomo la preoccupazione della vecchiezza che si avvicina è come una malattia ogni giorno più dolorosa, ogni giorno più iniqua, la povera donna, che voglia rinnovargli l'esistenza, non sarà per lui che un'infermiera inutile. (Si abbandona sul sofà, abbattuto dal suo convincimento.)
Nanetta
(fervida ed ansante, accanto a lui, piegata su lui) Ma il suo compito dovrebb'essere precisamente quello di sottrarlo a una così tenace preoccupazione!
Corrado
(in un impeto d'angoscia che par quasi un impeto di rabbia) E in qual modo? Ditemelo voi. In qual modo?
Nanetta
Se gli sapesse infondere la fiducia di essere amato, di essere adorato....
Corrado
Non basta questo a dar l'illusione di non invecchiare.
Nanetta
E la prova evidente, la prova incondizionata della costanza, della fedeltà, della tenerezza?...
Corrado
Non basta! Non basta! Non è possibile che basti! La nostra età è in noi, è dentro di noi, è in ciò che noi sentiamo, non in ciò che ci convinciamo di far sentire per noi. E la costanza, la fedeltà, la tenerezza della donna per la quale, ben presto, in una realtà irreparabile, non potremo più avere nè un palpito, nè un desiderio, nè un istante d'abbandono, nè un istante di turbamento, sono destinate a diventare il controllo maligno della nostra decadenza, l'incubo delle nostre lunghe ore di vuoto. Ah, Nanetta! Io ho dinanzi agli occhi il quadro esatto dell'avvenire verso cui vorreste trascinarmi, e ne vedo tutta la desolazione! Tutta quanta la vedo! Voi sareste un angelo forse con me, voi sareste sublime, voi sareste un'eroina, e io, assorto nella mia infelicità, e intollerante della mia catena, sarei un ingrato, sarei un egoista, sarei un infame, e finirei con l'odiarvi, come si odia il più implacabile dei nemici!
Nanetta
(allividita, fiaccata, col terrore negli occhi) Avete ragione di fuggire.... Fuggite, fuggite.... Dimenticate le mie povere parole.... Dimenticate la mia viltà!...
(Pausa.)
Corrado
(si leva.)
Nanetta
(si leva anche lei.)
Corrado
(parlandole piano, ha nella voce una delicatezza squisita che si diffonde suggestivamente nella intensa mestizia) Invece, no. Non dimenticherò. Non voglio, non posso dimenticare, perchè quella che voi chiamate la vostra viltà segna l'ultima e la più dolce pagina d'amore della mia vita: la sola da cui saprò d'avere amato profondamente e onestamente. Questa notte, io sono per l'ultima volta un innamorato, ed è la prima volta che lo sono come... un uomo onesto.
Nanetta
(senza fiato, evitando di guardarlo) Fuggite, Corrado....
Corrado
(penosamente, esita, indugia. — Poi, a un tratto, le si fa molto dappresso.)
Nanetta
(ha una scossa e si erge diritta, con un tremito di tutta la persona.)
Corrado
(lentamente, le mormora all'orecchio:) Non come se fossi scacciato, n'è vero? (Standole quasi alle spalle e tenendogliele appena, la tira a sè, e se l'accosta al petto.)
Nanetta
(inerte, umile, implorante) Avete avuta una grande pietà di me: abbiatela ancora!
Corrado
(ha un moto di paura e si distacca subito) Perdonatemi....
Nanetta
(con uno schianto immediato, si volta e gli afferra le braccia per trattenerlo) Corrado!...
Corrado
Nanetta!...
(Restano così, spasimando. Egli ha nei suoi caldi sguardi velati una mite interrogazione, un anelito d'ebbrezza contenuta. Ella ha negli sguardi umidi e languidi un'infinita dolcezza e in tutto il corpo il tormento della costrizione.)
Nanetta
(dopo un lungo silenzio, con le mani strette alle braccia di lui, quasi inconscia, protende un poco il collo come per offrirgli la bocca socchiusa; ma in un soprassalto gli lascia le braccia, si ritrae, indietreggia) No no no no no.... Fuggite fuggite fuggite....
Corrado
Sì. (E fugge dal fondo.)
Nanetta
(ricade sul sofà come una morta.)
SIPARIO.
ATTO TERZO.
Il medesimo salotto del primo atto. È una calda mattinata, tutta sole.